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LA NOSTRA INTERVISTA

Laura e il suo esercito di donne:
"Addestro 130 ragazze, prima in Italia"

Dopo l'Accademia si è laureata in scienze strategiche, ora comanda la seconda compagnia d’addestramento del 235° Reggimento Piceno. E' stata anche in missione di pace in Iraq Commenta

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  laura biancaterra, tenente dell'esercito ASCOLI PICENO, 17 marzo 2008 - DA BAMBINA non sognava tutù e scarpette a punta. Non voleva diventare una stella del cinema. Ma le stellette, quelle sì, le piacevano. E così, quando nel 2000 l’esercito aprì le sue fila alle donne, Laura Biancaterra non ebbe dubbi: quella era la sua strada. Una strada impegnativa ed in salita che l’ha portata, oggi, ad assumere il comando della seconda compagnia d’addestramento del 235° Reggimento Piceno.

Grandi occhi verdi, sguardo dolce e determinato, fisico minuto: questo il ritratto del Tenente trentaduenne di Pescara, prima donna a ricoprire questo ruolo ad Ascoli e tra le pochissime anche in Italia.

Sono sempre di più le ragazze che scelgono la divisa. Come è nata, in lei, la ‘vocazione’ militare?

«Credo che questi siano ideali con cui si cresce. La carriera militare era un sogno che tenevo nel cassetto da tanto tempo. Un sogno che si è potuto realizzare il 16 ottobre del 2000, quando sono entrata nel 182° Corso dell’Accademia di Modena. Eravamo in venti, su un totale di duecento soldati. Da lì sono poi passata alla Scuola di Applicazione di Torino, dove mi sono laureata in Scienze Strategiche e poi al 152° Reggimento Brigata Sassari, dove ho ricoperto i ruoli di comandante di plotone e vicecomandante di compagnia».


Infine, Ascoli. E’ un ruolo di ‘potere’ il suo. Com’è stata l’integrazione con i colleghi dell’altro sesso?

«Più che di potere, direi di responsabilità. Più si sale nella scala gerarchica, più impegno è necessario. Ma è un grande orgoglio per me. Certo, per arrivare fin qui ci sono voluti sudore, applicazione e studio, perché parliamo comunque di carriera militare, ma non mi sono mai sentita ‘discriminata’. Nell’esercito l’integrazione sessuale è stata naturale. A Sassari ho addestrato soldati e anche qui ho diversi uomini tra i miei sottoposti».


E’ stata anche in missione di pace in Iraq.

«Sì, ho ricoperto il ruolo di ufficiale addetto alla pubblica informazione».


Quante volontarie in ferma breve sta addestrando adesso?

«Le ragazze in questo momento sono 130, il loro corso durerà dieci settimane. Sono molto orgogliosa di questo incarico, ma allo stesso tempo so che il compito di formarle ed indirizzarle è nelle mie mani: un impegno morale e disciplinare non da poco».


Parliamo della vita privata. E’ sposata con un paracadutista di stanza a Siena. Come coniuga lavoro e famiglia?

«Come tutte le donne che decidono di fare carriera. Stiamo insieme nei fine settimana e nei giorni di licenza. Poi, ora che siamo anche più vicini, le occasioni non mancano. Essendo entrambi militari è comunque tutto più semplice».


Dov’è sbocciato il vostro amore?

«Sul lavoro. Ci siamo conosciuti all’Accademia di Modena».


Quando sveste la divisa, a cosa si dedica? Quali sono i suoi hobby?

«Certamente lo sport: mi piace nuotare, andare a cavallo, fare immersione. Il tempo libero poi lo dedico a leggere e cucinare: ebbene sì, anche i soldati non sono male dietro ai fornelli».

di NICOLETTA TEMPERA

  • 17/03/2008 12:15
    marco
    ...ma mettersi ai fornelli e rammendare le calze, no? Militari parassiti dal sud ne abbiamo sin troppi....ci si mettono anche le femmine cresciute ad iniezioni di testosterone?
  • Sono presenti 1 commenti
 

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