"Contenere la spesa
per gli statali"
Monito della Corte dei Conti: "La spesa per i dipendenti pubblici è cresciuta a ritmi elevati e il suo contenimento con strumenti efficaci deve essere una priorità delle politiche retributive"
Roma, 16 maggio 2007 - La spesa per i dipendenti pubblici è cresciuta a ritmi elevati e il suo contenimento con strumenti efficaci deve essere una priorità delle politiche retributive, visti gli effetti sulla finanza pubblica e sul sistema economico.
Occorre poi potenziare i sistemi di controllo dell'andamento della spesa, in particolare per quanto riguarda i rinnovi contrattuali. In aggiunta, i ritardi nei rinnovi hanno effetti distorsivi che comportano la crescita delle retribuzioni oltre l'inflazione programmata. E spesso gli aumenti contrattuali di secondo livello sono svincolati dalla produttività. Lo afferma la Corte dei Conti nella sua relazione al parlamento sul costo del lavoro pubblico per il triennio 2003-2005. La spesa per i dipendenti pubblici è cresciuta del 12,8% dal 2001 al 2005, anno in cui ha raggiunto quota 101.722,5 milioni, una cifra che però non comprende, tranne che per pochi comparti, i rinnovi dei contratti per il biennio 2004-2005, sottoscritti nel 2006.
Per la Corte "permangono ancora irrisolte talune problematiche di fondo, in particolare la necessità del potenziamento degli strumenti e delle metodologie di conoscenza e monitoraggio degli andamenti di spesa del personale pubblico e soprattutto di quelli relativi ai rinnovi contrattuali, dovendosi dare risposta alla primaria esigenza conoscitiva della realtà finanziaria complessiva, a garanzia di unità ed equilibrio del sistema".
I giudici contabili segnalano tra le "criticità del sistema", "una disallineata rappresentazione delle spese per il personale che emerge sia dai documenti programmatici che da quelli consuntivi nonché ai diversi criteri che sono alla base della contabilità finanziaria e di quella economica".
"La spesa per i dipendenti pubblici è cresciuta, a ritmi elevati, negli ultimi anni e il suo contenimento deve costituire una priorità delle politiche retributive, per gli effetti che si proiettano sulla finanza pubblica e sul sistema economico in cui è inserito il nostro Paese". L'adeguamento delle retribuzioni, delineato dall'accordo del luglio 1993, "presuppone, tra l'altro, un rigido rispetto della scansione temporale degli accordi collettivi. Ciò in quanto il ritardo nella stipula dei contratti comporta, tra i vari effetti distorsivi, che la crescita retributiva conseguente alla contrattazione di secondo livello, si rifletta sulla contrattazione nazionale attraverso la elevazione del valore di retribuzione media da assumere a base di calcolo per i successivi miglioramenti contrattuali in sede nazionale, in tal modo spesso determinando una complessiva crescita oltre il limite del tasso di inflazione programmata".
"La contrattazione di secondo livello utilizza le disponibilità dei fondi unici di amministrazione (o di ente) che in molti casi integrano voci retributive definite "accessorie" ma nella realtà fisse e generalizzate e peraltro spesso svincolate da un effettivo riscontro della produttività individuale o collettiva".
"Da ciò l'esigenza di individuare efficaci strumenti di contenimento della dinamica retributiva, in sede programmatica e nel complessivo quadro della compatibilità economico-finanziaria". Un primo intervento è contenuto nella Finanziaria 2006, in base alla quale l'ammontare complessivo dei fondi per la contrattazione integrativa non può eccedere quello previsto per l'anno 2004. "La norma, tuttavia, non si applica ai comparti relativi al personale delle Regioni ed autonomie locali e del Servizio sanitario nazionale".
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