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TRUFFE & AEREI, TORNA LA PAURA DI VOLARE
di Umberto Cecchi

TRUFFE & AEREI, TORNA LA PAURA DI VOLARE
Mi piacerebbe sapere su quali aerei viaggiavano, visto che per il momento sono trattenuti in vincoli, i titolari della ditta di riciclo Panaviation. Mi piacerebbe saperlo, perché da ora in poi sceglierei i medesimi velivoli, che certamente non appartengono a compagnie che usano come pezzi di ricambio quelli forniti dalla società sarda. Perché essere disonesti non significa anche essere scemi.
Questa del riciclo di parti d'Airbus obsolete, destinate a essere installate su velivoli in piena attività, è l'ultima coltellata al cuore al viaggio aereo. Che a dire il vero aveva già i suoi problemi, fra dirottatori e incidenti inspiegabili , che forse ora cominciano ad averla, una spiegazione: la solita truffa ai danni dei soliti fiduciosi illusi come me, che volano da sempre e da sempre, nonostante tutto, hanno fiducia nelle società che li portano a spasso per i cieli.
Nonostante tutto, perché devo dire, in tanti anni ho accumulato esperienze che avrebbero dovuto farmi pensare. Piloti alcolisti incalliti, riparazioni sommarie agli strumenti di bordo, atterraggi e decolli eccessivamente disinvolti. E una volta, a Bombay, il tentativo di riparare un'ala con i vassoietti d'alluminio della colazione. Tutte cose che mi avrebbero dovuto instillare il dubbio. E invece no: volare è diventato così naturale e necessario, che si passava sopra alle magagne: sedili scomodi, cibo immangiabile, gentilezza sempre più scarsa, difese antiterroristiche inesistenti dopo le isterie momentanee di un dopo dirottamento, e ora anche i farabutti che fanno miliardi vendendo pezzi da demolizione come ricambi nuovi. A dimostrazione che si finisce in mare o ci si schianta su un quartiere popoloso non per fatalità, ma per un sistema di sabotaggio economico che se fosse venuto in mente a Bin Laden lo avrebbe subito messo in pratica.
E allora torna prepotente la paura di volare. E il nostro sistema di vita dai tempi sempre più accorciati, come se la caverà? Prima di tutto mettendo in galera gli ingordi attentatori della vita altrui poi, come dice un mio amico fanatico viaggiatore dell'andar lento, tornando ai transatlantici di una volta.
Belli, comodi, lussuosi, corpulenti, flemmatici e sicuri. Mi direte: e il Titanic? Quello fu un iceberg, un prodotto di mamma natura, a fermarlo, non un farabutto mercante di pezzi di ricambio da rottamare venduti a peso d'oro.









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