Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto, è stato eletto presidente del Pakistan. Ad annunciarlo è la commissione elettorale pachistana
Islamabad, 6 settembre 2008 - Asif Ali Zardari è il nuovo presidente del Pakistan. La Commissione elettorale ha annunciato che ha ottenuto 281 dei 426 voti validi dei deputati dei due rami del Parlamento e dei quattro Consigli provinciali. Il cinquantatreenne vedovo dell'ex premier Benazir Bhutto e copresidente del Partito popolare del Pakistan succede a Pervez Musharraf, dimessosi il 18 agosto.
Il successo annunciato del vedovo della Bhutto «è non solo una vittoria per Zardari e per il Ppp, ma è la vittoria del sogno di Benazir Bhutto di un sistema politico democratico», ha commentato la portavoce del Ppp, Farzana Raja, tra gli slogan dei militanti del partito che urlavano «lunga vita a Bhutto».
Secondo i primi dati diffusi, Zardari avrebbe ottenuto 481 voti su un totale di 702, ben oltre la maggioranza dei 352 voti che erano richiesti per l'elezione da parte del Parlamento di Islamabad e delle quattro assemblee provinciali. Il nuovo presidente ha ottenuto tutti i 65 voti dell'assemblea del Sindh, da cui proviene la famiglia Bhutto, 56 su 65 nella Provincia della frontiera nordoccidentale, 59 su 65 nel Beluchistan e 22 su 65 nel Punjab, la provincia dell'ex alleato di governo Nawaz Sharif.
LA SCHEDA
Una ventina di anni fa, quando sposò Benazir Bhutto grazie ad un matrimonio combinato, Asif Ali Zardari dichiarò che di politici in famiglia ne bastava uno. Ma dopo che sua moglie è stata uccisa in un attentato a fine dicembre, ha assunto di fatto il controllo del suo Partito popolare pachistano (Ppp) e oggi è diventato presidente, ovvero l'uomo più potente di questo paese dotato di arma nucleare.
Figlio del proprietario di un cinema del Sindh, questo 53enne dai folti baffi neri era sempre rimasto all'ombra della moglie, per due volte primo ministro, e a sua volta figlia del primo ministro Zulfikar Ali Bhutto. Poco popolare, era stato soprannominato «Mr. 10%» per la sua presunta propensione a chiedere tangenti, che ha sempre negato.
Arrestato ogni volta che il governo della moglie è stato deposto, ha trascorso in tutto 11 anni di carcere per accuse di corruzione senza mai essere stato processato. Rilasciato nel 2004, è stato amnistiato l'anno scorso nell'ambito di un accordo politico per il ritorno alla democrazia, stretto fra sua moglie e allora presidente Pervez Musharraf.
Ed è forse proprio per non veder messo in discussione quest'accordo che finora ha ostacolato il reintegro del giudice Iftikhar Mohammed Chaudry, capo della Corte costituzionale silurato da Musharraf.
L'uccisione in un attentato della Bhutto, poco dopo il suo ritorno dall'esilio, ha portato Zardari alla ribalta. La guida del Ppp è stata simbolicamente assunta dal giovane figlio Bilawal, ma nella pratica è nelle mani del padre. Zardari, che in passato è stato soltanto ministro dell'Ambiente nel secondo governo Bhutto, ha inizialmente mandato avanti un veterano del Ppp, Yousuf Reza Gilani, sostenendolo come primo ministro in un governo di coalizione con il partito dell'ex rivale politico della moglie, Nawaz Sharif. Ma ha poi cominciato ad ampliare il suo potere piazzando uomini a lui vicini nei punti chiave del Ppp e del governo.
In luglio è stato lui a spingere per trasferire il controllo del potente servizio segreto dell'Isi dall'esercito al ministero dell'Interno, venendo poi però costretto a fare marcia indietro.
Educato alla scuola missionaria di Karachi, Zardari ha vissuto a New York e viene considerato un filoccidentale convinto, atteggiamento rafforzato dall'attentato contro la moglie, attribuito ad estremisti islamici.
Accusato dai suoi detrattori di essere stato devastato psicologiamente dal carcere, ha risposto questa settimana in un articolo sul «Washington Post» che quegli anni lo hanno invece reso «una persona più forte e rafforzato la mia convinzione nel battermi per la democrazia. »Sono stato imprigionato sulla base di accuse non provate, che ora è assodato furono politicamente motivate, e non sono mai stato condannato neanche quando il sistema giudiziario era controllato dai nostri avversari«, si è difeso. E ha promesso di restaurare l'equilibrio fra potere esecutivo, legislativo e giudiziario, che Musharraf ha alterato a favore del presidente durante i sette anni del suo regime.
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