Barack: "Non vi parlo da candidato alla Casa Bianca, ma da americano, da cittadino del mondo". E dice "Una nuova generazione deve lasciare il suo segno nella storia"
New York, 24 luglio 2008 - Obama come John Kennedy arriva in Europa, a Berlino, e invita il Vecchio Continente ad "abbattere i muri" che ancora dividono il mondo, quelli tra ricchi e poveri, tra musulmani ed ebrei, tra bianchi e neri. Accolto da un bagno di folla il senatore democratico lancia un forte appello per "salvare il pianeta uniti", perchè l'Europa resta "il miglior partner degli Usa".
Nel 1963 Kennedy davanti ala stessa platea di berlinesi, ai tempi divisi dal muro, lanciava il suo motto "Ich bin ein berliner, io sono un berlinese". A oltre 40 anni di distanza Obama sceglie lo stesso muro, caduto alla fine degli anni Ottanta, come metafora di tutte le diversità da superare.
Diversità che lui stesso rappresenta: "Non vi parlo da candidato americano - ha aggiunto - ma da cittadino del mondo. Non assomiglio agli americani che hanno parlato qui prima di me, la mia storia personale è diversa, una storia americana. Il padre di mio padre era un servo degli inglesi, un cuoco", ha detto aprendo il suo atteso discorso davanti a duecentomila persone alla Colonna della Vittoria di Berlino.
"Berlino è il simbolo della libertà per me, il simbolo di una determinazione alla quale i popoli del mondo devono guardare con ammirazione", ha aggiunto il senatore nero dell'Illinois, che ha iniziato il suo intervento con circa venti minuti di ritardo rispetto al previsto. Dopo aver ringraziato "i cittadini di Berlino e il popolo della Germania", tra applausi e cori "Presidente! Presidente!", Obama ha quindi ringraziato anche "la cancelliera Angela Merkel e il ministro degli Esteri Frank Walter Steinmeier per il benvenuto che mi hanno dato".
Entrando nel vivo del suo intervento, Obama ha parlato della cooperazione tra Stati Uniti e Europa: "Non è una scelta, bensì è l'unica strada per proteggere la nostra sicurezza". Poi ha proseguito avvertendo che il rischio del 21esimo secolo è quello di innalzare "nuovi muri". "L'America non ha partner migliore di voi, adesso è il momento di costuire un nuovo ponte per affrontare le sfide del XXI secolo", ha esortato il senatore dell'Illinois, lanciando un appello nella città che per decenni è stato simbolo della spaccatura Est-Ovest ad "abbattere tutti i muri" che restano ancora in piedi.
"I muri tra vecchi alleati e l'altra parte dell'Atlantico non possono resistere - ha detto lo sfidante del repubblicano John McCain - I muri tra i Paesi che hanno di più e quelli che hanno di meno non possono resistere, non possono resistere i muri tra le razze, le tribù, gli immigrati e i nativi, tra cristiani, musulmani ed ebrei". Poi, durante un pasaggio successivo del discorso, ha detto "no" alla "proliferazione delle armi nucleari", "non possiamo permetterla". Un riferimento lo ha dedicato, pertanto, all'Iran che "deve abbandonare le sue ambizioni atomiche militari".
"Dobbiamo condividere i comuni valori dello sviluppo, ma anche imparare, reciprocamente, l'uno dall'altro. Dobbiamo investire nella cooperazione, costruire istituzioni più forti - ha insistito Obama - Perchè se molto è stato fatto per il progresso demcoratico e sociale delle nostre nazioni, il nostro compito non è affatto finito".
"Dobbiamo unire gli sforzi per salvare il pianeta e agire con risolutezza. Riducendo le emissioni che inquinano la nostra atmosfera", sono state le parole con cui ha toccato il noto dell'Ambiente.
Obama, che ha serie possibilità di essere eletto come primo presidente nero nella storia degli Stati Uniti, ha preferito non citare esplicitamente il presidente repubblicano George W. Bush, sottolineando che lo "strappo" provocato dalla dura linea mantenuta durante la guerra al terrorismo e dal conflitto in Iraq, scatenati dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001, può essere superato col ricorso a "ideali profondi di speranza" e attraverso "le libertà che sono il tessuto della società americana".
Obama non ha dimenticato il nodo dell'Afghanistan. "L'America non può farcela da sola - ha sottolineato il senatore dell'Illinois - Il popolo afghano ha bisogno delle nostre truppe e delle vostre truppe". Ribadendo così il suo impegno elettorale volto a proseguire l'opera a favore della stabilizzazione di Kabul, dopo la cacciata del regime talebano sul finire del 2001.
"So che il mio Paese non è perfetto. Ci sono state occasioni in cui abbiamo dovuto lottare per i nostri diritti. E anche occasioni in cui abbiamo fatto degli errori. Ma questo non diminuisce l'amore che provo per la mia Patria", ha concluso Obama, salutato da applausi e da un bagno di folla nella sua prima tappa europea del suo tour internazionale, che domani proseguirà a Parigi e sabato lo vedrà a Londra.
Berlino oggi ha conosciuto la sua giornata di "obama-mania". Nel 1963 l'allora inquilino della Casa Bianca, John F. Kennedy pronunciò la celebre e sofisticata "Ich bin ein berliner". Oggi Obama ha infiammato Berlino con un semplice ma efficace: "I love Berlin!". Il discorso alla Colonna della Vittoria di Berlino, tenuto oggi da Barack Obama, passerà certamente alla storia per essere stato il primo comizio elettorale globale, in mondovisione e fuori dai confini statunitensi, da parte di un candidato alla Casa Bianca.
Berlino è la prima tappa europea del tour europeo di Obama dopo le tappe mediorientali dei giorni scorsi. Prima di ripartire da Israele alla volta della Germania, Obama aveva dato il suo tributo stamane all'alba il Muro del Pianto, a Gerusalemme rendendo omaggio a uno dei luoghi più sacri alla religione ebraica accompagnato dal rabbino Shmuel Rabinovich, che ha letto il salmo 22. Durante la visita un ebreo ultraortodosso ha urlato: "Obama, Gerusalemme non è in vendita!".
Tour elettorale a parte, Obama continua comunque a investire sulla sua immagine prima delle elezioni. Secondo ultimi dati alla fine di giugno il candidato democratico avrebbe speso 71 milioni di dollari, di cui 5 solo per apparire durante le Olimpiadi di Pechino. Il suo avversario McCain è arrivato a malapena a 26 milioni. Soldi evidentemente ben spesi dal momenti, si viene a sapere oggi, che la maggior parte degli ispanici d'America, un tempo per la Clinton, sono adesso con lui.
Madre ghanese, padre tedesco: i gemelli Ryan e Leo Gerth sono nati a Berlino. Uno ha la pelle bianca, l'altro nera, è un caso rarissimo. I genitori, Florence Addo-Gerth e Stephan Gerth, presentano con orgoglio i loro bambini