Il premier: "Questa volta non mi fermerà nessuno. Cambieremo la giustizia dalle fondamenta". Nel programma anche la riforma del Csm e la separazione delle carriere
Roma, 16 luglio 2008 - «La giustizia è usata per condizionare l'economia e la politica. Questa volta non mi fermerò, questa volta non mi fermerà nessuno». Determinatissimo. Silvio Berlusconi non arretra. Stavolta, ha spiegato agli europarlamentari di Fi, «vado fino in fondo, avrei dovuto farlo anche prima».
Per il premier, dunque, «è la giustizia il vero problema in Italia». Ed è per questo che è pronto il 'pacchetto' da presentare a settembre: riforma del Csm, separazione delle carriere, obbligatorietà dell'azione penale e ripristino dell'immunità parlamentare. Inoltre «avanti tutta» per limitare l'uso delle intercettazioni. «Sono uscite delle cose assurde - ha esclamato il Cavaliere durante il pranzo con i forzisti -, ma vi sembra che io vado a dire certe cose proprio a Mara che è una persona di santi principi?». Il presidente del Consiglio, nel suo racconto, ha paragonato la ministra delle Pari opportunità a Santa Maria Goretti. Ed è tornato a prendersela con i pm e i giudici che lo hanno «massacrato» sul caso Mills. «Sono disponibile - ha attaccato - ad andare in qualsiasi tribunale per dimostrare la mia innocenza, sono anni che contro di me avanzano falsità e ipocrisia».
Berlusconi sente «il dovere» di intervenire e per cambiare l'ordinamento giudiziario pensa di affidarsi ad un comitato di saggi (tra questi l'ex giudice costituzionale, Vaccarella). La Lega, questo il ragionamento, non potrà frenare l'azione del governo «e comunque il federalismo non è a rischio».
Il premier, pur restando pessimista sul dialogo con l'opposizione, non chiude la porta nè a Veltroni nè a D'Alema. Al primo manda a dire: «Rifletta se preferisce avere come interlocutore me o Di Pietro». Sul secondo ha fatto solo notare «le spaccature» all'interno del Pd. E comunque - ha rilevato - sarà la legge elettorale europea a determinare chi la spunterà: «Se è senza preferenze favorirà Veltroni, con le preferenze D'Alema». Il fatto è che Berlusconi 'boccià il modello Calderoli e punta su uno sbarramento del 5 o del 4% e liste bloccate senza preferenze, con un collegio unico nazionale. Porte aperte anche per Pier Ferdinando Casini: «Chissà - ha posto l'interrogativo ai suoi - cosa vuole fare? Con lui è comunque possibile un dialogo...».
Nel 'menu' del pranzo con gli eurodeputati anche l'economia («La preoccupazione è reale, dobbiamo finanziare nuove centrali nucleari. Con Tremonti contrattiamo su tutto, bisogna puntare al taglio delle tasse») e la politica estera. Il premier è reduce dal summit di Toyako e da quello dell'Euromed di Parigi: «La Merkel deve impegnarsi per tenere compatta la grande coalizione, Brown viene dato in calo. Io e Sarkozy - ha osservato ancora - siamo quelli che hanno più filo da tessere... In Europa occorrono leadership vere ed io sono pronto a ricoprire un ruolo ancora più importante».
La colazione di lavoro ormai volge al termine. E così il Cavaliere, dopo aver spiegato che a Napoli «la scommessa è vinta» e che il Pdl terrà «il congresso» tra dicembre e gennaio, può rilassarsi e parlare del suo Milan: «È vero, ho speso tanto. Ma ho dovuto comprare Ronaldinho per amore dei tifosi...».
DI PEITRO: "PROGETTO IDENTICO A QUELLO DELLA P2"
Quanto emerge sulle intenzioni del premier lascia di stucco Antonio Di Pietro, leader dell'Idv: la riforma della giustizia che ha in mente Berlusconi è identica "al progetto della P2, un progetto criminogeno, politicamente criminale".
Parole prontamente stigmatizzate dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti: "Dittatura? P2? Di Pietro farnetica. Ha proprio ragione Berlusconi quando dice che Di Pietro gli fa orrore". Preoccupati anche alcuni consiglieri del Csm. Il più esplicito è Livio Pepino, togato di Magistratura democratica: "siamo nella fase delle iniziative legislative utilizzate come messaggi" che però sono "profondamente negativi e inutili per l'efficienza del servizio, dannosi per l'indipendenza dei magistrati e dunque per la qualità della giurisdizione", avverte.
Il consiglio dei ministri ha dato l'ok al nuovo ddl. Le intercettazioni saranno possibili per reati con pena dai 10 anni, ma anche quelli contro la pubblica amministrazione