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Musica

ADDIO MAESTRO

Ore 5, è morto Luciano Pavarotti
In edicola edizione straordinaria QN

Il tenore si è spento stamane alle 5 nella sua villa alle porte di Modena: accanto a lui la moglie Nicoletta, le quattro figlie e la sorella Gabriella.  La camera ardente in Duomo dove sabato verranno celebrati i solenni funerali. Attesa una folla immensa   Il tuo ricordo.

Dalle 14 nelle edicole un inserto gratuito del Qn

Luciano Pavarotti Modena, 6 settembre 2007 - Le stelle erano da poco tramontate quando Luciano Pavarotti è morto. «All’alba vincerò», cantava in una celebre interpretazione. Ma proprio all’alba di oggi è stato sconfitto dalla malattia contro cui combatteva da tempo.

 

Erano le 5 di questa mattina quando sul mondo intero è calato il sipario. «Penso che una vita per la musica sia un’esistenza spesa meravigliosamente ed è questo a cui ho dedicato la mia vita»: è l’ultima frase pronunciata dal tenore ieri, ha spiegato la sua agente londinese Terri Robson, quando la sua voce, così forte, si è fatta flebile.

 

Le indiscrezioni su un aggravamento delle condizioni del Maestro, che avrebbe compiuto 72 anni il 12 ottobre, hanno cominciato a rimbalzare nelle redazioni dei giornali ieri sera. Alcuni amici di famiglia erano riuniti attorno a un tavolo al ristorante vicino alla grande villa in stradello Nava a Santa Maria di Mugnano, come a pregare per il tenore.

 

Al capezzale del Maestro quando Pavarotti è spirato c’erano la moglie Nicoletta, le quattro figlie del cantante Cristina, Lorenza, Giuliana e Alice e la sorella Gabriella. Una guardia del corpo che sorvegliava il giardino della casa con lo sguardo perso nei ricordi del Maestro preannunciava già la fine di un uomo che resterà comunque immortale.

 

Ad assisterlo durante il calvario delle ultime ore, due infermieri personali e il dottor Antonio Frassoldati del centro oncologico modenese: «Pavarotti è sempre stato molto cosciente — ha detto il medico — e ha sempre cercato di combattere questa malattia». La notizia della morte nel giro di poco più di un’ora ha fatto il giro del globo. C’è grande attesa per i funerali solenni che sabato porteranno nel Duomo di Modena, definito dall’Unesco patrimonio dell’umanità, mezzo mondo.

 


Nel tardo pomeriggio di oggi, intanto, verrà allestita la camera ardente nella cattedrale. Poi dopo l’ultimo saluto Big Luciano sarà sepolto a Montale, accanto ai genitori e al piccolo Riccardo, gemello di Alice, ultima nata di casa Pavarotti.

 

Le luci della casa in cui si stava spegnendo il tenorissimo sono rimaste accese tutta la notte. Nessuno ha dormito nella grande villa di campagna. Fuori dal cancello verde, a pochi metri da quei muri colorati, dal prato, dalle siepi, già dalle sei del mattino hanno cominciato a intravedersi i primi giornalisti. Il circo mediatico che in poche ore ha attorniato la villa è stato sorvegliato da polizia, carabinieri e vigili urbani che hanno presidiato l’area intorno alla villa dalle cinque in poi. I cronisti arrivano da tutto il mondo per raccontare con le parole e le immagini l’atmosfera che si respira davanti alla casa del tenore.

 

C’è commozione, incredulità, silenzio. C’è rispetto per l’uomo che ha portato il nome di Modena e dell’Italia nel mondo. Ci sono gli sguardi degli amici che entrano nella casa in punta di piedi, con gli occhi lucidi. Ci sono i rappresentanti delle istituzioni e le persone comuni che vengono in pellegrinaggio per essere testimoni di una giornata che segna la fine di un’epoca.

 

Tra i primi ad arrivare il figlio del grande Enzo Ferrari, Piero: «E’ un momento duro, molto difficile — ha dichiarato — era un grande della musica, la sua notorietà ha portato in alto il nome di Modena. Sono molto triste, ci eravamo visti solo tre giorni fa, ho notato che lottava, era molto provato. Ci sono tanti ricordi che ho di lui, i più belli riguardano la sua voce e la sua musica».

 

Il sindaco, Giorgio Pighi, è stato il primo tra le autorità a giungere a casa Pavarotti: «Solo la gravità della malattia ha vinto la sua tenacia». Pighi ha ricordato l’ultimo incontro con il Maestro, qualche giorno fa: «Malgrado tutti la nostra conversazione è stata proiettata verso il futuro, alla soddisfazione per il premio Eccellenza della cultura che Pavarotti aveva appena ricevuto. E’ un grande dolore per tutti noi, per noi modenesi, cittadini di un mondo che è anche un po’ nostro grazie alla straordinaria generosità del Maestro Pavarotti».

 

Tra gli amici più intimi, Giorgio Maletti, che ha voluto ripercorrere i momenti felici della giovinezza: «Mi viene in mente quando giocavamo insieme a calcio nel San Faustino — ha ricordato commosso — lui stava in porta. Il suo sorriso di due giorni fa è stato l’ultimo regalo che ho ricevuto da Luciano».

 

Per tutta la mattina si sono susseguite le visite di personaggi di spicco della cultura, fra cui il rettore dell’università di Modena e Reggio Emilia Gian Carlo Pellacani, che hanno voluto salutare per l’ultima volta Pavarotti.
Nella tarda mattinata, molto commosso, è entrato a porgere il proprio cordoglio a Nicoletta Mantovani e ai familiari anche il direttore d’orchestra Leone Magiera, che ha accompagnato il tenore sul palcoscenico per una vita. Poco prima si è fatto vedere anche il flautista Andrea Griminelli.

 

Il tenorissimo, provato da un anno intero di battaglia con la malattia, era stato dimesso dal Policlinico di Modena lo scorso 25 agosto, dopo 18 giorni all’ospedale. Era stato ricoverato l’8 agosto in seguito a un’infezione alle vie respiratorie che l’aveva colpito mentre si trovava in vacanza nella sua casa di Pesaro. Da allora il Maestro non si è più ripreso, sconfitto da quel tumore al pancreas, per il quale era stato operato più di un anno fa a New York.

 
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