L'aereo militare C130 è atterrato all'1.40 all'aeroporto di Ciampino. Ad accogliere la salma, oltre alla vedova, il ministro Parisi, l'ammiraglio Di Paola e il generale Castagnetti. Uno dei militari feriti: "Era un soldato generoso". Napolitano incontra i feriti al Celio Commenta
Kabul, 26 novembre 2007 - E' in Italia il corpo del maresciallo capo Daniele Paladini, caduto in Afghanistan nel tentativo di bloccare un kamikaze. L'aereo militare C130 è atterrato all'1.40 all'aeroporto di Ciampino. Ad accogliere la salma erano presenti il ministro della difesa Arturo Parisi, il capo di stato maggiore della difesa ammiraglio Di Paola, il capo di stato maggiore dell'esercito generale Castagnetti, oltre alla vedova Alessandra, giunta da Novi Ligure senza la piccola Ilaria.
Domani è prevista l'autopsia sul corpo del militare, definito 'eroe' dal presidente Prodi, mentre i funerali dovrebbero svolgersi mercoledì.
Ieri erano rientrati in Italia i tre militari rimasti feriti nell'attentato dinamitardo a Kabul. Atterrati nell'aeroporto di Ciampino, sono stati trasferiti nell'ospedale del Celio.
Il ministro della Difesa Arturo Parisi è stato in visita, ieri mattina, al Policlinico militare del Celio a Roma, dove ha incontrato i tre militari, il capitano Salvatore Di Bartolo, il capitano Stefano Ferrari e il caporal maggiore scelto Andrea Bariani, feriti ieri a Kabul nell'attentato che e' costato la vita al maresciallo capo Daniele Paladini.
I tre, secondo quanto si e' appreso, sono tutti in discrete condizioni di salute.
LA TESTIMONIANZA
«QUANDO mi è crollato il mondo addosso stavo telefonando ai giornalisti della Rai che venivano a riprendere il ponte. Mi ero chinato per sentire meglio e per questo mi sono trovato casualmente meno esposto all’onda d’urto e così mi sono salvato. Sono finito a terra, urlando per le schegge nelle gambe, e quando mi sono guardato attorno per chiedere aiuto ho visto tutti quei bambini dilaniati, feriti, tutto quello strazio...». Fa una pausa, il capitano Stefano Ferrari, 31 anni, pontiere con due lauree. E’ un uomo forte, ma si commuove quando pensa ai bambin di Pagman.
E si commuove ripensando a Daniele Paladini che «era un collega generoso», e che, dice, «mi è morto accanto mentre eravamo in elicottero, senza più riprendere conoscenza». «Non potrò mai più dimenticare», ripete. Nella sua stanza all’ospedale del Celio, che divide con il capitano Di Bartolo, ha incontrato suo padre Fiorenzo — ex generale dell’Aeronautica Militare — la madre Lorenza, la sorella e la fidanzata. E il ministro Parisi, il Capo di Stato maggiore della Difesa. Tutti gli sono stati vicini così come, per primi il presidente del Consiglio Prodi («ci ha detto grazie per quello che abbiamo fatto per l’Italia», sottolinea con orgoglio) e il ministro Bonino, che l’hanno incontrato ad Abu Dhabi. Ma il pensiero torna lì.
«L’attentatore — racconta — voleva colpire il nostro lavoro di ricostruzione in quella valle, che sino ad allora era tranquilla, e non si è fatto scrupolo di ammazzare dei bambini». Già, i bambini della scuola vicino al ponte. «Venivano a vederci lavorare, gli avavamo insegnato anche qualche parola di italiano, gli portavamo dei poccoli regali. Erano così curiosi di ogni gesto, così attenti. Non appena finivano la scuola, ci venivano attorno e ci chiedevano una bottiglia d’acqua o della cioccolata».
Una illusione di normalità.
ALZARE il viso dalla polvere e vederli a terra in laghi di sangue è stato un tuffo al cuore. «Quello che ho visto davvero — taglia corto — non voglio dirlo. Certo è che ne ho riconosciuti alcuni, tra i morti e tra i feriti. E mi è venuta una rabbia...».
Ieri mattina c’è stato l’alzabandiera e poi la messa celebrata dal cappellano militare del contingente. Poi la salma ha lasciato la base. Presente alla cerimonia anche il generale Mauro Del Vecchio, comandante del Coi, il comando operativo di vertice interforze che ha accompagnato Daniele nell’ultimo volo verso casa. Verso Ciampino dove l’attendevano la moglie Alessandra e altri parenti, oltre al ministro Arturo Parisi e alle autorità militari.
NAPOLITANO INCONTRA I FERITI
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è recato al Policlinico militare del Celio dove ha incontrato la signora Alessandra Rizzo moglie del maresciallo capo dell'Esercito Daniele Paladini che ha perso la vita nell'attentato terroristico di sabato scorso a Kabul.
Il capo dello Stato ha quindi reso visita ai capitani Salvatore Di Bartolo e Stefano Ferrari e al caporale maggiore Andrea Bariani, feriti nell'attentato in Afghanistan, e ha salutato i loro familiari. Ne dà notizia un comunicato della presidenza della Repubblica.
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