E' quanto sostengono i giudici del Tribunale del riesame che hanno deciso di respingere la richiesta di remissione in liberta' dell'uomo, accusato di omicidio volontario, insieme alla moglie, per aver lasciato morire l'operaio extracomunitario in un campo
Mantova, 23 settembre 2008 - Fu lasciato morire il bracciante indiano Vijai Kumar, 44 anni. Sotto accusa il suo datore di lavoro che non lo ha soccorso quando era in fin di vita.
E' quanto sostengono i giudici del Tribunale del riesame di Brescia che, il mese scorso, hanno deciso di respingere la richiesta di remissione in liberta' dell'agricoltore di Salina di Viadana, Mario Costa , 46 anni, accusato di omicidio volontario, insieme alla moglie, per aver lasciato morire l'operaio extracomunitario in un campo di angurie per paura che si scoprisse che stava lavorando in nero.
Oggi la procura della Repubblica di Mantova ha reso noto le motivazioni del Tribunale del riesame. Dalle carte risulta che l'agricoltore, in un interrogatorio, aveva ammesso di aver visto che il suo operaio stava male sotto il sole dopo una lunga giornata di lavoro lo scorso 27 giugno, ma di non aver caricato l'operaio sul suo furgone perche' temeva morisse durante il tragitto per l'ospedale.
E ha ammesso di aver ordinato ad altri suoi operai di spostare l'uomo che stava male dal suo terreno di proprieta' ad un altro vicino; l'uomo e' stato poi abbandonato sul ciglio della strada, sotto il sole cocente.
Stando ai giudici, Costa sarebbe piu' volte passato accanto all'uomo ormai agonizzante, per andare a scaricare le angurie, senza pero' mai soccorrerlo. La procura ha anche reso noto la perizia medico-legale effettuata sul cadavere, dalla quale risulta che Kumar era affetto da broncopolmonite e che poteva essere salvato solo se gli fosse stato prestato soccorso.
Il caldo, invece, lo aveva stroncato provocandogli un collasso cardiocircolatorio.Costa si trova ancora in carcere a Mantova, mentre la moglie sta scontando l'obbligo di dimora nella sua abitazione.