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McCain: "Il cambiamento sono io
Obama non ha le mie cicatrici"

A 72 anni è il più anziano candidato di sempre. Ha accettato la nomination dei delegati repubblicani, con il fuori programma di un paio di interruzioni da parte di contestatori

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John McCain e Sarah Palin St. Paul (Minnesota), 5 settembre 2008 - Una settimana dopo lo storico discorso del suo rivale Barack Obama, il candidato repubblicano alla Casa Bianca John McCain si è presentato con lo stesso messaggio: cambiare l'America.

A 72 anni è il più anziano candidato di sempre, ma McCain non esita a proporsi agli elettori come un volto nuovo, un ribelle, uno che non esita a rompere con il passato per il bene del Paese. Lo ha fatto accettando la nomination dei delegati repubblicani riuniti nella convention di St. Paul in Minnesota, con il fuori programma di un paio di interruzioni da parte di contestatori, un fatto inaudito per una kermesse di un partito, eventi dove la regia controlla qualsiasi dettaglio, dai cartelli, ai palloncini, ai coriandoli, agli applausi.


Alcuni membri del movimento pacifista Code Pink
sono riusciti a entrare nell'Xcel Energy Center, eludendo i controlli di sicurezza con finti accrediti per giornalisti. Sotto la giacca indossavano le caratteristiche magliette rosa, una costante dei quattro giorni di proteste al di fuori dei cancelli della convention repubblicana.

Dopo l'inizio del discorso di McCain hanno cominciato a intonare slogan di protesta, sventolando due cartelli: "Le guerre non si vincono con l'occupazione" e "McCain vota contro i veterani". La regia ha inquadrato il contestatore, un ragazzo, per pochi secondi prima che fosse scortato fuori dall'arena.

Ma una decina di minuti piu tardi un altro focolaio di protesta ha di nuovo interrotto l'intervento di McCain. In questo caso due ragazze, anche loro in rosa, sono state trasportate fuori a forza. I delegati della convention hanno in entrambe le occasioni coperto gli slogan intonando all'unisono "Usa, Usa, Usa", finchè non è intervenuto McCain: "Non lasciatevi distrarre dal clamore della folla e dai rumori - ha detto, cercando di metterla in ridere - vorrei parlare ancora un po', e gli americani vorrebbero che smettessimo di gridare l'uno contro l'altro".


Poca ironia fuori dal palazzetto: la polizia ha arrestato circa 250 persone, poco prima dell'inizio del discorso di McCain. Facevano parte di un gruppo di circa mille intenzionati a forzare la recinzione ed entrare nella sala della convention, al grido di "McCain terrorista". Come è successo nei giorni scorsi, la polizia, in tenuta antisommossa, ha disperto i manifestanti a suon di gas lacrimogeni e arresti. In tutto sono finite in manette quasi 700 persone da lunedì.


La protesta è stata uno dei momenti più animati nel lunghissimo discorso di McCain (53 minuti, al cronometro di Associated Press), che non ha tra le sue molte qualità quella di essere un trascinante oratore. Ma i toni dimessi, a confronto con l'esplosivo intervento della vice Sarah Palin nella notte di mercoledì, sono in linea con il fair play del discorso. McCain ha riconosciuto a George W. Bush, il presidente più impopolare dall'era Nixon, il merito di avere guidato il Paese con mano ferma dopo l'11 settembre.

Ma i repubblicani, ha aggiunto, "hanno perso la fiducia degli americani per avere messo il potere al di sopra dei principi". Sono parole durissime, condite dalla promessa di restaurare "il partito di Roosevelt e Reagan, ripartendo da capo". Non lo chiamano 'maverick', un cane sciolto per caso.
 

McCain ha anche espresso il suo "rispetto e ammirazione" per Obama, il primo candidato afroamericano alla Casa Bianca. "Ma vincerò io", ha aggiunto, incassando uno degli applausi più fragorosi della serata.

La frase topica della serata gli resta nella bocca: "Ho l'esperienza e le cicatrici per dimostrare che sono un mediatore. Obama non le ha".

E' un riferimento ai segni lasciati dalle torture in Vietnam e alla lunga esperienza di vita a confronto del giovane senatore democratico. Ma la frase ad effetto fa cilecca, come una barzelletta raccontata male.
 

Il cambiamento di McCain non è solo politico, ma soprattutto morale: è fatto di rigore, soprattutto fiscale, e di fermezza in politica estera. Ma realizzato con un governo "aperto a indipendenti e democratici". L'appello di McCain è a mettere da parte i "rancori di partito": "Il cambiamento sta arrivando", ha detto sfidando l'establishment di Washington, del quale tuttavia fa parte, come membro del Senato, da oltre 20 anni.
 

Nella ricetta di McCain ci sono tuttavia pochi dettagli nuovi rispetto al programma di governo dell'attuale presidente, in economia, politica estera o nella ricetta per risolvere la crisi energetica.
 

Nella parte finale del suo intervento il senatore dell'Arizona ha rievocato il periodo di prigionia durante la guerra in Vietnam: è uno dei momenti più noiosi del discorso, e persino gli applausi della platea di delegati sembrano più tiepidi. Finchè McCain non ha imboccato il rettilineo del traguardo. "Alzatevi in piedi - ha detto, gridando più forte degli applausi - alzatevi in piedi e battetevi con me. Nulla è inevitabile, siamo americani, non ci arrendiamo mai, non ci nascondiamo dalla storia, scriviamo la storia".
 

E' finita con la pioggia di coriandoli e palloncini bianchi, rossi e blu, con le famiglie McCain e Palin sul palco. Adesso, finite le dirette tv, le due campagne elettorali torneranno a sfidarsi a suon di comizi, negli Swing States, ovvero gli Stati che decideranno il voto di novembre, serratissimo. McCain ha nel suo arco un'arma in più, la nuova "wonder woman" repubblicana Palin, e Obama ha già mobilitato l'ex rivale Hillary Clinton e altre eminenti donne democratiche come Kathleen Sebelius e Janet Napolitano per contrastarla. Si comincia lunedì, dalla Florida.










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