Dopo i due missionari morti, altre tre persone sarebbero state uccise nella zona di Raikia. Ma la polizia, ora, parla di almeno otto morti, anche se il numero delle vittime sembra destinato a salire. Stanno bene i religiosi rapiti e sono al sicuro
Roma, 26 agosto 2008 - Non si fermano le violenze contro i cristiani nello Stato indiano di Orissa, nell'est del Paese. Dopo i due missionari morti ieri, altre tre persone sarebbero state uccise oggi nella zona di Raikia. Lo riferisce l'agenzia di stampa 'Press Trust of India" (Pti), che cita il capo della polizia locale. Secondo alcune fonti, i tre sarebbero morti soffocati dal fumo nell'incendio appiccato alle loro case durante la notte. Ma la polizia, ora, parla di almeno otto morti; anche se il numero delle vittime sembra destinato a salire, dato che alcune zone sono ancora irraggiungibili.
Un coprifuoco a tempo indeterminato è stato imposto nel distretto di Kandhamal e in altre zone dello Stato. La Pti fa sapere che la situazione, nel distretto di Bargarh, è finalmente sotto controllo ed è tornata la calma, mentre la tensione resta alta nel vicino distretto di Kandhamal; la polizia, comunque, continua a vigilare sulle principali strutture cattoliche dell`area.
Stanno bene i due religiosi rapiti ieri a Duburi. I due missionari, un verbita e un gesuita, sono al sicuro nella loro comunità. Secondo quanto riferito alla Misna da padre Joseph Topno, Superiore provinciale dei missionari verbiti per la provincia orientale dell`India, "Padre Simon Laksa, direttore dell`ostello, e padre Xavier Tirkey erano stati portati nella foresta da un gruppo di estremisti che li ha denudati e picchiati; poi i due religiosi sono riusciti a scappare".
Altri due religiosi, Padre Thomas Chellan e suor Meena Barwa, "sono invece sotto custodia della polizia per motivi di sicurezza", dopo essere stati aggrediti e picchiati. Topno ha poi fatto sapere che padre Edward Sequeira - il missionario verbita dell`orfanotrofio di Padampur dato ieri alle fiamme, in cui è morta una missionaria laica di poco più di 20 anni - è stato dimesso dall'ospedale. "Ma avrà bisogno di tempo per riprendersi. E' emotivamente sotto shock per quanto accaduto. Non riesce a spiegarsi il perché di tanta violenza contro un`opera benefica per i bambini".
Sono invece tornati a Padampur i 19 bambini ospitati nell'orfanotrofio e scappati dopo le fiamme appiccate dai fondamentalisti indù. "I bambini sono tornati tutti; sono sconvolti ma non sono feriti gravemente" ha dichiarato alla Misna padre Alphonse Towpo, assistente del vescovo di Sambalpur, monsignor Lukas Merketta, sotto la cui diocesi ricadeva l`orfanotrofio distrutto. "Alcuni bambini sono stati ritrovati nei dintorni, altri hanno fatto lentamente ritorno all`orfanotrofio bruciato, dopo aver passato la notte nascosti chissà dove" ha aggiunto il religioso.
L'ondata di violenze che si è scatenata negli ultimi giorni sarebbe mossa da spirito di ritorsione: gli indù accusano i cristiani dell'omicidio del leader del Vhp (Vishwa Hindu Parishad) Swami Laxmanananda Saraswati, ucciso a colpi di arma da fuoco sabato notte con altre quattro persone nel villaggio di Rupa; omicidio peraltro rivendicato dai guerriglieri maoisti. Ma quello dell'omicidio del leader indù appare solo come l'ultimo pretesto dei fondamentalisti per commettere violenze contro i cristiani, che rappresentano circa il 2% della popolazione indiana.
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