Federico Barocci in mostra a Siena
Luminosità e morbidezze del '500
Il complesso del Santa Maria della Scala fino al 10 gennaio ospiterà 34 opere del maestro marchigiano nella mostra 'Federico Barocci (1535-1612). L’incanto del colore. Una lezione per due secoli' di Olga Mugnaini
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Siena, 13 ottobre 2009 - "Un’amorosa visione del mondo". Andrea Emiliani definì così la pittura di Federico Barocci, quando nel 1975 curò a Bologna l’indimenticata mostra sul pittore urbinate. E ancora oggi si riparte da quell’intuizione per riproporre - a distanza di tanti anni - un’esposizione dedicata a quello che è stato uno dei più significativi interpreti della pittura al servizio della Controriforma.
E’ Siena, nel complesso del Santa Maria della Scala, che fino al 10 gennaio ospita 34 opere di Barocci e un altro centinaio di artisti che in varia misura hanno subito il fascino del maestro marchigiano, trovando in lui una fonte di ispirazione. 'Federico Barocci (1535-1612). L’incanto del colore. Una lezione per due secoli' è il titolo della mostra, promossa dal Comune di Siena, Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Etnoantropologico per le province di Siena e Grosseto, Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici delle Marche, Università per Stranieri di Siena e Fondazione Monte dei Paschi di Siena.
E sotto questo titolo, i due curatori, Alessandra Giannotti e Claudio Pizzorusso, hanno ricostruito infatti un percorso che documenta l’incidenza che l’arte di Federico Barocci ha assunto nello sviluppo della civiltà artistica italiana ed europea dal Cinquecento al Settecento. Poche le aree pittoriche che tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII non risentono delle sue composizioni religiose, rese vivaci dalla grande varietà di personaggi, pose, dettagli e colori. Basti per tutte il capolavoro della Madonna del Popolo degli Uffizi di Firenze.
Luminosità e morbidezze, opalescenze e dinamismo. Nel tardo Cinquecento la sua fama in Italia e in gran parte d’Europa è pari a quella di Raffaello e Michelangelo, di Tiziano e Correggio, grazie alle sue opere inviate a Roma, Perugia, Loreto, Arezzo, Genova, Madrid, Praga, e attraverso la diffusione delle stampe di sua mano o di altri importanti incisori, oltre alla circolazione collezionistica dei suoi disegni. Barocci raggiunse così una notorietà direttamente proporzionale all’isolamento esistenziale nel quale si era voluto rifugiare dopo il suo brusco e definitivo rientro a Urbino da Roma.
Tra i capolavori esposti a Siena, spiccano alcune opere restaurate per l’occasione, come la Deposizione del Duomo di Perugia e il Perdono di Assisi, proveniente dalla chiesa di San Francesco a Urbino. Due grandi tele che esplicano il suo essere pittore religioso per eccellenza, e la sua opera perfettamente in linea con i dettami della Controriforma. I suoi colori e le sue atmosfere sanno dare forma allo spirito cristiano e caritatevole che la Chiesa cercava di diffondere in quel tempo.
Barocci non rappresenta infatti in maniera aulica i fasti della Chiesa, ma tocca direttamente l’animo dei fedeli, suscitando una commozione tale da diventare devozione. La sua prerogativa è quella di creare un legame affettivo ed emozionale fra lo spettatore e i protagonisti dell’evento sacro rappresentato. Insieme alla capacità di dare alla devozione un carattere quotidiano e personale. Bastino le delicate atmosfere della Visitazione della Vergine a Santa Elisabetta, La Madonna delle ciliegie dalla Pinacoteca Vaticana o La Madonna del gatto dalla National Gallery di Londra - tutti presenti in mostra - per intuire il suo saper coniugare fervore mistico con i sentimenti pacificati dell’intimità quotidiana.
Molti gli artisti, appunto, che hanno trovato in Barocci una fonte di ispirazione: non solo quelli a lui contemporanei o di poco successivi, come Annibale, Ludovico e Agostino Carracci, Lodovico Cigoli, Bernardo Strozzi, Guido Reni, Pietro da Cortona, fino a Rubens e Van Dyck. Ma anche coloro che, a maggior distanza di tempo e di cultura, ne hanno raccolto il messaggio. L’itinerario espositivo senese propone così accostamenti a opere di Giuseppe Maria Crespi, Rosalba Carriera, Jean-Antoine Watteau, Fragonard.
Ampio spazio è dato poi ai pittori senesi Francesco Vanni, Ventura Salimbeni, Alessandro Casolani, Rutilio Manetti, che hanno fornito una rilettura del maestro, contribuendo non poco alla divulgazione della sua fama.
Orari: tutti i giorni, festivi compresi, dalle ore 10,30 alle ore 19,30. Catalogo Silvana Editoriale
Di Olga Mugnaini
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