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LA SENTENZA

Cassazione: "I precari dei call center vanno assunti"

Gli 'ermellini' hanno confermato una pronuncia della Corte d'appello di Venezia che aveva riconosciuto come subordinato il lavoro di 15 dipendenti di una società, la quale sosteneva invece fosse di natura autonoma

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Roma, 15 aprile 2008 - Chi svolge lavoro in un call center con l'obbligo di osservare un orario, utilizzando strumenti e l'ambiente messi a disposizione dal datore, ha diritto ad un contratto stabile. Lo spiega la Cassazione, confermando una pronuncia della Corte d'appello di Venezia che aveva riconosciuto come subordinato il lavoro di 15 dipendenti di una società, la quale, invece, sosteneva che il lavoro svolto da questi fosse di natura autonoma.

 

Per la Suprema Corte (sezione lavoro, sentenza n.9812), "l'elemento decisivo che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato dal lavoro autonomo è l'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro ed il conseguente inserimento del lavoratore in modo stabile ed esclusivo nell'organizzazione aziendale".

 

Nel caso di specie, dunque, osservano gli 'ermellini', i giudici del merito "hanno ritenuto sussistente la subordinazione per il fatto che erano tenute ad osservare un orario, che dovevano giustificare le assenze, che si avvalevano di attrezzature e materiali forniti dalla società e che si dovevano attenere alle direttive del datore di lavoro".

 

Tutte queste circostanze, conclude la Cassazione, "sono state ritenute dalla Corte (di merito, ndr) con un apprezzamento in fatto congruamente motivato e non suscettibile di riesame in sede di legittimità, sintomatiche dello stabile inserimento delle lavoratrici nell'organizzazione aziendale e prova della natura subordinata del rapporto di lavoro".










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