Torna in Italia
una retrospettiva
su Alexander Calder
Il Palazzo delle Esposizioni di Roma ospita fino al 14 febbraio più di cento opere che ripercorrono l'intera carriera dell'artitsta: dai primi dipinti a olio, ai gioielli, alle sculture di grandi dimensioni
- invia per e-mail
- |
- stampa
- |
- dizionario
Trova significati nei dizionari Zanichelli
In questa pagina è attivo il servizio ZanTip:
Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.
Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

- |

Roma, 11 novembre 2009 - “Pura ‘joie de vivre’. La sua arte è la sublimazione di un albero nel vento”. Marcel Duchamp definì così l'opera di Alexander Calder, di cui era diventato grande amico durante uno dei tanti soggiorni parigini dello scultore americano. E fu sempre Duchamp a inventare la definizione mobile per quelle forme in movimento dove “ogni elemento può muoversi, spostarsi, oscillare avanti e indietro in un rapporto mutevole con ciascuno degli altri elementi”.
Dopo un quarto di secolo dalla mostra torinese, torna in Italia una grande retrospettiva dedicata al maestro dell'arte cinetica. Il Palazzo delle Esposizioni di Roma ospita fino al 14 febbraio più di cento opere che ripercorrono l'intera carriera di Calder, dai primi dipinti a olio, ai gioielli, alle sculture di grandi dimensioni.
L'allestimento è concepito come una serie di mini-esposizioni, ognuna incentrata su un aspetto della sua produzione, per restituire tutta l'esuberanza, l'allegria, il vigore, la forza vitale racchiuse nelle invenzioni di Calder.
“Perché l’arte deve essere statica? Se osservi un’opera astratta, che sia una scultura o un quadro, vedi un’intrigante composizione di piani, sfere e nuclei che non hanno senso. Sarebbe perfetto, ma è pur sempre arte statica. Il passo successivo nella scultura è il movimento”.
Era il 1932 quando Alexander Calder spiegava così in un'intervista sul 'New York World Telegram' la nascita dei suoi mobile, diventati una delle più rilevanti innovazioni espressive della modernità. Sculture destinate a essere investite da una enorme popolarità, nelle quali l’artista armonizzò forma, colore e un movimento reale, concependo l’insieme come un “universo”.
A illustrare questa lunga esperienza creativa sono arrivati a Roma numerose opere della Calder Foundation, e capolavori dai più importanti musei del mondo, quali il Guggenheim, il Moma, il Whitney, la National Gallery di Washington.
Nato a Lawton (Philadelphia) nel 1898 e morto a New York nel 1976, Alexander Calder realizza il primo mobile nel 1931, dopo l'incontro con Mondrian. Sembra che sia stata proprio la visita allo studio dell'artista, una stanza di forma irregolare decorata con severe forme geometriche simili a quelle dei suoi dipinti, a esercita su Calder un fascino enorme, e a suggerirgli l'idea della prima scultura cinetica.
Calder prese le forme di Mondrian e le tirò fuori dal quadro, le scolpì e costruì un sistema di ingranaggi a motore, mettendo così in movimento l'arte astratta. A consacrarlo tra gli i principali interpreti del suo tempo fu la mostra al Museum of Modern Art di New nel 1943. Ma il percorso espositivo si snoda dagli inizi figurativi, con olii, gouaches e wire sculptures (sculture costruite con il fil di ferro), ai bronzi degli anni Trenta, sino alla scoperta dell’arte astratta e alla invenzione dei mobile e degli stabile.
Gli anni dei lungi soggiorni a Parigi e dalla nascita di salde amicizie con Léger, Duchamp, Miró, Mondrian e con altri esponenti dell’avanguardia artistica, sono ripercorsi attraverso capolavori come Romulus and Remus dal Whintey Museum (e la cui presenza a Roma provocherà un felice cortocircuito), Hercules and Lion, Circus Scene, tutte sculture realizzate con il filo di ferro, in alcune delle quali l’artista ha sperimentato le prime forme di movimento in una dimensione di gioco e di ironia.
Raramente visibile al grande pubblico è il gruppo di piccoli bronzi che Calder realizzò a Parigi intorno al 1930, figure di acrobati o contorsionisti ricavate modellando originarie forme in gesso, che documenteranno la sperimentazione di tecniche diverse e i differenti modi nei quali l’artista ha declinato l’idea di movimento.
La celebre scultura Croisière del 1931, insieme ad altre dello stesso periodo, documenta la sua adesione all’astrattismo, avvenuta nell’ottobre del 1930. Alcuni capolavori realizzati intorno alla metà degli anni trenta testimoniano la sua vena surrealista, come Gibraltar del MoMA di New York e la scultura intitolata Tightrope proveniente dalla Fondazione Calder.
Tra le grandi attrazioni della mostra romana ci sono poi alcuni dei suoi più celebri mobile, da Untitled del 1933, uno dei primi esemplari di mobile, a 13 Spines del 1940, conservato ora al Museum Ludwig di Colonia, Roxbury Flurry del 1946 e Big Red del 1959 del Whitney Museum di New York, Cascading Flowers del 1949 della National Gallery of Art di Washington, Le 31 Janvier del 1950 del Pompidou di Parigi, The Y del 1960 proveniente dalla collezione Menil di Houston. E' esposto, inoltre, il mobile monumentale (il suo diametro supera gli otto metri) permanentemente collocato all’interno dell’aeroporto di Pittsburgh ed eccezionalmente concesso in prestito per la mostra al Palazzo delle Esposizioni.
L’invenzione del mobile fu solo uno dei suoi innovativi traguardi. Negli anni trenta ha realizzato i primi stabile, sculture statiche chiamate così da Jean Arp, a sottolineare la loro caratteristica di essere opere non cinetiche “cui bisogna camminarvi intorno o passarci in mezzo”, al contrario del mobile che “danza di fronte a te”. Sculture spesso colorate e pervase di una forte carica di vitalità, astrazioni geometriche anche monumentali come La Grande vitesse, Sabot o Spiny, tutte presenti in mostra.
Fusione dei suoi due modi principali d’interpretare la scultura sono gli standing mobile. Sculture in movimento non più sospese nell’aria, ma ancorate a terra, come Little Spider dalla National Gallery di Washington, The Spider dal Raymond Nasher Sculpture Center di Dallas o Pomegranate dal Whitney Museum di New York.
Sono esposte, inoltre, le celebri Constellations, tutte datate 1943 nelle quali le traiettorie segnate dai fili metallici collegano piccoli elementi di legno dipinto o di ceramica creando un sistema che ricorda, come accade spesso nelle opere dell’artista, un fenomeno celeste o una cosmogonia. In mostra anche alcune delle opere conosciute con il titolo di Tower risalenti al 1951, tra le quali Bifurcated Tower del Whitney Museum di New York e una selezione dei modelli in bronzo realizzati dall’artista nel 1944.
Al secondo piano del Palazzo delle Esposizioni sono esposte fotografie di Ugo Mulas su Calder scattate tra l’Europa e gli Stati Uniti nei lunghi anni della loro amicizia. Catalogo Motta con testi di Alexander S. C. Rower e di Giovanni Carandente e un'ampia antologia di testi dell'artista e di altri autori.
di Olga Mugnaini
| |











Softec