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SULLA COPERTINA DI VANITY FAIR

Federica Pellegrini nuda e dorata
"Così mi sento veramente donna"

L’unica nuotatrice azzurra ad aver vinto una medaglia d'oro racconta incubi, timori, amori e rancori. "Un sacco di gente mi guarda - dice la primatista - devo stare attenta alla mia immagine"

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federica pellegrini su vanity fair Roma, 14 luglio 2009 - Dal 18 al 26 luglio a Roma iniziano i Mondiali di nuoto: Federica Pellegrini, la primatista mondiale dei 200 e 400 stile libero racconta incubi, timori, amori e rancori a Vanity Fair che le dedica la copertina in edicola dal 15 luglio.

Prima delle gare c’è questo incubo: «Io sono ai blocchi di partenza, ma non faccio in tempo a togliermi l’accappatoio, quello blu, proprio il mio. Allora mi butto in acqua così, nuoto avendolo addosso, la cintura annodata. A ogni bracciata s’infradicia, diventa più pesante, ma io vado avanti, sono staccata, non vincerò mai, ma quel che conta è arrivare al traguardo, non affondare. E ci riesco». Questa ragazza di vent’anni è in gara con se stessa prima che con le altre e con il resto, se non del mondo, del suo ambiente. Ha conosciuto le paure, trovato i rimedi, buttato un oro a Pechino, vinto un oro a Pechino, conquistato e perduto record e fidanzati. A volte, come a novembre agli Assoluti invernali di Genova, ti spaventi e ti manca il respiro.

Che cosa è successo? «Non riuscivo a prendere aria, la gola si chiudeva e ho dovuto fermarmi. Una parte di me mi stava dicendo qualcosa. C'è la gara breve, i 200, che faccio in scioltezza. E poi la distanza lunga, che mi costa di più. E una parte di me non voleva».

Succede spesso che le due Federiche litighino? «Sì. Adesso meno, in passato molto di più».

E come ne sei uscita da quelle liti, da quella paura? «Con l'aiuto psicologico. Sono stata seguita, ho imparato un metodo, mi ripeto una frase chiave».

Quale? «Non è reale, non è reale...».

Non è reale? «No. È nella mia testa, ma non è nella realtà. Non sta succedendo realmente se io non lo consento».

Che cosa ti è successo a Pechino? Butti un oro, poi vinci un oro… «Niente, ho sbagliato la gara lunga, come al solito. Non sono partita abbastanza forte e, se non lo faccio, poi non recupero».

Però hai recuperato nell’altra gara. Lo sai che cosa si bisbiglia in questi casi, vero? Dicono: “Poi ha preso la bomba e si è rimessa ad andare come un motoscafo”. «Sì, lo dicono, lo dicono. Ma io faccio una marea di controlli antidoping, come potrei passarli se prendessi qualcosa?».

C’è chi lo prende, quel qualcosa? «Sì, certo, come in tutti gli sport».

Ti sei mai fatta qualche canna, come Michael Phelps? «No, neanche quello. Poi non credo che aiuti. Lui ha sbagliato a farlo, ha dato un’immagine sbagliata».

 Ti preoccupi dell’immagine che dai? «Sì. Un sacco di gente mi guarda…».

Sei a tuo agio davanti allo specchio? «Sono vanitosa, mi guardo un sacco…».

E...? «Va già meglio. Non avrò mai il fisico che voglio, ma rispetto ai quindici anni, al periodo terribile di Milano, quando ingrassavo a vista d’occhio, adesso sono quasi soddisfatta».

Com’è il fisico che vorresti e non avrai? «Quello da modella: vorrei essere sottile e non lo sarò mai. Mi piacerebbe, quando smetterò, dopo l’Olimpiade di Londra 2012 forse, fare qualcosa nella moda».

 Non sarà il fisico che vorrai, ma qualche migliaio di persone guarderà le fotografie con la pelle d’oro… «Questo è il primo servizio fotografico in cui mi sono sentita donna».

Ti è simpatico Paolo Barelli, il presidente della tua federazione? «Oddio. Vuoi scrivere la risposta nell’intervista?».

 È così che funziona. «Allora è meglio che risponda dopo i Mondiali, fino ad allora preferisco tacere. Ne avrei delle cose da dire, ma non adesso».

È come una risposta. Che cosa è successo? «Diciamo che dopo Pechino, dopo aver vinto una medaglia d’oro, pensavo che sarei stata almeno rispettata. Trattata con un minimo di riguardo. Invece non è stato così».

Qual è il problema? «Forse proprio che ho vinto. E che sono del circolo Aniene, quello di Giovanni Malagò».

Se vinci a Roma sarà ancora peggio? «Penso di sì, ma comunque me ne andrò sei mesi in America e sarò serena. Se vinco faranno tutti finta di essere felici, ma staranno recitando».

Toccando ferro: e se ti dovesse andare male? «Già vedo la scena: riceverò una pacca sulle spalle, consolazione davanti al pubblico, poi andranno di là a festeggiare».

Se ti va bene bene, due ori, a chi li dedichi? «A me stessa. Alla mia famiglia, a Luca – Luca Marin, il mio fidanzato –, a Malagò all’allenatore».

Se va male, di chi sarà la colpa? «Mia».

Riesci a essere contenta per le vittorie degli altri? «Dipende. Lo sono se loro sono altrettanto contenti per me».

Per chi potresti essere contenta in caso di vittoria a Roma? «Per Luca».

 Punto? «Punto».

 










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