TRUFFE & AEREI, TORNA LA PAURA DI VOLARE
Mi piacerebbe sapere su quali aerei viaggiavano, visto che per il
momento sono trattenuti in vincoli, i titolari della ditta di riciclo
Panaviation. Mi piacerebbe saperlo, perché da ora in poi sceglierei i
medesimi velivoli, che certamente non appartengono a compagnie che
usano come pezzi di ricambio quelli forniti dalla società sarda.
Perché essere disonesti non significa anche essere scemi.
Questa del riciclo di parti d'Airbus obsolete, destinate a essere
installate su velivoli in piena attività, è l'ultima coltellata al
cuore al viaggio aereo. Che a dire il vero aveva già i suoi problemi,
fra dirottatori e incidenti inspiegabili , che forse ora cominciano ad
averla, una spiegazione: la solita truffa ai danni dei soliti
fiduciosi illusi come me, che volano da sempre e da sempre, nonostante
tutto, hanno fiducia nelle società che li portano a spasso per i
cieli.
Nonostante tutto, perché devo dire, in tanti anni ho accumulato
esperienze che avrebbero dovuto farmi pensare. Piloti alcolisti
incalliti, riparazioni sommarie agli strumenti di bordo, atterraggi e
decolli eccessivamente disinvolti. E una volta, a Bombay, il tentativo
di riparare un'ala con i vassoietti d'alluminio della colazione. Tutte
cose che mi avrebbero dovuto instillare il dubbio. E invece no: volare
è diventato così naturale e necessario, che si passava sopra alle
magagne: sedili scomodi, cibo immangiabile, gentilezza sempre più
scarsa, difese antiterroristiche inesistenti dopo le isterie
momentanee di un dopo dirottamento, e ora anche i farabutti che fanno
miliardi vendendo pezzi da demolizione come ricambi nuovi. A
dimostrazione che si finisce in mare o ci si schianta su un quartiere
popoloso non per fatalità, ma per un sistema di sabotaggio economico
che se fosse venuto in mente a Bin Laden lo avrebbe subito messo in
pratica.
E allora torna prepotente la paura di volare. E il nostro sistema di
vita dai tempi sempre più accorciati, come se la caverà? Prima di
tutto mettendo in galera gli ingordi attentatori della vita altrui
poi, come dice un mio amico fanatico viaggiatore dell'andar lento,
tornando ai transatlantici di una volta.
Belli, comodi, lussuosi, corpulenti, flemmatici e sicuri. Mi direte: e
il Titanic? Quello fu un iceberg, un prodotto di mamma natura, a
fermarlo, non un farabutto mercante di pezzi di ricambio da rottamare
venduti a peso d'oro.