L'idea del ministro delle Infrastrutture : "Controllare velocità e altri parametri. Spero in una direttiva europea". La svolta: "Bisogna portare l'educazione stradale nelle scuole"
Roma, 11 agosto 2008 - "SERVONO strade più moderne, più severità nei controlli e serve più tecnologia. Ad esempio, io sarei favorevole all’installazione anche sulle auto di una sorta di scatola nera che registrasse velocità tenute e altri parametri, un sistema simile al cronotachigrafo che è oggi installato sui camion italiani, e che peraltro auspico che una direttiva europea renda obbligatorio per legge anche su quelli stranieri".
Il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha appena saputo dei sette giovani morti in Salento, che si aggiungono ai sette morti sull’A4, e d’istinto dice che serve "un cambio di passo" che faccia perno sul miglioramento delle infrastrutture e un più largo utilizzo della tecnologia. Lui, assicura, ci proverà.
Ministro Matteoli, iniziamo dalle infrastutture. Perché è stato necessario ricorre al commissariamento della A4 per arrivare alla costruzione della terza corsia in un tratto da anni ad altissima percorrenza?
"Per snellire le procedure, per non perdere altro tempo. Quello è peraltro un tratto pericoloso, ma non è il solo. In Italia la costruzione di infrastrutture è un processo sempre vischioso, molto più lento delle necessità. Quello che vediamo sulla A4 è quindi comune a molte strade di grande comunicazione e grande traffico. Pensiamo alle parti non ancora allargate del tratto Bologna-Firenze dell’A1 oppure al tratto Pisa-Migliarino-Firenze dove le domeniche sera d’estate non è che la situazione sia migliore che tra Venezia e Portogruaro. E infatti ho detto che la terza corsia sulla Firenze-Mare dovrà andare da Firenze a Lucca e non, come avrebbe voluto il concessionario, solo fino a Montecatini. E credo di aver trovato ascolto...".
Quali sono le priorità di adeguamento infrastrutturale?
"La Salerno-Reggio Calabria dove stiamo procedendo all’adeguamento, la attesissima realizzazione della Bre-Be-Mi (da Brescia a Milano) in Lombardia, la A4 in Veneto, la Romea in Emilia Romagna, la Fano-Grosseto, la Civitavecchia-Cecina...".
Naturalmente non è solo un problema di infrastrutture. Ad esempio, perché non spostare una parte del traffico dalla gomma ad altre modalità, cosa della quale si parla in vano da decenni?
"Sono pienamente convinto che questa sia una priorità. E infatti ne ho parlato con l’Amministratore delegato delle ferrovie, Mauro Moretti. Così come, d’altro canto, bisogna far ripartire le ‘Autostrade del mare’, per trasportare più merci via nave".
Non crede che l’effetto deterrenza della patente a punti si stia esaurendo e che serva più severità?
"Non c’è dubbio che si debba essere più severi. Servono più controlli e serve una svolta culturale che non può non passare dalla scuola, nella quale, e ne parlerò con la collega Gelmini, bisogna portare l’educazione stradale come materia vera e propria. E poi serve la tecnologia...".
Nel senso?
"Vorrei che in ogni auto ci fosse qualcosa di simile a una scatola nera. Che registrasse velocità, durata del periodo di guida, eventuale uso del telefonino senza il vivavoce e altri parametri che i tecnici potranno individuare. Che magari si possa interfacciare con segnali radio nei pressi di incroci pericolosi, tratti con divieto di sorpasso, o aree urbane. Ci sarà certo qualcuno che invocherà la libertà del cittadino, la privacy. Ma a loro rispondo che gli incidenti stradali sono una emergenza e noi dobbiamo fare in modo che tragedie come quelle dei sette giovani morti in Salento non debbano ripetersi. Sistemi tecnologici come il ‘tutor’, installati in molte autostrade per garantire il rispetto dei limiti di velocità, hanno dato risultati molto positivi, e vanno estesi, se possibile anche a superstrade. Ma incidenti come quelli del sabato sera accadono anche su strade provinciali, comunali, superstrade. Serve qualcosa di più, e la tecnologia può aiutare. I giovani non hanno il diritto, ma il dovere di divertirsi. Ma dobbiamo evitare che possano autodistruggersi".
di ALESSANDRO FARRUGGIA
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