La Procura di Roma ha chiuso le indagini sulla cessione di sostanze stupefacenti. Chiesta l'archiviazione in relazione all'ipotesi di omissione di soccorso. I verbali di un'amica della Zenobi
Roma, 14 marzo 2008 - "Non conosciamo gli atti dell'indagine svolta dalla procura di Roma, ma dalle notizie di stampa è già possibile affermare che l'onorevole Mele è stato vittima di una gravissima trappola che sicuramente si chiarira al più presto". È il commento dell'avvocato Titta Madia, che assiste l'ex deputato dell'Udc Cosimo Mele, alla chiusura dell'indagine della procura di Roma sulla cessione di sostanze stupefacenti e alla richiesta di archiviazione in relazione all'ipotesi di omissione di soccorso.
"La notizia della richiesta di archiviazione dell'accusa di omissione di soccorso nei confronti Francesca Zenobi - dice invece l'altro legale, del parlamentare, Mario Guagliani - coglie in pieno quelle che erano stati gli elementi emersi sinora. Viene confermato, oggi, quel che avevamo sempre sostenuto sin dalla fine di luglio scorso, ovvero che le dichiarazioni rese dalla signorina. non erano dotate di sicura attendibilità".
La chiusura delle indagini per il reato di cessione di stupefacenti, non ha colto comunque di sorpresa il penalista. "Attendo di vedere gli atti. In base a quanto mia conoscenza, l'accusa inconsistente, specie dopo l'esito dell'incidente probatorio su quanto repertato all'interno della stanza d'albergo. Sono certo che, in prosieguo, cadrà anche il resto".
CHIUSE LE INDAGINI
La Procura di Roma ha chiuso le indagini nei confronti del deputato Cosimo Mele, per l'accusa di cessione di stupefacenti. Secondo quanto si è appreso l'aggiunto Italo Ormanni e il suo collega Carlo Luberti, hanno anche chiesto l'archiviazione per il reato di omissione di soccorso. I fatti oggetto del procedimento fanno riferimento all'incontro intimo tra l'ex esponente dell'Udc e una ragazza, Francesca Zenobi.
I VERBALI: L'AMICA DI FRANCESCA
Ha raccontato di essere stata chiamata dalla sua amica Francesca per andare all'hotel Flora dove trovò Cosimo Mele che non aveva mai visto prima, di aver ricevuto in un primo momento trecento euro e altrettanti sul finire della serata per un nuovo rapporto sessuale. Mariya Z. , ucraina, una delle due donne che trascorsero con l'ex deputato dell'Udc la notte tra il 27 e il 28 luglio, ha descritto agli inquirenti che cosa accadde in quella camera, rivelando di aver avuto paura perchè a un certo punto "l'uomo pareva fuori di sè".
"Sono entrata nella suite n.407 dell'hotel Flora - si legge nel verbale del 22 febbraio depositato dalla procura di Roma - e poggiando un bicchiere sul comò, presente nella stanza, mi sono resa conto che sul piano d'appoggio del mobile c'era sparsa della sostanza polverosa bianca…L'uomo, che era con noi nella stanza quando io sono entrata, mi ha chiesto se volevo consumare questa sostanza dicendomi, appunto, che era cocaina"
"Lui stesso, mentre parlava, aveva preparato delle strisce di polvere bianca sul piano del comò utilizzando una tessera di plastica simile a una scheda telefonica, ma io gli ho detto che non avevo mai preso cocaina e non ne volevo. Lui, utilizzando una banconota arrotolata che si trovava sempre sul comò, ha assunto questa sostanza bianca che diceva essere cocaina, inalandola. Poi ha invitato Francesca a fare lo stesso".
"Lei, in un primo momento, ha detto che non aveva voglia, lui però ha insistito e allora Francesca ha inalato la cocaina con la stessa banconota arrotolata. Io ero un po' infastidita da questa scena e ho voltato loro le spalle guardando la televisione. L'uomo, allora, sorprendendomi alle spalle, mentre tenevo un bicchiere di cognac in mano, mi ha messo un dito sporco di cocaina in bocca dicendomi che mi avrebbe fatto sentire meglio. Io ho ribadito che non volevo cocaina e mi sono scostata da lui e dopo un po' ha ripetuto il gesto, ma anche la seconda volta ho mostrato fastidio e gli ho detto di nuovo che assolutamente non volevo prendere cocaina, sostanza della quale ho molto paura".
"L'uomo e Francesca l'hanno presa moltissime volte durante il tempo che io sono rimasta nella stanza con loro, sempre con la banconota arrotolata. Quando finiva la cocaina che era sul piano del comò, l'uomo ne metteva dell'altra prendendola da un piccolo contenitore trasparente di plastica o di vetro di forma cilindrica con un tappo piatto alto circa come un accendino e del diametro uguale a quello di un euro".
La donna ha riferito che Mele spargeva cocaina dappertutto. "L'uomo - ha aggiunto - continuava a insistere, allora io pensando di riuscire a calmarlo e di uscire da quella situazione imbarazzante, gli ho detto che accettavo di prendere la cocaina. Mi sono avvicinata al comò, ho messo la banconota nella narice, ma invece di aspirare ho soffiato pensando di non essere vista, ma l'uomo invece se n'è accorto e si è arrabbiato. Si è avvicinato al comò e, dopo aver risistemato la cocaina che si era sparsa a causa del mio soffio, ha detto a Francesca di inalarla e lei lo ha fatto".
Il racconto della donna prosegue con i dettagli di come si svolse quella notte e con le insistenti richieste avanzate da Mele: "La situazione diventava sempre più sgradevole e io spesso mi recavo nel bagno con la scusa di lavarmi per non assistere a quelle scene e per non ascoltare le cose che l'uomo diceva e che mi sembravano molto disgustose… ".
Stando sempre ai verbali, l'indagato pretendeva che Mariya Z. telefonasse ad alcuni parenti in modo che sentissero quello che stavano facendo nella suite: "L'uomo pareva fuori di sè e io ho incominciato ad avere anche un po' di paura. Per questo, utilizzando il mio cellulare in viva voce, ho tentato di chiamare dei numeri di amici a caso, trovando i telefoni spenti. Lui continuava a insistere e per questo io rifacevo sempre lo stesso numero sapendo di trovarlo spento. Mi ha chiesto se avevo un fidanzato dicendomi di chiamarlo al telefono per fargli ascoltare che cosa noi stavamo facendo. Io gli ho detto che il mio fidanzato era in Russia e che non avevo in Italia alcun fidanzato. Verso le 5 del 28 luglio scorso sono andata via dall'albergo e sono tornata a casa…"
"Quando sono andata via, sia Francesca che l'uomo erano seduti sul letto e stavano parlando del film pornografico che c'era in televisione. Francesca si era convinta di essere lei la donna che appariva nelle immagini e chiedeva spiegazioni all'uomo.
Quello che ricordo è che Francesca aveva gli occhi sbarrati e uno sguardo strano. Io non l'avevo mai vista così. Nel momento in cui sono andata via, però, non manifestava segni di sofferenza o di malessere fisico. In ogni caso le ho chiesto se voleva venire via con me a dormire a casa mia, ma lei mi ha detto che sarebbe venuta volentieri con me, ma che doveva restare a parlare con l'uomo perchè pretendeva che lui le restituisse le cassette o il dvd del film pornografico che stavano trasmettendo".
LA GUARDIA GIURATA
Agli atti dell'inchiesta anche le dichiarazioni di Gianluca P., guardia giurata, che da circa quattro anni Mele contattava quando si trovava nella capitale per serate in compagnia femminile, ma che non era presente quella notte in albergo. "Io l'ho presa come una cosa che per me era un'entrata - ha spiegato -. Sinceramente, vi dico da uomo a uomo, anche come un divertimento…Spesso e volentieri mi chiamava e poi non se ne faceva niente perchè magari cambiava idea o aveva degli appuntamenti o io non potevo per il mio lavoro… o aveva cambiato idea la ragazza…"
"Quindi, diverse volte, magari, ci siamo sentiti telefonicamente perchè ha visto che io poi, alla fine, ci sono andato per divertirmi, nel senso che non sempre ero pagato cinquanta o cento euro, quello che sia, insomma. Quindi, m'ha preso come una persona di fiducia, tra virgolette, e io ho visto che era benestante. Io, insomma, cioè, dentro a quegli alberghi come sto io, purtroppo, non me lo posso permettere…per me era una comodità economica…purtroppo non era neanche poi sempre".
P. ha detto che continuava a frequentarlo perchè aveva capito che era un politico, "nel senso che, anche un domani, una persona potente…Cioè, glielo dico proprio sinceramente, perchè io c'ho mio padre che fa l'operaio, quindi, cioè, per noi è comunque…Vedi che prendi duecento euro, che magari nel mese ne prendo mille, per dire. E poi, per me è un giorno…No, un giorno, due-tre ore, quello che potevi stare, mezz'ora".
Quanto alla cocaina, P. ha precisato di essersi accorto soltanto negli ultimi tempi che Mele ne consumava ed è capitato che la offriva alle ragazze. La guardia giurata ha negato di aver assunto la droga messa a disposizione del parlamentare e ha ripetuto più volte: "Quel giorno fortunatamente non c'ero…".
Qualcuno ha pernottato nei pressi del ministero dell'Interno, altri si sono messi in fila nelle prime ore del mattino. Per primo è arrivato il 'Grillo parlante'