Test nel Veronese: al setaccio il popolo delle disco. Dati choc nella prima notte di controlli medici, su 80 conducenti solo 43 in regola. Giovanardi estende l'esperimento
VERONA —SONO un esercito gli automobilisti ubriachi o drogati che guidano, soprattutto di notte, con grave rischio per se stessi e per gli altri. Ormai non ci sono dubbi. Lo dice il Dipartimento di medicina preventiva dell’Asl 20 di Verona che in un anno ha sottoposto a test oltre 1.000 conducenti: quasi uno su due (per la precisione il 47,5%) è risultato positivo all’alcol o alle sostanze stupefacenti.
Se n’è avuta conferma l’altra notte, durante la presentazione ufficiale, con tanto di sperimentazione, del protocollo di accertamento e prevenzione Drugs on street, droghe sulle strade, messo a punto da Giovanni Serpelloni, direttore del Centro politiche antidroga che dipende dal sottosegretario Carlo Giovanardi, per fermare le stragi: 700 giovani morti ogni anno nel weekend, 10.000 in 15 anni.
LA SPERIMENTAZIONE si è svolta dalla mezzanotte di venerdì alle 8 di sabato in due aree della provincia di Verona: la zona di Peschiera del Garda ricca di discoteche, dove era stata collocato una unità mobile completa di laboratori dell’Asl 20, e il Centro di medicina preventiva situato in via Germania, al quale affluivano gli automobilisti fermati dalle pattuglie che presidiavano i dintorni del capoluogo. Impegnate nell’operazione un centinaio di persone fra polizia, polizia stradale, carabinieri, guardia di finanza, polizia municipale, Protezione civile. Due gruppi cinofili erano stati dislocati a Torricelle e in zona Ghetto, notoriamente frequentate da tossici e spacciatori.
IL BILANCIO, agghiacciante, è stato illustrato ieri dal prefetto veronese Italia Fortunati, che ha coordinato le operazioni: gli accertamenti medici hanno interessato 80 conducenti: 11 sono risultati positivi ai test antidroga, 17 all’alcol, 9 al mix di droga e alcol. Cinquantasei patenti ritirate. In buona sostanza: il 46% dei conducenti è risultato positivo a droga e alcol mentre il 20,4%, negativo al test dell’alcol, era positivo al narcotest. «Ricordate Anzio? — ha detto durante la presentazione dei risultati il professor Serpelloni, che ha ideato e perfezionato il protocollo all’interno dell’Asl di Verona —. Un giovane sfuggito al test contro l’ebbrezza, ma sotto l’effetto della coca, ha ucciso una ragazza incinta. Noi vogliamo che Anzio non si ripeta».
SODDISFATTO dell’efficacia del protocollo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, che conta di proporre il progetto alla prossima Conferenza Stato-Regioni. «Noi non possiamo imporre alle Regioni di adottarlo — dice — ma lo mettiamo a disposizione di chi voglia farlo, ricordando che il ministero ha messo in bilancio per la sicurezza stradale 500 milioni di euro lo scorso anno, ne mette 500 quest’anno e ne metterà altri 500 il prossimo. Il modello sperimentato non porta costi aggiuntivi, perché è fondato sulla collaborazione tra forze già operative. Pertanto, è un modello esportabile».
Molte città sarebbero pronte ad adottarlo. Il sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci, ha già chiesto di sperimentare il test nel proprio Comune — spiega Giovanardi — perché, come altre zone, il Ravennate è tra quelle considerate a rischio. Soprattutto la Puglia, che sta facendo oggi i conti con questo fenomeno.
dall’inviato DARIO C. NICOLI
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