I carabinieri hanno individuato l'appartamento dove si nascondeva con la moglie, ma l'uomo è riuscito a fuggire attraverso una botola nel cortile. Il boss dei Casalesi era ai domiciliari grazie a un certificato medico che lo definiva quasi cieco
Napoli, 12 gennaio 2009 - E' sfuggito alla cattura il boss Giuseppe Setola, il latitante a capo dell’ala stragista del clan dei Casalesi. I carabinieri hanno localizzato il suo rifugio, ma l’uomo è riuscito a fuggire attraverso le fogne. A Trentola Ducenta, in via San Giuseppe Cottolengo, nel centro del comune casertano, accanto alla chiesa, Setola si nascondeva in una abitazione all’interno di un cortile condominiale composta da bagno camera e cucinino. Con lui, in casa, c'era la moglie.
Il latitante ha però compreso che stavano per arrivare i militari dell’Arma ed è fuggito attraverso una botola nel cortile che dà nella rete fognaria, botola occultata da una Mini Minor parcheggiata sopra.
Il superlatitante è uscito da un tombino all’altezza di via Nunziale Sant’Antonio, a Trentola Dugenta, nei pressi del caseificio «la Normanna». Qui, sembra con la minaccia di una pistola, ha preso la vettura di una donna, una Alfa 145 verde, ed è scappato. La donna ha sporto denuncia alla polizia e, guardando come di routine le fotografie di pregiudicati, ha indicato quella di Giuseppe Setola come autore del reato.
I carabinieri hanno portato in caserma ad Aversa la moglie di Setola per accertamenti. Non è la prima volta che Setola sfugge alla cattura.
Setola ha 38 anni ed e’ accusato, tra l’altro, di essere la mente ma anche l’esecutore della strage che il 18 settembre scorso provoco’ la morte di sei immigrati ghanesi a Castel Volturno. E’ irreperibile dalla primavera dell’anno scorso: si trovava agli arresti domiciliari ottenuti grazie ad un certificato medico con il quale erano stati attestati gravi problemi alla vista tanto da farlo considerare quasi cieco e da non consentire la sua detenzione. Nonostante questo, come hanno riferito i collaboratori di giustizia Oreste Spagnuolo ed Emilio Caterino, si era messo alla guida di una moto per partecipare all’esecuzione di alcuni omicidi.
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