Bologna, 26 novembre 2008 - PROPOSTA: perché non congeliamo ancora per un po’ il Ponte di Messina e destiniamo parte di quei soldi, che non siano ovviamente i fondi europei, alla ristrutturazione delle scuole in Italia? Ho sempre visto con favore la costruzione dell’opera faraonica tra Scilla e Cariddi e ho criticato, a suo tempo, la decisione del governo Prodi di bloccare il piano considerando che il progetto, con i relativi costi, era già andato troppo avanti, ma oggi, di fronte all’emergenza dell’edilizia scolastica, penso che questo problema sia diventato prioritario.
Come capita sempre in Italia, c’è voluta la tragedia di Rivoli, con la morte di Vito, per aprire gli occhi su una situazione molto pericolosa di degrado e di incuria. Il sottosegretario Bertolaso ha dichiarato che, in Italia, ci sono almeno quindicimila edifici, nelle due zone più sismiche del Paese (e Rivoli non c’è neppure), che potrebbero crollare in caso di un terremoto molto forte della scala Mercalli. In queste condizioni, quante migliaia di ragazzi sono a rischio? Altro che i motorini...
Si potrebbe quasi dire che la sciagura nel liceo scientifico piemontese fosse un dramma annunciato. Più volte, il ministro Gelmini, parlando alla Commissione Cultura della Camera, aveva messo il dito sulla piaga e proprio la legge 169, che ha convertito il tanto chiacchierato decreto, prevede all’articolo 7-bis che gli stanziamenti per la messa in sicurezza delle scuole non scendano sotto un certo livello e che siano obbligatoriamente riutilizzati tutti i vecchi finanziamenti ancora non usufruiti. In soldoni, con la Finanziaria 2008 sono a disposizione 300 milioni di euro che, ha detto il ministro, verranno corrisposti anche il prossimo anno.
Le intenzioni sono buone, ma non credo che gli stanziamenti siano sufficienti a mettere in sicurezza tutte le scuole. Basta vedere cosa è successo alla Provincia di Torino, direttamente responsabile dell’edificio di Rivoli, che nel 2003 aveva stanziato 33 milioni di euro, ridotti a un terzo nel 2006, fino a tornare a 22 milioni quest’anno. Perché ci sono stati tali tagli di spesa? Proprio l’altro giorno ho partecipato in un paesino della Romagna toscana, Santa Sofia, a un terremoto simulato con alcune scolaresche e ho potuto constatare cosa significhi essere al centro di un sisma come quello dell’Irpinia all’interno di un palazzo provvisto di tutti i requisiti anti-sismici e dentro un edificio senza, invece, alcun requisito. La differenza è abissale. E’ il caso di meditarci davvero: il ponte di Messina, non me ne vogliano gli amici siciliani, può aspettare...
di Giancarlo Mazzuca