Il Carroccio presenta gli emendamenti per un giro di vite sull'emergenza: "In 20 anni devono restituire i fondi stanziati". Poi divieto di trasferimento dei rifiuti in altre regioni e fine dell'emergenza a gennaio 2010
Roma, 6 giugno 2008 - La Campania dovrà restituire in 20 anni i 150 milioni aggiuntivi stanziati dal Dl rifiuti per fronteggiare l'emergenza. E' quanto chiede la Lega, con uno dei 13 emendamenti al decreto legge presentati in commissione Ambiente. Altri emendamenti significativi del Carroccio, quelli che prevedono esplicitamente il divieto di trasferimento, smaltimento o recupero dei rifiuti campani in altre regioni, e quello che fissa improrogabilmente al 1 gennaio 2010 la scadenza del periodo di emergenza.
Il primo emendamento della Lega, firmato da tutto il gruppo, sostituisce interamente l'articolo 17 del Dl, ed autorizza lo Stato ad "anticipare" la liquidità necessaria nel limite di 150 milioni. Al tempo stesso, la regione Campania "è tenuta a restituire in un periodo non superiore a venti anni" le risorse.
Un obbligo che andrà registrato in un contratto tra il Ministero dell'Economia e la Regione, sull'esempio di quelli stipulati dal governo Prodi sul risanamento dei costi sanitari.
Altri due emendamenti insistono invece sul divieto di portare in altre regioni i rifiuti campani, stabilendo che "è vietato trasferimento, lo smaltimento o il recupero" fuori dal territorio campano. Il secondo emendamento sul tema vieta invece alle regioni che hanno sottoscritto intese per lo smaltimento dei rifiuti campani di poter trattare tali rifiuti nella regione di destinazione, trasformarli in sottoprodotti e trasferirli per lo smaltimento definitivo in altre regioni senza vincoli di destinazione.
Un altro emendamento rafforza la scadenza dello stato d'emergenza al 1 gennaio 2010. Il decreto per ora prevede che "lo stato d'emergenza cessa" in quella data; l'emendamento della Lega aggiunge l'avverbio "improrogabilmente".
Infine, un altro emendamento del Carroccio applica la norma sullo scioglimento dei consigli comunali nel caso di non raggiungimento degli obiettivi per la raccolta differenziato, ricalcando quella proposta dal governo Prodi per il mancato raggiungimento del pareggio dei costi di gestione con la tariffa.
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