Perugia, 29 novembre 2007. - Il coltello da cucina sequestrato dagli inquirenti nella casa perugina di Raffaele Sollecito non è l'arma del delitto usata per uccideere Meredith Kercher. Lo sostengono i legali del giovane barese indagato con Amanda Knox, Rudy Herman Guede e Patrick Lumumba Diya, per l'omicidio della studentessa inglese, nella memoria difensiva presentata al tribunale del riesame di Perugia, che domani dovrà decidere la scarcerazione o meno di Raffaele Sollecito e della giovane americana.
Sul coltello da cucina, sequestrato nell'abitazione dell'indagato, la polizia scientifica ha rinvenuto, infatti, "generiche tracce di dna riconducibili, rispettivamente, ad Amanda Knox ed a Meredith Kercher", si legge nella memoria. Ma, secondo i legali, questa non è l'arma del delitto. Dalla relazione del perito di parte, il professor Saverio Potenza, spiegano i legali nella memoria, "nessuna delle due campionature è stata sottoposta all'indagine preliminare per la ricerca del sangue umano e le analisi del dna effettuate hanno fornito prodotti di amplificazione estremamente deboli di intensità e notevolmente al di sotto del limite minimo consigliato dalle raccomandazioni del Gefi (Gruppo italiano patologi forensi).
La relazione tecnica del professor Potenza sottolinea, inoltre, che i risultati ottenuti hanno prodotto per la stessa campionatura amplificazioni difformi. "Tradotto in soldoni - concludono i legali - significa che la valenza probatoria di dette tracce è prossima allo zero". Ma il punto fondamentale che fa escludere ai legali di Sollecito che il coltello da cucina sia l'arma del delitto è che "non è stata accertata alcuna compatibilità fra il coltello in questione e le ferite inferte alla vittima", si legge nella memoria difensiva.
Nella consulenza tecnica di parte redatta dai professori Vinci e Dell'Erba, spiegano i legali, "si evidenzia in maniera chiara ed incontrovertibile la non-compatibilità tra le ferite inferte alla vittima ed il coltello in questione. In particolare, secondo i consulenti, presentando la lama una lunghezza di circa cm 17 e un'altezza di circa cm 4 il coltello (se realmente fosse stato utilizzato per commettere il delitto) avrebbe dovuto provocare ferite ben più rilevanti, con specifico interessamento delle strutture sottocutanee. A differenza di quanto riscontrato nell'autopsia, condotta dal medico legale dottor Luca Lalli, sottolineano i legali, che concludono: "Può pertanto affermarsi con ragionevole certezza che detto coltello non corrisponda all'arma del delitto".
AMANDA 'IO NON C'ERO'
Lei non c'era nella casa di via della Pergola mentre Meredith Kercher veniva uccisa. È questa la versione «ufficiale» di Amanda Knox, la studentessa americana accusata di aver partecipato al delitto della coinquilina ventunenne, per il quale sono in carcere anche Raffaele Sollecito e Rudy Hermann Guede. La ricostruzione di quelle tragiche ore è affidata alla memoria che i suoi avvocati, Luciano Ghirga e Carlo Della Vedova, hanno presentato ieri mattina in vista dell’udienza del tribunale del riesame, in programma domani. Una ricostruzione che contrasta con le affermazioni fatte dalla studentessa poche ore prima di esser arrestata, quando aveva raccontato d’aver sentito Mez urlare e di essersi «tappata le orecchie». Ma non è questa la verità, secondo i difensori della giovane americana. Anzi.
Nella loro memoria gli avvocati Ghirga e Della Vedova sollevano questioni giuridiche in merito all’utilizzabilità del verbale dell’interrogatorio nel quale la studentessa aveva sostenuto di essere presente in via della Pergola proprio durante l’uccisione di Meredith (versione che contraddiceva la prima, nella quale aveva sostenuto di non essere nell’appartamento). Quella testimonianza viene contestata dai difensori perché fornita dalla Knox in condizione di forte stress. Allora veniva tirato in ballo anche Patrick Diya Lumumba (da giorni fuori dal carcere per mancanza di gravi indizi): per Amanda il congolese era in camera con Mez quando lei l’aveva sentita urlare.
I legali rimettono in ballo poi «le prove» relative al coltello sequestrato in casa di Raffaele Sollecito: hanno allegato una consulenza tecnica sulle tracce di Dna trovate vicino al manico (quelle di Amanda) e sulla punta (quelle di Meredith). Secondo loro, le tracce della Knox possono essere legate alla sua presenza in casa del fidanzato, mentre il Dna di Meredith è stato ricavato da tracce organiche minime e, comunque, non di sangue; quindi, il codice genetico della ragazza inglese potrebbe essere finito sul coltello anche senza un contatto diretto con il corpo, ma portato dalla stessa Amanda, che viveva sia con Meredith che con Raffaele.
Intanto è stato fissato per il 6 dicembre l’interrogatorio di Sollecito, dopo che lo studente stesso aveva chiesto d’essere sentito dal pubblico ministero, Giuliano Mignini. Nell’istanza degli avvocati che lo difendono (Luca Maori, Marco Brusco e Tiziano Tedeschi) si legge che il giovane chiede di essere ascoltato «al fine di chiarire alcuni aspetti della vicenda».
Sembreno allungarsi anche i tempi per l’estradizione di Rudy Hermann Guede, l’ivoriano arrestato in Germania, anche lui accusato dell’omicidio di Meredith. Il magistrato di Coblenza, Karl Rudolf Winkler, ha dichiarato ieri di non aver «mai parlato pubblicamente di date». Per il rientro di Guede in Italia manca la traduzione (che sarebbe stata fatta finora solo a metà) di un documento italiano arrivato in Germania lunedì. Poi, la decisione potrà essere presa. Né è stata ancora accettata, per ora, la richiesta di visita in carcere da parte del padre di Guede.
E mentre l’arcivescovo di Perugia, Giuseppe Chiaretti, prende spunto dall’omicidio di Meredith per scrivere la lettera pastorale in occasione dell’Avvento sottolineando le evidenti «lacune della moralità comune», il gip Claudia Matteini ha confermato ieri, in via ufficiale, che non sarà necessario alcun nuovo esame sulla salma di Meredith. Secondo i periti, per rispondere ai quesiti posti dal giudice per le indagini preliminari nell’incidente probatorio sarà sufficiente esaminare la documentazione già prodotta e i campioni già prelevati. L’avvocato Francesco Maresca ne ha subito informato la famiglia Kercher, che aveva deciso di sospendere la sepoltura. Ora, finalmente, Meredith potrà riposare nella sua terra, vicino a chi l’ha amata e ora la piange.
LA MADRE DI MEREDITH
Non sembra diminuire l' interesse dei media internazionali per l' omicidio di Meredith Kercher, la studentessa britannica uccisa a Perugia il 1 novembre scorso.
'La madre della vittima: vogliamo giustizia per Meredith'. È quanto scrive il Daily Telegraph che dedica spazio allo sfogo della madre della ragazza uccisa: 'La madre di Meredith Kercher ha pianto dopo la sentenza del giudice, il quale ha stabilito che non ci sarà un ulteriore esame sul corpo della ragazza e ha dato il via libera per i funerali. Arline Kercher - sottolinea il quotidiano britannico - aspettava questa decisione, ma sostiene che il suo principale desiderio è quello di fare giustizia: «Non ce la dovevano portare via».
Commentando la sentenza dalla sua casa di Coulsdon, la donna parla di «una buona notizia» che «dà un po' di tregua alla famiglia. Ma a questo punto - aggiunge la madre della vittima - siamo ben lontani dalla fine, c' è ancora tanta strada da fare. La nostra famiglia non potrà trovare pace fino a quando la persona che ha ucciso Meredith non sarà rinchiusa in prigione. È una piccola consolazione, ma noi vogliamo giustizia per Meredith. Noi non riusciamo ancora a credere a ciò che è successo. È ancora duro ed estremamente scioccantè».
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