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'NDRANGHETA

Arrestato il boss Paolo Nirta
Capo di una cosca di San Luca

Blitz dei carabinieri in un appartamento: l'uomo ha tentato la fuga gettandosi dal balcone. E' il cognato del presunto killer della strage di Duisburg, compiuta circa un anno fa

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Carabinieri Reggio Calabria, 7 agosto 2008 - Da quindici mesi aveva fatto perdere le sue tracce. Da quando era riuscito a sfuggire alla cattura nell'ambito dell'operazione 'Zaleuco' contro le cosche di San Luca. Anche all'alba di oggi Paolo Nirta, figlio del boss Giuseppe, ha tentato la fuga quando i carabinieri del gruppo di Locri e dello squadrone 'Cacciatori' hanno sfondato la porta di un'abitazione del centro reggino dove il trentunenne si nascondeva. Una fuga inutile, lanciandosi dal balcone, finendo però nelle mani di un centinaio di militari dell'Arma che, nel frattempo, avevano circondato l'abitazione.


Un arresto importante nello scacchiere della lotta alla 'ndrangheta, considerato che Paolo Nirta era considerato il reggente dell'omonima cosca alleata e imparentata con gli Strangio, rivali delle famiglie Pelle e Vottari, al centro della faida di Duisburg in cui furono uccise sei persone.

 

Nei mesi scorsi gli inquirenti avevano chiuso dietro le sbarre il padre di Paolo, Giuseppe Nirta, e il fratello Giovanni, marito di Maria Strangio, uccisa nella faida il giorno di Natale del 2006. Per questo Paolo Nirta aveva assunto la reggenza della cosca, restando nel piccolo borgo aspromontano, decidendo di non allontanarsi dalla sua terra, dove probabilmente si sentiva protetto anche grazie ai tanti cunicoli e boonker realizzati sotto terra e nelle abitazioni. Resta ancora libero, ricercato ovunque dalle forze di polizia, il cognato di Paolo Nirta, Giovanni Strangio, accusato di essere stato uno dei killer di Duisburg.


La casa dove Paolo Nirta è stato rintracciato all'alba di oggi sarebbe intestata a un congiunto che vive lontano dal centro reggino e, fino a oggi, non era stata individuata tra quelle ritenute 'a rischio' come possibile nascondiglio per i latitanti.


L'arresto del trentunenne latitante ha fatto registrare le reazioni positive delle forze politiche, convinte della necessità di insistere nel lavoro di intelligence e investigazione che sta consentendo di chiudere il cerchio intorno ai capi delle 'ndrine calabresi.

 

Il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, ha espresso "stima e gratitudine al Comandante dell'Arma dei Carabinieri, Gen. Gianfranco Siazzu, per aver portato a termine un importante arresto che contribuisce a disarticolare una delle cosche più pericolose della 'ndrangheta calabrese".

 

Il ministro dell'Interno del Governo ombra del Pd, Marco Minniti, ha posto l'accento sul fatto che "si fa bene a insistere con questa strategia con continuità perchè liberare il territorio dalla ipoteca violenta e condizionante dei latitanti è una delle condizioni più importanti per sconfiggere la 'ndrangheta e le mafie".










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