Intanto i sindacati delle Ferrovie proclamano per oggi un'ora di sciopero (dalle 11 alle 12) di tutto il traffico ferroviario
Roma, 1 luglio 2009 - Mentre i sindacati delle Ferrovie proclamano per oggi un'ora di sciopero (dalle 11 alle 12) di tutto il traffico ferroviario, parlano i macchinisti scampati alla tragedia.
"Abbiamo visto l’inferno, davvero non c’è altra parola per descriverlo. Il gpl che era fuoriuscito dalla prima delle quattordici cisterne si è incendiato in un istante, e ha acceso il cielo in un’immensa vampata arancione. E poco dopo la seconda esplosione, ancora più forte, quelle fiamme altissime, lingue di fuoco, come in un film di guerra, e un calore pazzesco. Eppure siamo vivi. Un miracolo, siamo miracolati". Lo ripetono in un’intervista a ‘il Giornalè, i macchinisti spezzini alla guida del carro-merci deragliato nella stazione di Viareggio, scappati dal treno "per metterci al sicuro e avvertire qualcuno".
"Eravamo appena entrati in stazione, a Viareggio, il treno viaggiava a 90 chilometri orari, sotto il limite che è di cento, tutto stava filando liscio quando all’improvviso... - ricordano i due macchinisti - Prima un colpo secco, come se si trattasse di uno strattone fortissimo. Uno sguardo dal finestrino e uno dei carri cisterna era letteralmente fuori allineamento. Abbiamo tirato il freno d’emergenza e - raccontano - Niente da fare. Lo stridio dei freni è stato coperto dal fracasso del convoglio che deragliava e non teneva più la strada. Non sapevamo più cosa diavolo fare. Ci siamo affacciati e abbiamo visto una cisterna che si è messa di traverso e si è tirata dietro l’altro vagone, il locomotore è rimasto sui binari, ma si è staccato dal resto del treno e dopo un pò di metri ci siamo fermati, sotto un cavalcavia».
"Abbiamo capito che una cisterna doveva essersi rotta perchè il gpl ha invaso anche la nostra cabina quando ancora stavamo spegnendo il motore», proseguono i macchinisti. Prima di scappare dal treno «ci siamo preoccupati di prendere la valigetta con i documenti di carico e siamo saltati giù. I primi vagoni erano deragliati e piegati sul fianco, quelli di coda del convoglio invece erano ancora in piedi. Una situazione di altissimo pericolo». Poi «abbiamo guardato ma intorno al treno, per quanto ricordiamo, grazie a Dio non c’era nessuno. Ci siamo allontanati camminando sulla massicciata che nel fratempo era già stata coperta dal gas semiliquido, siamo riusciti ad attraversare i binari arrivando al muro di cinta, lo abbiamo scavalcato e, mentre cercavamo di dare l’allarme a un centro di soccorso, è iniziato l’inferno».