L'intervista a Elisa Radisone, un'italiana responsabile del Programma di Protezione dell’Infanzia con l’Organizzazione Non Governativa Save the Children di Natalia Encolpio
Roma, 14 agosto 2009 - Ruanda è una delle terre più martoriate dalle recente guerra civile scoppiata tra le varie etnie che popolano questa zona incuneata nel centro dell'Africa. Qui lavora e vive Elisa Radisone, un'italiana responsabile del Programma di Protezione dell’Infanzia con l’Organizzazione Non Governativa Save the Children
Una tua breve presentazione: chi sei, cosa fai, dove hai studiato e che percorso hai fatto.
La passione per la tutela e la promozione dei diritti dei minori mi è stata trasmessa fin da piccola da mia mamma logopedista per l’infanzia e mio papà cancelliere presso il Tribunale dei Minorenni di Venezia. Ricordo le conversazioni a tavola sui diritti dei bambini e sugli abusi di cui sono spesso soggetti, e le mie teorie di intervento per proteggere i più vulnerabili.
Sono nata a Venezia, a diciannove anni mi sono trasferita a Trieste e ho frequentato la Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori e successivamente ho conseguito il Master in Tutela dell’Infanzia presso l’Università di Ferrara.
La mia prima esperienza nel settore della Cooperazione Internazionale è iniziata a Venezia, presso l’Ufficio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per gli Investimenti per la Salute e lo Sviluppo, dove ho iniziato ad interfacciarmi con problematiche e sfide nel settore della Promozione della Salute; da quel momento il mio interesse a lavorare in organismi internazionali si è fatto sempre più vivo.
Dopo alcuni periodi di volontariato in Perù presso associazioni che si occupano di minori lavoratori, ho iniziato a collaborare con l’ Organizzazione Non Governativa Internazionale (ONG) World Vision in Indonesia, per il programma di assistenza umanitaria post-Tsunami. Dall’Asia mi sono spostata in Medioriente con UNICEF per supportare il programma di protezione dell’infanzia per l’Iraq.
America Latina, Asia, Medio-Oriente…per chi lavora nel nostro settore l’Africa è una tappa obbligata e dallo scorso Aprile ho accettato con entusiasmo l’incarico di Child Protection Programme Manager (Responsabile del Programma di Protezione dell’Infanzia) con l’ONG Internazionale Save the Children in Ruanda.
Mio marito lavora nello stesso settore e insieme affrontiamo le sfide di adattamento a nuovi paesi con le loro abitudini e culture. Entrambi crediamo che lavorare nel nostro settore sia molto di più che un lavoro, forse un privilegio. Il privilegio di conoscere paesi diversi tra loro ma con grandi similarità umane ci trasferisce sempre molte soddisfazioni nel nostro vivere quotidiano.
La tua Ong: cosa fa, dove si trova e di quali tematiche si occupa?
Save the Children è la più grande organizzazione internazionale indipendente per la difesa e la promozione dei diritti dei bambini. E’ stata fondata nel 1919 e ha iniziato le sue attività in Italia nel 1999. Proprio quest'anno festeggiamo il 90° compleanno di Save the Children nel mondo e il 10° in Italia. In Italia, in particolar modo, ci siamo attivati nella risposta al terremoto in Abruzzo creando 4 Spazi a Misura di Bambino che offrono supporto psicosociale e attività ricreative ai bambini e adolescenti per aiutarli a ritornare alla propria quotidianità, fornendo loro supporto psicosociale e aiutando le comunità a superare l’emergenza. Save the Children opera in oltre 100 paesi con una rete di 27 organizzazioni nazionali e un ufficio di coordinamento internazionale. Sviluppiamo progetti che consentono miglioramenti sostenibili e di lungo periodo a beneficio dei bambini, lavorando a stretto contatto con le comunità locali; portando aiuti immediati e supporto alle famiglie e ai bambini in situazioni di povertà o emergenza, in seguito a calamità naturali o guerre. Crediamo nella partecipazione attiva dei bambini e adolescenti e interveniamo per promuovere i loro diritti con governi, istituzioni nazionali e internazionali.
Il tuo lavoro in cosa consiste?
Questa è una di quelle domande che ancora oggi cerco di spiegare a mia nonna che si chiede come mai non faccio un lavoro più “semplice”…
Mi occupo del coordinamento tecnico e operativo del programma di Protezione dell’Infanzia per l’ufficio di Save the Children in Ruanda. Le tematiche di intervento consistono nella prevenzione di ogni forma di violenza e sfruttamento minorile e nella promozione dei loro diritti di base.
La sfida di ogni giorno, ma anche l’aspetto più entusiasmante del mio lavoro, consiste nello svolgere incarichi sempre diversi: elaborare proposte di progetto da inviare a potenziali donatori o scrivere rapporti di valutazione e monitoraggio dei progetti in corso a enti finanziatori; svolgere visite di monitoraggio dei progetti in corso e facilitare la creazione di comitati di protezione dell’infanzia per la prevenzione, l’identificazione e il supporto a bambini che hanno subito abusi e violenze. Tutto questo avviene in collaborazione con agenzie delle Nazioni Unite, in particolar modo UNICEF, organismi governativi nazionali e altre Organizzazioni Non Governative internazionali e locali, al fine di sensibilizzare le politiche nazionali nella promozione dei diritti di base dell’infanzia e rendere sempre più sostenibili gli interventi di sviluppo implementati. Non ci si annoia, questo è certo.
Esperienze riuscite e esperienze in cantiere?
A partire dal 2006, Save the Children in Ruanda ha contribuito alla creazione di “Comitati di protezione dell’infanzia” e di “Forum dei bambini” in 630 comunità del distretto di Gicumbi (nel nord del paese) e nei tre campi rifugiati congolesi presenti nel territorio. I “Comitati di protezione dell’infanzia” sono costituiti da gruppi di volontari delle comunità locali che si occupano della prevenzione e identificazione dei casi di abuso e sfruttamento minorile e sostegno ai bambini che hanno subito tali violenze. Save the Children ha implementato corsi di formazione per i volontari di questi comitati in materia di tutela e promozione dei diritti di base dei minori. Nel 2008/9 un totale di 35.000 bambini hanno beneficiato dell’intervento di Save the Children attraverso i “Comitati di protezione dell’infanzia”. Abbiamo inoltre avviato la creazione di “Forum dei bambini”: gruppi di bambini, eletti dai loro pari, che si fanno portavoce della promozione e tutela dei loro diritti di base. Save the Children crede infatti nell’importanza della partecipazione attiva dei bambini nello sviluppo delle loro comunità. E’ una grande soddisfazione per me, e per il nostro team, vedere come sono migliorate le capacità dei “Comitati di protezione dell’infanzia” e dei “Forum dei bambini” nella prevenzione e nella tutela dei casi di abuso e sfruttamento minorile.
Evoluzioni per il futuro?
I progetti di Protezione dell’Infanzia che Save the Children ha implementato in Ruanda si sono concentrati in un distretto nel nord del paese; c’è ancora molto da fare e in collaborazione con altre ONG e alla società civile, ci impegneremo a supportare il Governo ruandese nella creazione di “Comitati di protezione dell’infanzia” e “Forum dei bambini” in tutto il paese. E’ inoltre necessario investire in campagne di sensibilizzazione per la prevenzione degli abusi minorili all’interno delle famiglie, nelle scuole e nelle comunità, promuovendo il dialogo tra genitori e figli, insegnanti e studenti senza ricorrere a punizioni corporali o psicologicamente degradanti.
Africa: problemi più urgenti e prospettive per l’infanzia
Nel 2001, i Paesi dell’Unione Africana hanno stilato la Dichiarazione e il Piano d’Azione “Africa Fit for Children” (Africa a misura di Bambino), un documento che evidenza le priorità di intervento a favore della tutela dell’infanzia nel continente africano.Purtroppo, in molti paesi africani, queste priorità sono ben lontane dall’essere realizzate e come sempre i bambini pagano il prezzo più alto, in situazioni dove non hanno ne’ controllo, potere decisionale o responsabilità.
Una delle priorità del Piano d’Azione “Africa Fit for Children” è combattere la mortalità infantile e prevenire la trasmissione del virus dell’HIV. Ogni anno, nell’Africa Sub-Sahariana, circa 4.5 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni di età muoiono a causa di malattie prevedibili e curabili, e 1 milione di questi non supera il 28° giorno di vita. In alcuni paesi africani circa un terzo delle donne in stato di gravidanza risulta affetto dal virus dell’HIV ed è previsto che almeno un terzo dei nascituri sia altrettanto positivo al virus.
Molti di questi bambini potrebbero essere salvati, e salvarli non è impossibile. I paesi del nord Africa hanno dato un esempio che può essere seguito. Algeria, Egitto, Libia, Marocco e Tunisia hanno raggiunto un livello di mortalità infantile del 30 per 1000 nati vivi riducendo del 56% il tasso di mortalità infantile dal 1990. E’ necessario investire nei sistemi sanitari per offrire servizi di qualità, aumentare gli interventi essenziali per ridurre la morbidità e mortalità materna e supportare azioni a livello familiare e comunitario per aumentare la promozione della salute attraverso una corretta nutrizione, igiene personale ed educazione sessuale per prevenire la trasmissione del virus dell’HIV.
Il Piano di Azione “Africa Fit for Children” inoltre evidenzia la necessità di assicurare il diritto all’istruzione gratuita e di qualità a bambini e bambine, inclusi quelli con disabilità.
Grazie all’abolizione delle tasse scolastiche da parte di alcuni governi africani, i tassi di iscrizione sono aumentati dal 57% al 70% tra il 1990 e il 2005. Purtroppo, ancora molto resta da fare. I livelli di abbandono scolastico sono comunque alti, l’accesso dei bambini con disabilità è ancora limitato, la scarsa formazione degli insegnanti, le strutture scolastiche carenti e insufficienti e il rischio di abusi sessuali e violenze nelle scuole sono problematiche ancora molto attuali. L’educazione alla prima infanzia è molto limitata e la formazione degli insegnanti non è adatta a soddisfare le necessità dei bambini di quella fascia di età.
Un’altra delle priorità del Piano d’Azione “Africa Fit for Children” è il “diritto dei minori alla protezione”. Gli stati firmatari si sono impegnati ad assicurare la tutela dei bambini da tutte le forme di abuso, violenza e sfruttamento, quali ad esempio: i bambini coinvolti da conflitti armati, violenza sessuale, mutilazione genitale femminile, matrimoni di bambini, sfruttamento attraverso le forme peggiori di lavoro minorile e tratta di minori. Purtroppo, i programmi volti a prevenire questo tipo di violenze e a promuovere la protezione dei minori sono, ancora oggi, poco considerati dalle politiche di governo dei paesi in via di sviluppo; Save the Children per questo continua a impegnare gran parte delle sue risorse e sforzi per promuovere una consapevolezza globale di tutela e protezione dei diritti di base dell’infanzia.
Il Piano d’Azione promuove inoltre il “diritto alla partecipazione attiva dei giovani e dei bambini” nello sviluppo e nel processo decisionale a livello locale, nazionale e del continente africano.
La partecipazione giovanile è uno degli elementi che, oltre a facilitare gli Stati stessi a comprendere più chiaramente le problematiche che riguardano i bambini e avviare azioni più mirate alla loro risoluzione, è anche un mezzo che aiuta i minori nella loro crescita personale, nell’accrescere la stima in se stessi e la tolleranza verso gli altri.
Il raggiungimento di tali obiettivi e priorità prevede un considerevole sforzo da parte dei governi africani oltre che un apporto di carattere tecnico e finanziario da parte della comunità internazionale.
A tuo parere come può l'Italia intervenire nel processo di sviluppo del continente africano?
Durante il G8 del 2005 svoltosi a Gleneagles, i leader del G8 si erano impegnati ad aumentare l’APS (aiuto pubblico allo sviluppo) di 50 miliardi di dollari all’anno entro il 2010, di cui 25 miliardi sarebbero stati devoluti al continente africano.
Purtroppo le promesse non si sono ancora realizzate ed è ancora più doloroso sapere che l’Italia, paese ospitante del G8 di quest’anno, ha tagliato drasticamente i finanziamenti a favore della cooperazione internazionale allo sviluppo; non siamo certo un buon esempio di credibilità nei confronti degli altri paesi impegnati sullo stesso fronte. Durante il G8 all’Aquila, di fronte alla comunità internazionale, l’Italia si è assunta l’impegno di recuperare il ritardo in materia di aiuto pubblico allo sviluppo; ci auguriamo che il Governo Italiano si faccia portavoce di una politica volta alla giustizia globale attraverso una maggiore attenzione ai paesi più poveri del pianeta.
Per quanto concerne il settore “Protezione dell’Infanzia”, le linee guida triennali 2009-2011 della Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del Governo Italiano dichiarano: “la cooperazione italiana realizzerà iniziative di tutela e promozione dei diritti fondamentali dei bambini, degli adolescenti e dei giovani per favorire lo sviluppo sostenibile delle comunità di appartenenza, rafforzando il cruciale ruolo delle nuove generazioni nello sviluppo della pace e della democrazia”. Solo alla conclusione del triennio si potrà fare il consuntivo di quante risorse sono state devolute alla Cooperazione Italiana, alle ONG e alle Organizzazioni internazionali a favore di interventi umanitari nel continente africano e quante, in particolare, al settore “Protezione dell’Infanzia”.
Il G8 di questo anno si è concluso con una speranza che se realizzata potrebbe salvare le vite di milioni di bambini. Il Presidente americano, Barack Obama, ha reso noto che all'Aquila è stato varato un piano da 20 miliardi di dollari per la sicurezza alimentare, un fondo che supera di cinque miliardi quanto era stato ipotizzato e che si aggiunge agli aiuti di emergenza' che i Paesi si erano già impegnati a stanziare.
I prossimi mesi saranno fondamentali per trasformare in fatti le promesse dichiarate durante il Summit del G8, molto dipenderà da quanto, e come, i leader dei paesi ricchi daranno seguito agli impegni presi.
Uno straordinario sforzo sarà richiesto dai governi, dalla società civile, dalle fondazioni e da altri attori privati, impegnati nella stessa direzione e per gli stessi valori di giustizia.
Chi fosse interessato a ricevere ulteriori informazioni sui programmi di Save the Children o a supportarne le attività, può consultare il sito web www.savethechildren.it o chiamare il numero 06 4807001.
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di Natalia Encolpio