Così il giovane accusato di avere lanciato il sottolavello che colpì mortalmente, durante gli scontri nel derby Catania-Palermo, l'ispettore di polizia. E' stato scarcerato per decorrenza dei termini
Roma, 6 agosto 2008 - "Un servitore dello Stato morto in servizio, questo era l'ispettore Filippo Raciti che era e resta un eroe". Lo ha detto Antonino Speziale, il giovane accusato di avere lanciato il sottolavello che colpì mortalmente, durante gli scontri nel derby Catania-Palermo, l'ispettore di polizia.
"Non ho timore perché chi è innocente non ne ha", afferma. Ha fornito la sua ricostruzione dei fatti. "Quella sera - ha raccontato - vado a casa, accendo la televisione, vedo cinque minuti e mi vado coricare subito perché ero stanco e dovevo andare a lavoro l'indomani mattina. Non ho minimamente pensato - ha spiegato - di essere coinvolto" dalla magistratura.
E a maggior ragione non alcun fondamento, prosegue, l'ipotesi di omicidio premeditato: "Raciti non lo conoscevo, mai visto né sentito". Poi lo ha conosciuto dai giornali, aggiunge. E ora lo considera un eroe: "E' un eroe, è morto sul lavoro e questo è un gesto molto eroico". E, parlando della moglie di Raciti, aggiunge: "Mi spiace per quello che è successo a suo marito. Io non ho niente nei suoi confronti, né nei confronti della polizia".
"Di come Raciti sia potuto morire", prosegue Speziale, "un'idea io ce l'ho. Però non posso dire niente adesso". "Non ci si difende accusando gli altri", ha precisato l'avvocato Giuseppe Lipera. "Noi diciamo che non è stato lui e basta". Mentre per quanto riguarda l'aggressione al pullman dei tifosi del Palermo, continua, si è trattato di un'iniziativa spontanea: "Organizzazione non ce n'è all'interno delle curve", ha spiegato. "Se vuoi fare una cosa la fai tu, non è che ti organizzi per andare a fare degli atti di vandalismo".
Speziale ha già scontato un anno e mezzo per la condanna per resistenza a pubblico ufficiale, già confermata in appello (ma ridotta da due anni e mezzo a due anni). Dovrebbe scontare quindi ancora sei mesi ma, poiché non è arrivata ancora la conferma della Cassazione, la pena è ancora formalmente una forma di carcerazione preventiva. Così sono scaduti i termini e la Corte d'appello per i minorenni ha disposto la scarcerazione. Quando arriverà la condanna definitiva da parte della Cassazione, Speziale dovrà ancora scontare i sei mesi mancanti anche se, spiega l'avvocato Grazia Coco, "probabilmente li sconterà in forme alternative".
Finora infatti ha usufruito di un programma di recupero presso una comunità. Era autorizzato a uscire dal carcere per lavorare in officina e dall'11 luglio può anche dormire a casa. Ora che è libero Speziale ha assicurato che continuerà a frequentare la comunità da volontario.
Per quanto riguarda l'altro filone, quello dell'omicidio, per il quale è accusato insieme a Daniele Micale, Speziale è stato rinviato a giudizio e il processo di primo grado inizierà il 30 settembre. In un primo momento era scattata la custodia cautelare in carcere, ma gli avvocati hanno fatto ricorso e la Cassazione ha stabilito, spiega Coco, che "non ci sono indizi di colpevolezza tali da giustificare la misura". Una decisione che ha fatto cantare vittoria a Speziale, per il quale questa valutazione è la dimostrazione della propria innocenza: "Sono tranquillo anche perché abbiamo una sentenza della Cassazione a nostro favore. Noi andiamo avanti per la nostra strada".
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