Giulio, conteso tra la madre naturale
e la famiglia che l'ha sempre amato
Una vicenda intricatissima: il bambino alla nascita viene affidato alla moglie del padre naturale. Ora, dopo 7 anni e dopo la morte della donna, la 'vera' madre lo rivuole con sé
Mammola (Reggio Calabria), 20 giugno 2007 - Diventa un caso giudiziario la vicenda di Giulio (il nome è di pura fantasia)un bimbo di 7 anni.
Era il 2000 quando, a Roma, nacque il bambino, frutto d'una relazione extraconiugale tra il padre ed una cittadina polacca residente in Abruzzo, a l'Aquila, già madre d'una bambina. Per le difficoltà, anche economiche, in cui si trovava la madre naturale e per decisione del papà, il neonato venne affidato alle cure di Angela, moglie dell'uomo.
La donna, nella speranza di poter salvare il matrimonio da cui non aveva avuto alcun figlio, accettò di tenere con sè Giulio che venne allevato amorevolmente mentre, dall'altra parte dello Stivale, suo papà concepiva, successivamente, un'altra figlia con la stessa donna polacca.
Per sei anni venne disposto l'affidamento provvisorio di Giulio ad Angela, tornatasene in Calabria, nella sua Mammola, quando il bambino aveva poco più di due mesi. Giulio è così cresciuto tra l'affetto della madre, delle sorelle e degli altri congiunti di Angela (la «mamma»); persone che per lui sono oggi nonna, zie, cugini.
A Mammola Giulio ha frequentato la scuola materna e, ora, la prima elementare del paese ed anche la scuola di calcio. Il 3 luglio 2006, Angela, la moglie del papà di Giulio, sua madre adottiva, morì improvvisamente; un colpo tremendo per il bambino che, però, ha continuato ad essere amorevolmente allevato dalle persone che ha sempre chiamato nonna e zii.
Dopo la morte di Angela, dall'Aquila si è rifatta viva la madre naturale di Giulio che ha rivendicato il diritto di riaverlo con sè. In virtù di ciò, il 16 marzo scorso il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria ha autorizzato la permanenza di Giulio a Mammola, fino alla conclusione dell'anno scolastico.
Il 22 maggio lo stesso Tribunale ha deciso che il bambino venisse riaffidato alla madre naturale e ha delegato alla Polizia il compito di accompagnare il bambino fino all'Aquila.
Quel giorno arriva, è il 7 giugno scorso: i protagonisti della vicenda sono giunti all'aeroporto di Roma ma Giulio non ne ha voluto sapere di andarsene con la madre naturale. È così rientrato a Mammola, tra quella che ritiene sia e debba essere ormai la sua famiglia.
Da quel giorno, dicono la «nonna» e le «zie», rispettivamente la madre e le sorelle della signora Angela deceduta lo scorso anno, Giulio vive nel terrore che qualcuno vada a riprenderselo. «Per me questo è mio nipote, lo amo come un nipote legittimo, lo allevo come se fosse il figlio di mia figlia», ha detto la signora Annunziata, madre della defunta Angela, che oggi ha 75 anni.
«Che colpa hanno questi bambini, ha aggiunto, se gli errori li commettono i grandi? Ora bisogna preoccuparsi del futuro di Giulio e fare ciò che più gli è utile». La signora Maria, sorella della defunta Angela, intende avanzare istanza al magistrato per chiedere l'affidamento del bambino che ha visto crescere durante questi sette anni.
Il legale che ne cura gli interessi si appella alla Magistratura perchè consideri la volontà del bambino, che non ne vuole sapere di abbandonare Mammola, e tenga profondamente conto della relazione del Consulente Tecnico d'Ufficio, una psicologa, che considera fondamentale, per l'interesse superiore di Giulio, che questi resti tra gli affetti familiari in cui s'è cresciuto, in Calabria, nella Locride.
Da parte loro, i familiari della defunta Angela sono pronti a mettere a disposizione della madre naturale del bambino anche la propria casa perchè essa possa periodicamente recarsi a Mammola e vivere col bambino. «Un modo, precisano, per aiutare Giulio a conoscere la madre, che ha lasciato ad appena due mesi, e per favorire i processi di affezione del bambino nei confronti di chi l'ha partorito».
Intanto attorno al caso di Giulio si sta mobilitando l'intera comunità di Mammola.
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