Il senatore dell'Illinois ha accettato la nomination. Hillary Clinton ha fatto fermare la conta dei vota: "E' il nostro candidato e sarà il nostro presidente"
Denver (Colorado), 28 agosto 2008 - La Convention democratica di Denver ha approvato per acclamazione la storica candidatura di Barack Obama, il primo afro-americano nella storia delle elezioni americane, nella sfida per la Casa Bianca. Obama, che ha accettato la nomination, se la dovrà vedere contro John McCain il 4 novembre.
È stata la sua ex avversaria Hillary Clinton a fermare la conta dei voti dei delegati e a dare così campo libero al senatore dell'Illinois. "Con gli occhi fissi sul futuro, nello spirito di unità, con l'obiettivo della vittoria e con fiducia nel partito e nel paese, dichiariamo insieme, come con una sola voce, qui e ora, che Barack Obama è il nostro candidato e sarà il nostro presidente", ha detto Clinton.
"Chiedo che la convention sospenda la procedura di voto e sospenda la 'roll call' e propongo che Obama riceva per acclamazione la nomination", ha aggiunto la senatrice di New York.
E prima ancora l'ex first lady aveva fatto il proprio dovere, in nome dell'unità del partito, invitando i suoi sostenitori a votare per Obama. La senatrice di New York aveva "sciolto" i propri delegati dal vincolo di votare per lei, lasciandoli di fatto liberi di scegliere il suo ex rivale.
Parlando ai propri sostenitori, anche se nella sala si sono levate molte voci di dissenso, la senatrice di New York ha detto: "voglio che sappiate che tutto questo è stata una gioia. Certo, non ce l'abbiamo fatta. Ma, caspita, ci siamo divertiti".
Per i democratici ora si apre una fase storica. Per la prima volta un afroamericano corre ufficialmente per la Casa Bianca, dopo avere sconfitto nelle primarie la prima donna ad avere avuto chance reali di arrivare a correre per la presidenza americana. Se a questo si aggiunge che Obama parlerà da uno stadio, come fece John F. Kennedy nel 1960, che oggi è il 45esimo anniversario del discorso con cui Martin Luther King dichiarò di "avere un sogno", e che non sono mancate minacce e un presunto complotto per assassinare il senatore dell'Illinois, tutto sembra perfetto per la trama di un film, a cui qualcuno ha già pensato. C'è anche un possibile protagonista, Denzel Washington, parola del regista Spike Lee.
E' apparso chiaro fin da subito che la campagna elettorale di Obama abbia voluto cavalcare, e alimentare, il paragone tra il senatore di Chicago e l'ex presidente John F. Kennedy, icona del Paese rimasta indelebilmente impressa nella memoria e nei cuori degli americani. Accettare la nomination allo stadio da football Invesco Field, davanti a 75mila persone, è solo l'ultimo sigillo, l'ultimo filo rosso tra Obama e Kennedy, che nel 1960 parlò agli 80mila del Los Angeles Coliseum e diede inizio alla cavalcata che lo portò a strappare la vittoria al rivale repubblicano Richard Nixon.
Obama è stato dipinto come il nuovo Kennedy, come il Kennedy nero. E quest'immagine è stata data con il placet della famiglia dell'ex presidente, il clan più influente della politica americana, che si è schierato con il senatore fin dalle primarie.
Caroline Kennedy, figlia di Jfk e Jaqueline Onassis, lo ha sempre sostenuto e paragonato al padre, il senatore Ted Kennedy, il re leone, si è schierato dalla sua parte e, sfidando il cancro, è volato a Denver per parlare durante la convention e lasciargli idealmente la sua eredità politica ed emozionale.
Il paragone con Kennedy e con Martin Luther King, tuttavia, porta con sé anche ricordi ingombranti, che non possono essere richiamati alla mente senza un brivido. Sia l'ex presidente che King, portabandiera della lotta per i diritti civili americani, furono assassinati, - il primo fu raggiunto dalle pallottole di Lee Oswald nel novembre 1963, al secondo spararono il 4 aprile 1968, - fatto che non manca di rilanciare sui media di tutto il mondo la psicosi per un possibile attentato.
Un'ipotesi che non appare comunque così remota, soprattutto alla luce dell'arresto di quattro persone a Denver nei giorni scorsi con l'accusa di avere tentato di mettere in piedi un piano per assassinare il candidato alla presidenza. Sebbene l'Fbi abbia chiarito che "non esistevano prove sufficienti per rendere la minaccia di un attentato reale", la paura è montata e tutti attendono il discorso di domani con il fiato sospeso.
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