Roma, 3 novembre 2007 - Si sono svolti nella Basilica del Cristo Re nel quartiere Prati a Roma il feretro di Giovanna Reggiani, la donna uccisa martedì scorso da un romeno. Ad accompagnare la bara il marito, capitano di vascello della Marina Militare, Giovanni Guarniero. L'uomo con estrema compostezza ha accompagnato la moglie con una rosa rossa e appena giunto all'interno della chiesa ha poggiato il fiore sulla bara.
Poco dopo l'arrivo del feretro sono giunti anche i genitori di Giovanna Reggiani, mentre l'ammiraglio della marina Militare Paolo La Rosa ha accompagnato il marito della vittima e a seguire il capo di Stato Maggiore della Difesa Giampaolo Di Paola.
All'interno della chiesa regna il silenzio durante il rito funebre coocelebrato dal pastore valdese Antonio Adamo e dal cappellano militare don Patrizio Benvenuti. La vittima infatti era di religione valdese, mentre il marito osserva la fede cattolica.
Alla cerimonia partecipano anche il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, il sindaco di Roma e leader del Partito democratico Walter Veltroni, il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini, l'ex ministro di An Gianni Alemanno, il leader Udc Pier Ferdinando Casini, il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto ed il coordinatore cittadino di Forza Italia Francesco Giro. In chiesa sono presenti anche Antonio Tajani (Fi), il leader dell'Udc Pieferedinando Casini, il senatore a vita Francesco Cossiga, il membro del cda Rai Alessandro Curzi, il presidente di Italia Nostra, Carlo Ripa di Meana.
La chiesa è off limits per le videocamere. I parenti hanno chiesto il massimo riserbo: numerosi, però, sono gli omaggi floreali arrivati alla basilica per l'ultimo saluto a Giovanna Reggiani.
URLA AI POLITICI
«A morte». È l'urlo che per due-tre volte si è levato tra la folla assiepata all'esterno della chiesa del Cristo Re dove si sono svolti i funerali di Giovanna Reggiani. Un urlo che si è udito distintamente non appena il feretro, portato a spalla, è comparso sulla soglia della chiesa, al termine del rito funebre. Un urlo che ha coperto addirittura il principio di applauso che era partito. Qualcun altro ha invece gridato «ergastolo». Poi, a prevalere è stato l'applauso della folla, mentre polizia e carabinieri provvedevano a creare un cordone di sicurezza intorno al carro funebre per evitare un «assalto» di fotografi e operatori.
Deve proprio aver perso la testa l'innamorato - si immagina giovanissimo - che nei giardinetti di fronte a ragioneria, a Varese, ha affisso tra due pini uno striscione d'amore per festeggiare i 18 anni della sua bella