Ci ha pensato su cinque giorni. Poi, alla fine, il Cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, ha partorito un comunicato che più democristiano non si può, in margine alla prova di forza muscolare esibita dai musulmani in preghiera sabato 4 gennaio davanti al Duomo di Milano.
Roba che il medesimo Tettamanzi dovrebbe frequentare un corso accelerato da monsignor Vecchi, vescovo ausiliario di Bologna che non le ha mandate a dire a chi si è esibito in San Petronio). A Milano no. A Milano, mentre il presidente della casa di cultura islamica di viale Padova ha chiesto addirittura un incontro all'Arcivescovo per chiarire quanto è successo e per chiedere scusa, nel testo diramato dalla Curia ambrosiana c'è un passaggio inaccettabilmente anodino.
"Le cronache parlano di un corteo che doveva interrompersi in Piazza San Babila, ma che - violando le indicazioni delle forze dell'ordine - ha invece raggiunto Piazza Duomo, dove insieme ad altri manifestanti (deplorevole il gesto di bruciare le bandiere) - essendo giunto l'orario prescritto - si è tenuta la preghiera...".
Deplorevole il gesto di bruciare le bandiere? Bisognerebbe dire ignobile. E, già che ci siamo, perchè non dire che le bandiere erano quelle di Israele? E perchè non aggiungere che non si deve bruciare nessuna bandiera, israeliana o palestinese che sia? E vogliamo parlare dell'altro, ineffabile cardinale, Sua Eminenza Raffaele Martino, secondo il quale "la Striscia di Gaza assomiglia sempre più a un campo di concentramento in cui popolazioni inermi pagano le conseguenze dell'egoismo"? E le popolazioni inermi israeliane bombardate per anni dai razzi di Hamas cosa sono, sfigate, per non meritare manco una citazione dalle porpore di Ratzinger?
Il Vangelo ammonisce: attenti ai sepolcri imbiancati. Gli stessi che, Oltretevere, invitano le autorità italiane a spalancare le frontiere, ma vigliacco se ce n'è uno dei principi della Chiesa che apra una delle proprie residenze ufficiali per ospitare gli extracomunitari che sbarcano a Lampedusa. Predicano bene e razzolano male. Ci hanno stufato.
di Xavier Jacobelli