E' morto a 84 anni Kurt Vonnegut
il pacifista dalla satira feroce
Da settimane era in condizioni disperate per le lesioni cerebrali riportate in una caduta. Famosissimo il suo 'Mattatoio n° 5', vero inno contro la guerra uscito in pieno conflitto del Vietnam. I suoi romanzi sono un curioso mix di realismo, fantascienza e psicanalisi
New York, 12 aprile 2007 - È morto a New York all'età di 84 anni Kurt Vonnegut, lo scrittore pacifista di «Mattatoio numero 5» autore di satire feroci sulla società americana. Da settimane era in condizioni disperate per le lesioni cerebrali riportate in una caduta avvenuta alcune settimane fa, ha riferito il «New York Times».
Nato a Indianapolis ma con origini tedesche, Vonnegut fu catturato dai nazisti durante la battaglia delle Ardenne e portato a Dresda, dove fu uno tra i sette prigionieri di guerra americani che sopravvissero al terribile bombardamento alleato sulla città.
Quell'esperienza, vissuta nascosto in un mattatoio, fu raccontata nel suo romanzo più famoso, un vero manifesto contro la guerra uscito nel 1969, in pieno Vietnam, che ebbe subito uno straordinario successo ed è considerato tra i capolavori del ventesimo secolo.
Un racconto metafisico che si apre con l'indimenticabile incipit «È tutto accaduto, più o meno».
I suoi libri sono spesso sconfinati nella fantascienza, a cui Vonnegut rese omaggio con la celebre frase rivolta agli scrittori di questo genere: «Vi amo, figli di puttana, voi siete i soli abbastanza pazzi da capire che la vita è un viaggio spaziale».
Tanti i titoli di successo di Vonnegut, concentrati per lo più negli anni '60 e '70: «Le sirene di Titano» (1959), «Ghiaccio Nove», «Perle ai porci» (un capolavoro di umorismo che mette alla berlina i ricchi), «Galapagos» e «Hocus Pocus».
Il suo ultimo romanzo fu «Cronosisma», del 1997, in cui un terremoto costringe ogni persona a rivivere gli ultimi 10 anni della propria vita. I suoi ultimi anni Vonnegut li aveva dedicati alla collaborazione con il mensile di sinistra di Chicago «In These Times».
Dopo il divorzio nel 1979 dalla prima moglie Jane Marie Cox, da cui aveva avuto tre figli più altri tre adottivi, Vonnegut si era risposato con la fotografa Jill Krementz.
I libri di Vonnegut sono spesso una curiosa miscela di realismo, fantascienza e psicoanalisi, come testimoniano «Le sirene di Titano» (1959), «Ghiaccio nove» (1963), «La colazione dei campioni» (1973), «Un pezzo da galera» (1979) e «Hocus Pocus» (1990). Con «Mattatoio n.5», Vonnegut seppe trasformare il suo peggior incubo in uno dei suoi maggiori successi letterari.
Il romanzo, portato sul grande schermo nel 1972 dal regista George Roy Hill, con l'interpretazione di Michael Sacks e Ron Leibman, narra la storia di un giovane americano che, per sfuggire dai terribili ricordi della guerra (la prigionia in Germania, il bombardamento di Dresda) e per allontanarsi dai traumi provocati da una famiglia borghese, si rifugia nella fantasia immaginando di vivere sul pianeta Trafalmadore.
L'AMORE PER LA FANTASCIENZA
Prima di dedicarsi alla narrativa, Vonnegut lavorò come giornalista di cronaca nera a Chicago (1947), fu addetto alle pubbliche relazioni della General Electric Company's (1947-1950), e poi insegnò in numerosi istituti.
Stabilitosi definitivamente a New York nei primi anni Sessanta, da allora ha prodotto un costante flusso di romanzi, racconti, saggi e commedie. È stato etichettato, dagli inizi della sua carriera, come uno scrittore di fantascienza, ma presto cominciò ad apparire come uno scrittore satirico dei costumi sociali, con molti lavori come «Cat's Cradle» (1963). Vonnegut è famoso per la sua ironia, per la sfrenata inventiva umoristica, e per i temi che oscillano inquietantemente tra tecnologia e umanità.
Autore di almeno diciannove romanzi, la maggior parte dei quali rivelatisi bestseller, oltre a decine di novelle, saggi e testi teatrali, Vonnegut - che si autodefiniva un umanista libero pensatore - ha avuto una vita molto dolorosa.
LA DEPRESSIONE
Malgrado i suoi enormi successi in libreria, Vonnegut è stato per tutta la vita in preda alla depressione e nel 1984 ha tentato di mettere fine ai suoi giorni con l'aiuto dell'alcol e dei barbiturici. Una volta ha però confidato che di tutti i modi di morire, avrebbe preferito un incidente aereo in cima al Kilimangiaro.
Aveva l'abitudine di scherzare sul naufragio della vecchiaia.
"Quando Hemingway s'è ucciso, ha messo un punto fermo alla sua vita. La vecchiaia, lei, somiglia piuttosto a un punto e virgola" aveva dichiarato all'Associated Press nel 2005.
La madre di Vonnegut era riuscita a suicidarsi poco prima che lui si arruolasse e partisse per la Germania, durante la seconda guerra mondiale. Fatto prigioniero durante la battaglia delle Ardenne, era in prigione a Dresda quando la città è stata distrutta da un diluvio di bombe alleate, che uccisero 135mila persone.
"Il bombardamento di Dresda non spiega assolutamente niente di ciò che scrivo e di quel che sono" scriverà tuttavia Kurt Vonnegut nel 1991 in un "collage autobiografico" intitolato "Destini peggiori della morte".
Vonnegut ha passato 23 anni a cercar di scrivere sull'orrore di Dresda, al quale era sopravvissuto rifugiandosi con altri prigionieri di guerra in un deposito di carne sotterraneo battezzato "Mattatoio numero 5".
Il romanzo - nel quale il caporale Pilgrim è rapito da Dresda da extraterrestri che viaggiano nel tempo e che lo conducono sul pianeta Tralfamadore - è stato pubblicato nel 1969 in piena guerra del Vitenam, rafforzando così la sua reputazione di iconoclasta.
"Non c'è nessun altro come lui" sottolinea lo scrittore Gore Vidal, il quale ricorda che Vonnegut e Norman Mailer sono tra gli ultimi scrittori ad aver combattuto durante la seconda guerra mondiale.
Le opere di Vonnegut in Italia sono pubblicate dalla casa editrice libertaria Eleuthera e da Feltrinelli. Tra i suoi libri più noti, oltre Mattatoio, "Ghiaccio nove", "La colazione dei campioni", "le sirene di Titano", "Madre notte".
COME MARK TWAIN
Poligrafo dalla scrittura a molti livelli e dalla forte sensibilita' umanistica e sociale, Kurt Vonnegut e' stato spesso accostato a Mark Twain. Verso di lui, del resto, nutriva una passione di cui non aveva mai fatto mistero. Ma quella della scrittura e dei codici linguistici e semantici multistrato non era l'unica analogia con Twain.
Al pari del padre di Huckleberry Finn e di Tom Sawyer anche Vonnegut aveva fatto una quantita' di mestieri, compreso il venditore di auto, il cronista e l'assistente di bambini affetti da distrurbi mentali, prima di dedicarsi esclusivamente allo studio e alla scrittura.
E come per Twain, le cui opere hanno subito spesso la censura di presidi e insegnanti ottusi, anche certi scritti di Vonnegut sono stati banditi da alcune biblioteche scolastiche Usa a causa del linguaggio crudo o sessualmente esplicito e delle scene di violenza.
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