Nata per accrescere le vendite della casa americana nel nostro continente, la XR 1200 Sport, si ispira a un modello che negli Stati Uniti ha trionfato nelle gare di flat Track, su piste sterrate. Costa 11.500
In fondo è un’emigrante di lusso. Che però fa la strada al contrario: dagli Stati Uniti in Europa. E poi sua mamma non è una povera sconosciuta. Anzi, negli States è un mito, per un passato glorioso che difficilmente potrà essere uguagliato. L’emigrante in questione si chiama Harley-Davidson XR 1200 è ed il primo modello della casa di Milwaukee che è stato progettato espressamente per il mercato europeo, tanto che per il momento negli Stati Uniti non ne è neppure prevista la vendita.
Per linea, nome e colore si ispira alla XR 750 che per 10 anni, dal 1970 all’80, ha dominato nelle gare di Flat Track, sugli ovali in terra battuta. La linea è in effetti quella di una naked europea, con il manubrio però più ampio, mentre la posizione delle pedane, per la prima volta in casa Harley, consente di piegare come si conviene sulle strade tutte curve del nostro paese, che nulla hanno a che vedere con le strade americane dove tra una curva e l’altra passano giorni. La XR, è in effetti molto divertente da guidare. Anche perché il motore, totalmente nuovo e anch’esso progettato in chiave europea, ha una notevole potenza (rispetto alle altre Harley, si intende) pur mantendo la coppia da camion tipica delle moto americane.
Insomma è una moto “double face”. Se vuoi ci vai a passeggio, quasi dimenticandoti che c’è un efficace cambio a 6 marce, ma puoi anche divertirti a far pieghe vere sulle strade più guidate. E quando tocchi, non sono le solite marmitte o cavalletti. Ma le pedane (dotate di piolini), proprio come sulle moto sportive. Certo non è una moto esasperata e se uno vuole solo prestazioni e motori urlanti, è lontano mille miglia dal concetto di Sportività di questa moto che ha pur sempre un motore corsa lunga ad aste e bilancieri che raggiunge la sua potenza massima a 7.000 giri. Però i 91 cv promessi ci sono tutti e arrivano senza fatica in una progressione continua, senza strappi o indecisioni. Insomma quello che la XR sa dare al suo pilota è un immediato feeling e la sicurezza che tutto quello che c’è è ben fatto e funziona alla perfezione.
Ottima la forcella rovesciata da 43 mm di origine giapponese. Non è regolabile, ma la taratura studiata dai tecnici americani ci pare molto azzeccata. Idem per i due ammortizzatori posteriori, che però sono regolabili in precarico. Anche i freni sono giapponesi, con all’anteriore pinze a quattro pistoncini che lavorano su due dischi fissi da 292 mm. Dietro c’è invece un disco e una pinza a singolo pistoncino. La ricerca della leggerezza da parte dei tecnici americani non è stata particolarmente esasperata. C’è un bel forcellone in alluminio, che fa guadagnare parecchi chili sugli altri modelli della casa. Ma la XR pesa pur sempre 250 chili, anche se non li dimostra tutti grazie al baricentro particolarmente basso che l’aiuta in ogni cambio di direzione. Insomma una bella moto, che con la sua livrea nero-grigia-arancione non passa inosservata, anche per la presenza, scultorea del motore e del doppio scarico sovrapposto su lato destro.
Come tutte le altre Harley anche la XR al minimo produce solo un sommesso borbottio, mentre se si apre sembra Pavarotti quando cantava “Nessun dorma”: Un grande, sorprendente acuto, dalla tonalità piacevole e inimitabile. Una moto tutta perfetta? Eh no, qualche peccatuccio ce l’ha, anche se non ne mina le qualità generali: la stampella è piccola e si nasconde sotto la pedana. Per aprirla ci vorrebbe un piede prensile. Poi, la ricerca del folle non è tra i più agevoli e siccome le spie sotto il contagiri sono poco più di tre millimetri per due, quando c’è sole non sai mai se sono accese o spente. Infine, ma questa è un’osservazione del tutto personale, mentre il grosso contagiri mi piace da morire, prenderei a martellate il piccolo display luminoso che gli sta accanto, che indica la velocità. Aspetto con ansia che tra i milioni di accessori della casa di Milwaukee appaia un tachimetro analogico decente. Poi un pensierino sugli 11.500 euro che occorrono per portarsi a casa questa piacevole figlia di un mito, ce lo faccio, seriamente.
Giulio Palumbo