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Mafia, preso boss Raccuglia
Il numero 2 di Cosa Nostra
tradito da un programma tv

Ex 'delfino' di Giovanni Brusca, è già stato condannato a tre ergastoli. La gente in strada grida "scemo" e applaude i poliziotti. Maroni: "Uno dei colpi più duri inferti alle organizzazioni mafiose"

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L'arresto del boss Domenico Raccuglia, numero due di Cosa Nostra (Ap/Lapresse)
L'arresto del boss Domenico Raccuglia, numero due di Cosa Nostra (Ap/Lapresse)

Palermo, 15 novembre 2009 - Il boss superlatitante Domenico Raccuglia, 45 anni, è stato catturato dai poliziotti della sezione catturandi della squadra mobile palermitana a Calatafimi, nel trapanese. Dal '96 era ricercato per
omicidi, estorsioni, rapine, mafia e poi per le varie condanne che andava collezionando: tre gli ergastoli, tra cui quello per l'uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, e tanti altri anni di carcere.

 

L'uomo si nascondeva in un appartamento al quarto piano di una palazzina nuova e vuota in via del Cabbasino. Al momento dell’irruzione degli agenti era solo. Raccuglia ha tentato di fuggire dal terrazzo, ma è stato bloccato dai poliziotti che avevano circondato tutto l’edificio. Nell’abitazione, che sarebbe stato il suo covo da qualche giorno, sono state trovate diverse pistole oltre a una gran quantità di cibo.

 

Da quanto ha rivelato il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, a tradirlo è stata una trasmissione televisiva. Raccuglia, infatti, era un patito del rotocalco di Canale 5 'Verissimo' e, nel momento in cui ha acceso l'apparecchio per seguirlo, è scattato il blitz.  Per gli agenti era il segnale che indicava che il mafioso ricercato da 13 anni era in casa. Con lui sono stati arrestati per favoreggiamento anche un uomo un uomo e una donna, proprietari dell’abitazione dove il latitante si nascondeva.

 

Raccuglia era inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità facenti parte del “programma speciale di ricerca” selezionati dal gruppo integrato interforze.

 

Conosciuto come "il veterinario" è un ex ‘delfino’ del boss di San Giuseppe Jato, oggi pentito, Giovanni Brusca. Durante la sua latitanza, nonostante i servizi di osservazione disposti nei confronti della moglie, Raccuglia è riuscito a diventare padre per la seconda volta. Era considerato uno degli aspiranti al vertice della mafia palermitana essendo ritenuto il capo incontrastato delle cosche a Partinico grosso, centro fra Palermo e Trapani.

 

APPLAUSI E CORI - Era già successo altre volte in occasione dell’arresto di boss di rango come Giovanni Brusca o Bernardo Provenzano, ma questa volta la gente è scesa subito in strada a Calatafimi. Non appena si è sparsa la vice dell’arresto del capomafia una piccola folla si è radunata davanti al covo dove è stato bloccato il latitante. La gente ha applaudito i poliziotti con il volto coperto da passamontagna che avevano partecipato all’operazione e ha cominciato a scandire un insulto bruciante per un mafioso del calibro di Raccuglia: "Scemo, scemo...".
 

Una scena analoga si è ripetuta poco dopo davanti agli uffici della Questura di Palermo, al momento dell’arrivo del corteo di auto blindate che scortavano il boss. "Chi non salta un mafioso è" e ancora “Siamo noi, siamo noi la Sicilia quella vera siamo noi”, sono stati i cori intonati dai ragazzi di 'Addio pizzo’ e 'Libero futuro’ all'arrivo di Raccuglia. 

 

IL MINISTRO MARONI - L’arresto del boss mafioso, "è uno dei colpi più duri inferti alle organizzazioni mafiose negli ultimi anni perché era di fatto il numero due di Cosa Nostra". Così, in una nota, il ministro dell’Interno Roberto Maroni, che ha telefonato al capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, per congratularsi dell’operazione eseguita dalla squadra mobile di Palermo che ha portato all’arresto del boss Domenico Raccuglia, arrestato questo pomeriggio a Calatafimi, nel trapanese.

 

IL MINISTRO ALFANO - E’ stato lo "straordinario lavoro, portato avanti con grande professionalità e impegno dalla Polizia e dai magistrati", a consentire l’arresto. Lo sottolinea il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che, nel corso di una "lunga e cordiale" telefonata con il Capo della Polizia, Antonio Manganelli, si è congratulato per la "brillante operazione".

 

"l perseguimento di questi risultati - rileva il Guardasigilli - è possibile grazie al lavoro di quella straordinaria squadra che si chiama Stato, per il funzionamento della quale ogni soggetto svolge un ruolo preciso, in equilibrata e armonica collaborazione. Mi congratulo, quindi, con tutti coloro che hanno dato un prezioso contributo per la cattura del numero due di Cosa nostra, ottenendo un successo investigativo di altissimo livello".
 

 

IL PM INGROIA - "Si tratta di un arresto di straordinaria importanza, abbiamo preso uno dei capi assoluti di Cosa nostra ancora in circolazione in un momento di ascesa all’interno delle gerarchie mafiose”. Queste le prime parole del procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia che ha coordinato le indagini che hanno portato questo pomeriggio all’arresto. “E’ stata - spiega - una indagine molto difficile perché Raccuglia si è dimostrato attento e accorto nella gestione della sua latitanza e lo dimostra il fatto che l’arresto è avvenuto fuori dalla sua zona, in una zona più tranquilla”.

 

Cosa succederà adesso all’interno di Cosa nostra visto che Raccuglia era in forte ascesa? “Si crea - dice ancora Ingroia - un ulteriore vuoto dove i latitanti di spicco sono sempre meno. Adesso assumono maggiore importanza Nicchi a Palermo e Messina Denaro a Trapani. Raccuglia - conclude - era l’uomo cuscinetto che controllava i territori fra Palermo città e la provincia di Trapani”.

 

IL PROCURATORE ANTIMAFIA - "Ho fatto le mie congratulazioni al ministro Maroni, al questore di Palermo e ai ragazzi della sezione catturandi dela mobile. La cattura di Raccuglia è un successo investigativo importantissimo". Così il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha commentato l’arresto del boss palermitano Mimmo Raccuglia. "Quando, poco fa, ho sentito il questore - ha raccontato - era insieme ad alcuni degli agenti della sezione catturandi, ragazzi che conosco bene e con cui ho lavorato quando ero procuratore a Palermo. Ho potuto complimentarmi anche con loro".

 

"Raccuglia - ha spiegato Grasso - è considerato il numero due, per peso criminale, nella lista dei ricercati di Cosa nostra dopo Matteo Messina Denaro. In questi anni ha esteso il suo dominio da Altofonte fino al confine con la provincia di Trapani, come conferma il fatto che si nascondeva proprio nel trapanese".










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