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LA CASSAZIONE

Telefonate mute e continui squilli
39enne condannata per molestie

Insomma lo scherzetto degli squilli è costato caro alla signora oltre ai 350 euro di multa dovrà versare 1000 euro in favore della cassa delle ammende

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Telefono Roma, 17 luglio 2008 - Rischia una condanna per molestie telefoniche chi fa continui squilli sul cellulare o, nella migliore delle ipotesi, mette giù la cornetta senza aver detto niente.
E' quanto si evince dalla sentenza 29971 depositata oggi dalla Corte di Cassazione e con la quale è stata confermata la condanna a 344 euro di ammenda, per molestie telefoniche, nei confronti di una 39enne di Susa (in provincia di Torino), che tormentava con continui squilli e telefonate mute i vicini di casa.

 La prima sezione penale ha quindi confermato la decisione del tribunale di Torino, sezione distaccata di Susa, che aveva ritenuto la donna colpevole sia per la petulanza con la quale questa disturbava gli sventurati vicini, sia perché c'erano stati dei diverbi tra le due famiglie.
"La quantità, gli orari, la concentrazione temporale e le modalità delle chiamate (interruzione della comunicazione prima o subito dopo la risposta, si legge nelle motivazioni) costituiscono indubbiamente una ingiustificata interferenza nell'altrui sfera privata, capace di turbarne la serenità e nel complesso sono riconducibili a quel modo di agire indiscreto e impertinente che indica il concetto di petulanza. Insomma lo scherzetto degli squilli è costato caro alla signora oltre ai 350 euro di multa dovrà versare 1000 euro in favore della cassa delle ammende.

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