Ottantaquattro anni, il più anziano capo di stato di tutta l'Africa è stato rieletto nel corso di un ballottaggio-farsa venerdì scorso. L'unico avversario, il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai, si è ritirato per evitare ulteriori spargimenti di sangue
Harare, 29 giugno 2008 - Il Presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe ha prestato giuramento per il suo sesto mandato alla guida del Paese, subito dopo la proclamazione della sua vittoria al ballottaggio presidenziale del 27 giugno scorso, che lo ha visto unico candidato. Il leader dell'opposizione, Morgan Tsvangirai, ha liquidato la cerimonia come "un esercizio di autoillusione", affermando che i dirigenti del partito di Mugabe, Zanu-Pf, hanno ormai "preso coscienza" che "senza un negoziato con l'Mdc sono in un vicolo cieco". Nel discorso di insediamento Mugabe ha annunciato "un dialogo serio", anche in vista del vertice dell'Unione africana, in programma domani e martedì a Sharm el Sheick, in Egitto.
La cerimonia di giuramento si è svolta in pompa magna nel Palazzo presidenziale di Harare. Davanti ad alti funzionari di governo, Mugabe ha giurato sulla Bibbia di far rispettare le leggi del Paese, "con l'aiuto di Dio", quindi ha firmato i documenti ufficiali tra le urla di gioia dei suoi sostenitori.
Stando ai dati diffusi oggi dalla Commissione elettorale, Mugabe ha ottenuto oltre due milioni di voti, pari all'85% delle preferenze, contro i 233.000 andati a Tsvangirai, che si è ritirato dalla corsa cinque giorni prima delle consultazioni.
L'affluenza è stata del 42%, su circa 5,9 milioni di aventi diritto. Le schede annullate sono state 131.000. Molti elettori si sono recati alle urne solo per timore di rappresaglie, preferendo poi invalidare il proprio voto. "L'atmosfera prevalente nel Paese non ha permesso lo svolgimento di elezioni libere, giuste o credibili", ha denunciato oggi il direttore della missione di osservatori del Parlamento panafricano, Marwick Khumalo, legale dello Swaziland. Stesso giudizio è stato espresso dalla Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe (Sadc), secondo cui il voto "non riflette la volontà popolare" Subito dopo aver giurato, Mugabe ha annunciato "un dialogo serio" con l'opposizione per favorire "un'era di unità e cooperazione". "Le elezioni sono passate - ha aggiunto - la nostra sfida oggi e per gli anni futuri è di progredire insieme, indipendentemente dalle nostre appartenenze, uniti da una visione comune per uno Zimbabwe prospero".
Parole dettate probabilmente dall'imminenza del vertice Ua di Sharm el Sheick, dove i leader africani faranno pressioni per avviare un negoziato con l'opposizione per arrivare a un governo transitorio di coalizione. Punto controverso del dialogo sarà il ruolo da affidare a Mugabe nel futuro esecutivo: in un'intervista rilasciata al Sunday Telegraph, Tsvangirai ha ipotizzato oggi un governo che lo veda premier con pieni poteri, con Mugabe a ricoprire una carica presidenziale meramente simbolica.
Appello al dialogo è stato lanciato anche dal direttore degli osservatori elettorali, esortando i Paesi della regione a "impegnare la classe politica al potere nello Zimbabwe in un processo di transizione negoziato". Stando a quanto riferito sotto anonimato da fonti ufficiali dell'Angola, una missione di mediazione è stata tentata dal ministro degli Esteri di Luanda, Joao Bernardo Miranda, giunto ieri ad Harare e rientrato oggi in Angola. Il Presidente angolano Eduardo dos Santos è uno dei più stretti alleati di Mugabe e avrebbe inviato messaggi al Presidente e al leader dell'opposizione attraverso il capo degli osservatori della Sadc, Marcos Barrica. Dos Santos avrebbe accolto con favore i segnali di apertura di Mugabe e avrebbe esortato Tsvangirai a valutare "tutte le possibilità per risolvere i problemi del Zimbabwe". Ora spetterà ai leader Ua verificare se Robert Mugabe vuole realmente aprire al dialogo e su quali basi.
L'APPELLO DI TUTU
L'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire nello Zimbabwe, anche con il ricorso a una forza di pace dell'Onu.
Tutu ha chiesto ai leader dell'Unione Africana -che si riuniscono a partire da domani nella località egiziana di Sharm-el-Sheikh- di dichiarare «illegittimo» il regime di Mugabe. «Se ci fosse una voce unanime, che dicesse chiaramente a (Robert) Mugabe... 'tu sei illegittimo e noi non riconosceremo la tua amministrazione in nessuna manierà, io credo che questo sarebbe un segnale molto, molto forte, che rafforzerebbe la comunità internazionale», ha detto Tutu alla Bbc.
L'arcivescovo sudafricano ha invocato «la necessità di proteggere» una popolazione minacciata e si è felicitato del voto unanime in Consiglio di Sicurezza sullo Zimbabwe. Se i Paesi occidentali si sono affidati alla diplomazia del presidente sudafricano Thabo Mbeki per timore di essere tacciati di neocolonialismo, alla fine si è creato una nuova unanimità come accadde nella lotta contro l'apartheid, ha detto Tutu.
GLI OSSERVATORI
Intanto un gruppo di osservatori del parlamento Pan-africano, uno dei pochi ammessi a monitorare il voto di venerdì scorso, ha confermato che le elezioni «non sono state libere» e ha ipotizzato la ripetizione del voto. Invece l'organizzazione Human Rights Watch (HRW, nell'acronimo in inglese) ha chiesto agli Stati che domani si riuniranno per l'XI vertice dei capi di Stato dell'Unione Africana, di imporre sanzioni al presidente dello Zimbabwe. «L'Unione Africana può aiutare a mettere fine alla violenza se prende le misure più severe possibili contro il governo di Mugabe», ha detto Georgette Gagnon, direttrice del'Hrw per l'Africa.
L'ong ha denunciato numerosi episodi di intimidazione, violenza e manipolazione da parte del partito di Mugabe, prima, durante e dopo il secondo turno del ballottaggio-slolitario dell'uomo forte di Harare. Secondo HRW i sostenitori del governo hanno fatto una campagna porta a porta per minacciare gli oppositori, picchiandoli selvaggiamente se non avevano votato o se il loro voto non era stato per Mugabe.
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