Italia News
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
IL PROFESSOR VIGANO'

"Colpa dell'organo da impiantare, sembrava burro fuso"

«Il cuore da impiantare era stato dichiarato valido — precisa Viganò — da chi ha effettuato l’espianto. E la friabilità dei tessuti non poteva essere scoperta prima di tentare l’impianto, forse solo un’indagine genetica l’avrebbe riscontrata».

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Medici PAVIA —  «NEL CORSO dell’intervento è emersa una friabilità dei tessuti del cuore da impiantare, che la diagnostica preoperatoria non aveva rilevato. L’impianto non ha così avuto buon esito ed è stata applicata un’assistenza ventricolare meccanica, ma la paziente è morta in terapia intensiva».
Mario Viganò, direttore della Cardiochirugia del policlinico San Matteo di Pavia, spiega così quello che è accaduto a Silvia Trabalzini. Il cardiochirurgo pavese, mago dei trapianti, non ha effettuato in prima persona l’intervento, ma è stato ovviamente tenuto informato del caso in qualità di responsabile della Clinica.

«IL CUORE da impiantare era stato dichiarato valido — precisa Viganò — da chi ha effettuato l’espianto. E la friabilità dei tessuti non poteva essere scoperta prima di tentare l’impianto, forse solo un’indagine genetica l’avrebbe riscontrata».
Non si trattava quindi di un cuore non idoneo o non compatibile. Ma il trapianto non è stato comunque possibile e la giovane giornalista toscana ha perso la vita. «La paziente — spiega sempre Viganò — soffriva di displasia aritmogenica al ventricolo destro, una patologia congenita molto grave, che provoca morte improvvisa».

ERA IN CURA da anni dai cardiologi e il trapianto era considerato l’unica possibilità per salvarle la vita: senza un cuore nuovo, il suo si sarebbe potuto fermare in qualsiasi momento, senza possibilità di sopravvivenza. Nella notte tra giovedì e venerdì si è reso disponibile un cuore compatibile ed è dunque stato tentato il trapianto. Ma l’intervento che doveva salvarle la vita l’ha invece tragicamente interrotta.

IL CUORE messo a disposizione del Nit (North italian transplant) non si è rivelato, di fatto, utilizzabile per l’impianto: il tessuto cardiaco non reggeva neppure i punti di sutura. «Sembrava di passare attraverso il burro fuso», sottolinea Viganò. Mentre alla giovane giornalista veniva applicata un’assistenza ventricolare meccanica, il cosiddetto ‘ponte’ in attesa di trapianto, veniva lanciato l’allarme per l’immediata ricerca di un altro organo disponibile. Ricerca vana, mentre la trentacinquenne moriva in terapia intensiva.
Ma davvero nessuno poteva accorgersi del difetto di quel cuore, di quella «friabilità dei tessuti», prima che si tentasse l’impianto, prima che fosse troppo tardi? Certo, le procedure sono molto rigorose e, prima di essere messo disponibile per il trapianto, un organo viene sottoposto a non poche verifiche. Ma dalle parole non dette da Viganò, che esclude solo una qualsiasi possibile responsabilità dell’équipe del San Matteo, si può ipotizzare invece qualche omissione da parte di chi ha effettuato l’espianto dell’organo?

AL MOMENTO, dalla procura di Pavia non c'è però neppure la conferma che sul caso sia stata aperta un’inchiesta, né è stata ancora disposta l’autopsia. Ma la Direzione sanitaria del San Matteo ha avviato un’indagine interna.

di STEFANO ZANETTE










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro

 

Cerca  su Quotidiano.net nel Web

LA FOTO DEL GIORNO

la pizza da record di pasqualino barbasso

Due metri di pizza

Il pizzaiolo siciliano Pasqualino Barbasso si prepara per lo show di pizza acrobatica, riuscendo a far roteare un 'disco' di pasta del diametro di due metri. Barbasso, che ha vinto il titolo nel 2002, gira il mondo con il suo show. Qui è a Ostrava, nella repubblica