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PAKISTAN

Attentati contro una fabbrica d'armi, 58 morti

Immediata la rivendicazione di un gruppo vicino ai talebani. E' il secondo agguato mortale dopo le dimissioni di Musharraf

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Attentato in Pakistan Roma, 21 agosto 2008 - L'era del dopo-Musharraf inizia con un bilancio di morti pesantissimo: almeno 80 persone son morte negli attentati messi a segno negli ultimi quattro giorni, da quando l'ex presidente-dittatore - al potere per nove anni - ha rassegnato le sue dimissioni. Il primo attentato, lunedì nel distretto di Dera Ismail Khan, ha provocato oltre 20 vittime.

 

Il secondo è avvenuto oggi nella città di Wah - dove si trova un importante complesso industriale per la produzione di armi e munizioni - circa 35 chilometri a nord da Islamabad: l'ultimo bilancio è di 59 morti e 70 feriti.
Due uomini carichi di esplosivo si sono fatti saltare in aria davanti ad altrettanti ingressi di una fabbrica di armi.
Le esplosioni sono avvenute a distanza di pochi secondi l'una dall'altra durante un cambio di turno, quando davanti alla fabbrica c'era un gran via vai di impiegati.


Il duplice agguato è stato immediatamente
rivendicato da un portavoce del Movimento dei talebani del Pakistan (TTP)-considerata vicina ad Al-Qaida- Maulvi Umar. Il TTP ha anche minacciato nuovi attacchi suicida nelle grandi città, compresa Islamabad, se l'esercito non cesserà di condurre operazioni militari nelle zone tribali, in particolare al confine con l'Afghanistan: interpellato dalla Bbc, Maulvi Umar ha dichiarato che l'attentato è la risposta all'uccisione di donne e bambini nell'area tribale di Bajaur.


La fragile coalizione di governo - formato dal Pakistan People's Party (PPP) e dal Pakistan Muslim League-Nawaz (PML-N) - ha recentemente lanciato un'offensiva dell'esercito, su pressione di Washington, proprio nelle zone di confine con l'Afghanistan per stanare i miliziani. Alti responsabili delle forze di sicurezza pachistane hanno fatto sapere che rappresaglie da parte dei guerriglieri sono "inevitabili". Analisti e politologi sono d'accordo nel sostenere che la debole coalizione al governo - ora alle prese con il dopo Musharraf - lascia campo libero ai fondamentalisti.


Si tratta in effetti del secondo agguato mortale messo a segno in Pakistan da quando Pervez Musharraf ha rassegnato lunedì scorso le sue dimissioni da presidente, sull'onda della minaccia di una procedura di impeachment.
A premere per una uscita di scena dell'ex generale erano stati entrambi i partiti al potere dallo scorso febbraio, che ora però si trovano alle prese con la pesante eredità lasciata da Musharraf: un incombente collasso economico - con il rallentamento della crescita economica e il rialzo dei prezzi di carburante e cibo - la minaccia dei militanti in particolare nella zona occidentale del paese al confine con l'Afghanistan, roccaforte dei miliziani talebani, e non ultimo la spinosa questione del reinserimento nel sistema giudiziario dei giudici destituiti dall'ex capo di Stato nel novembre scorso dopo la proclamazione dello stato di emergenza.
La questione divide i due leader di governo: mentre il PPP con il suo leader Nawaz Sharif ha fatto del reintegro delle toghe il leit motiv della sua campagna elettorale di febbraio, il leader del PPP, Asif Zardari, sarebbe propenso ad un reinserimento parziale. L'intento del vedovo di Benazir Bjutto, in altre parole, sarebbe di sbarrare la strada al popolare magistrato-capo Iftikhar Chaundhry, che un anno fa aveva opposto resistenza all'amnistia che ha messo fino all'esilio di Zardari e della moglie, permettendo il loro rientro in Pakistan.
Non solo. Alcuni analisti sostengono che dietro alla volontà di non reintegrare il magistrato ci sarebbe Washington, timorosa che Iftikhar Chaundhry possa riaprire le inchieste sulle persone scomparse, in particolare i sospetti terroristi legati ad Al Qaida, consegnati dalle forze pachistane a quelle statunitensi e sparite nel nulla.
In base alla costituzione, il parlamento dovrà eleggere un nuovo presidente entro 30 giorni dalle dimissioni del precedente. I rappresentanti del governo dovrebbero riprendere le consultazioni domani mattina.
 










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