L'associazione lancia un appello a Hu Jintao a un mese dall'inizio dei Giochi. Tra le richieste, lo stop della 'pulizia pre-olimpica' e una moratoria sulle esecuzioni capitali
Roma, 9 luglio 2008 - A un mese circa dall`inizio delle Olimpiadi di Pechino, Amnesty International ha diffuso il testo di una lettera aperta inviata dalla segretaria generale Irene Khan al presidente della Repubblica popolare cinese, Hu Jintao.
"Eccellenza - scrive Khan - quando manca solo un mese alla lungamente attesa apertura della XXIX Olimpiade di Pechino, Le chiedo di intraprendere cinque passi verso lo `sviluppo dei diritti umani`, per il quale si era impegnato nel 2001 il Comitato promotore delle Olimpiadi a Pechino. Nel corso dell`ultimo anno, Amnesty International ha raccolto centinaia di migliaia di voci a riecheggiare questa mia richiesta. Mi unisco a queste voci per chiederLe di cogliere questa storica opportunita` per agire".
Amnesty International riconosce gli sforzi compiuti dal governo cinese per affrontare alcune preoccupazioni di lunga data relative ai diritti umani come, scrive Khan, "gli apparenti progressi fatti per ridurre l`uso della pena di morte", "le recenti dichiarazioni di molti esponenti del governo cinese, secondo le quali la Cina sta seguendo il trend globale verso l`abolizione della pena di morte" e "l'impegno ufficiale a garantire `completa liberta` di stampa".
Ma "nonostante questi sviluppi - fa però notare l'associazione per la difesa dei diritti umani - la preparazione delle Olimpiadi ha avuto in realtà un impatto negativo su alcune aree dei diritti umani". Continuano infatti a essere perseguitati gli attivisti per i diritti umani, tra cui Ye Guozhu, Hu Jia e Yang Chunlin, rei di aver espresso pacificamente le proprie opinioni.
Per non parlare della "`pulizia` pre-olimpica di Pechino con l`utilizzo esteso della rieducazione attraverso il lavoro e` un altro sviluppo preoccupante, soprattutto perche` non tiene conto delle richieste, che arrivano dall`interno del paese, di riformare questo sistema illegale di detenzione".
Amnesty International chiede quindi al presidente Hu "di cogliere l`opportunita` dei Giochi olimpici per attuare le cinque raccomandazioni che seguono, condivise da tante persone in Cina e nel resto del mondo, prima che le Olimpiadi abbiano inizio:
- rilasciare tutti i prigionieri di coscienza, inclusi Ye Guozhu, Hu Jia, Yang Chunlin e ogni altra persona detenuta in relazione alle Olimpiadi soltanto per aver espresso pacificamente la propria opinione
- impedire alla polizia di arrestare arbitrariamente persone che danno vita a petizioni, attivisti per i diritti umani e ogni altra persona nell`ambito della `pulizia` pre-olimpica
- pubblicare statistiche nazionali complete sull`applicazione della pena di morte, impegnarsi nella riduzione del numero di reati (in particolare quelli non violenti) e introdurre una moratoria sulle esecuzioni, in linea con la risoluzione 62/149 dell`Assemblea generale delle Nazioni Unite adottata il 18 dicembre 2007".
- Consentire completo accesso e piena libertà di stampa ai giornalisti cinesi e stranieri, in tutto il territorio cinese, in linea con la promessa di garantire `completa liberta` di stampa in vista dei Giochi
- fornire informazioni su tutte le persone uccise o arrestate a seguito delle proteste di marzo in Tibet, in particolare sulle 116 persone ufficialmente ancora in stato di detenzione e assicurare che tutte le persone arrestate per il loro coinvolgimento pacifico nelle proteste siano rilasciate e tutte le altre siano sottoposte a un processo equo".
"Ritengo - scrive Khan - che un passo avanti su questi cinque punti permettera` ai Giochi olimpici di essere ricordati a lungo non solo per i successi in campo sportivo, ma anche per quelli nel campo dei diritti umani".