Ciancimino jr: "Gli 007 sapevano che avevo il 'papello' conservato"
Ma il l'avvocato difensore del generale Mori non ci sta: "Come mainella villa di Riina misero la cassaforte fu indicata nel verbale e nel caso della villa di Ciancimino non è stato scritto nulla al riguardo. È possibile che fossero tutti d’accordo, investigatori di vari corpi e magistrati?"
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Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

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Palermo, 8 febbraio 2010 - L’udienza del processo Mori a Palermo è stata sospesa per 10 minuti su richiesta di Massimo Ciancimino, che durante la sua deposizione si è commosso quando gli sono state mostrate le fotografie della sua villa dell’Addaura, e della cassaforte dov’era custodito il ‘papello'. Ciancimino ha sostenuto che quel documento in cui Totò Riina aveva condensato le sue richieste allo Stato per cessare la stagione delle stragi non venne ritrovato durante le perquisizioni nella villa perchè le idagini sarebbero state condizionate da Franco, il mai identificato agente dei servizi segreti che avrebbe tenuto fino dagli anni ‘70 rapporti con Vito Ciancimino.
Il difensore del generale Mario Mori, l’avvocato Pietro Milio, ha manifestato forti perplessità su queste circostanze: "Come mai -ha detto il legale- nella villa di Riina misero la cassaforte fu indicata nel verbale e nel caso della villa di Ciancimino non è stato scritto nulla al riguardo. È possibile che fossero tutti d’accordo, investigatori di vari corpi e magistrati?".
In una pausa del processo il legale di Mori ha detto: “Me lo presentò il giudice Falcone, alla vigilia del maxi processo. Il generale Mario Mori è un uomo dalla schiena dritta, che quando il nostro Paese era in ginocchio, in ‘brache di tela’, è andato da Ciancimino, che aveva arrestato due volte, per poter prendere dei latitanti di mafia. Lui è un uomo con la schiena dritta che ha sempre servito lo Stato e lavorato per lo Stato”.
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