L'accusa: disastro doloso e omissione volontaria di cautele antinfortunistiche nei confronti dei vertici della multinazionale svizzera Eternit
Roma, 10 ottobre 2008 - Oltre 2.800 vittime dell'amianto: per loro la Procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di disastro doloso e omissione volontaria di cautele antinfortunistiche nei confronti dei vertici della multinazionale svizzera Eternit. I due imputati sono Ernest Schmidheiny, 61enne, magnate svizzero, e Jean Louis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, 87enne, barone belga.
Dopo l'esame del materiale raccolto nell'indagine, racchiuso in ben 200 faldoni il pm di Torino Raffaele Guariniello, ha chiesto il rinvio a giudizio e le accuse sono pesanti: i vertici della multinazionale erano a conoscenza dei rischi derivanti dall'amianto ma non hanno adottato le cautele necessarie. E' questa la tesi dell'accusa. E non riguarda solo gli ex operai Eternit che respirarono la polvere d'amianto, ma anche chi non entrò mai nella fabbrica, ma ebbe la sventura di abitare nei presi degli stabilimenti. "Adesso aspettiamo, spetta al giudice decidere", sottolinea Guariniello.
Ma i 200 faldoni della procura sono pesanti. Ci sono i nomi di oltre 2.800 persone, vittime di mesoteliomia, asbestosi e tumori polmonari, dopo aver respirato amianto: ex operai degli stabilimenti Eternit, chiusi all'inizio degli anni '80, di Casale Monferrato, Cavagnolo in Piemonte, Bagnoli in Campania e Rubiera in Emilia Romagna, operai che anni dopo aver lavorato l'amianto, senza adeguate e sufficienti protezioni (impianti di aerazione, lavorazioni a ciclo chiuso, lavaggio delle tute all'interno o protezioni personali come mascherine), si sono ammalati e sono morti. Ma anche chi abitava vicino alle fabbriche residenti: 'Disastro doloso', solo a Casale si parla di oltre 450 persone.Tettoie, tubi, manufatti rivestiti d`amianto, uscivano dalla multinazionale per entrare in case cortili, strade.Un'esposizione 'incontrollata', 'perdurante', senza una parola sul pericolo di quei prodotti all'amianto.
IL SUICIDIO
Un ingegnere dell'Inail si è suicidato a Genova, gettandosi dal sesto piano di un palazzo, nel pieno centro storico della città. Il gesto potrebbe essere legato all'inchiesta sulle pensioni di invalidità per l'esposizione all'amianto, per la quale l'uomo era già stato sentito dai magistrati. Aveva due figli, era separato dalla moglie e conviveva da anni con una compagna.