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L'INTERVISTA

Il jazzista Paolo Fresu: "Il mio tributo a Léo Ferré"

Il suonatore di tromba e flicorno, la cui attività in concerto è spasmodica con personaggi e gruppi sempre diversi, sta ottenendo un successo di dimensione internazionale. In questi giorni sta lavorando sul tributo a Léo Ferré, trascinato dal pianista Cipelli e con il cantante Testa                          

                                                          di Riccardo Jannello                       

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Paolo Fresu Milano, 4 aprile 2008-Come fa un musicista, anche bravissimo, a districarsi fra mille progetti ed essere sempre lucido e pronto a gettarsi in ogni cosa con entusiasmo? Ce lo spiega Paolo Fresu, straordinario suonatore di tromba e flicorno, la cui attività in concerto è spasmodica con personaggi e gruppi sempre diversi e gli sta dando un successo di dimensione internazionale. In questi giorni sta lavorando sul tributo a Léo Ferré, trascinato dal pianista Roberto Cipelli e con il cantante piemontese Gianmaria Testa (nel sito www.paolofresu.it tutte le informazioni e le date su questi e altri concerti), ma presto virerà nuovamente nel suo spazio libero: d'altronde i jazzisti non hanno confini e non si fermano mai.

- Fresu, come mai Ferré?
"L’idea stavolta non è mia, ma ho accettato quella che secondo me era una sfida difficile da giocare e che invece si è dimostrata vincente. Non ci credevo, c’era qualcosa che mi faceva pensare".

- Quali erano i suoi dubbi?
"Forse non conoscevo bene Ferré: mi sembrava sì uno chansonnier di grandissima levatura, ma con il testo troppo importante e la musica in secondo piano: pensavo non ci fosse nei suoi brani un impianto tale da giustuificare un mio intervento".

- E invece?
"La consolidata amicizia con Cipelli, con cui dall’84 condivido oneri e onori, mi ha fatto alla fine dire di sì e mi ha fatto scoprire un’altra verità".

- Quale?
"Lavorando sul materiale musicale, ho scoperto che Ferré non era solo un parolierie, ma c’era dietro una partitura molto interessante e stimolante, sia dal punto di vista jazzistico o del blues o della melodia in senso stretto".

- Così è venuto fuori un tributo vero...
"Esatto. Al quale contribuisce la voce di Gianmaria Testa: lui è la dimensione più Ferré, la mia tromba è la voce numero due che declama in senso poetico ciò che Ferrè desiderava. Così i miei dubbi si sono disciolti. Ho scoperto tante piccole cose e alla fine siamo riusciti a portare alle stelle il personaggio".

- Il pubblico come reagisce?
"I concerti hanno avuto fino a ora un grande successo, anche in Francia. E a Parigi, città ambita e rischiosa nella quale cantare Ferré in italiano, il risultato è stato inatteso. Forse perché Ferré è un personaggio universale, forse perché Gianmaria è davvero bravo, e forse perché anche noi jazzisti italiani abbiamo all’estero un grande riscontro".

- Che cosa mettete in campo voi jazzisti di casa nostra fuori dai confini italiani?
"La nostra personalità musicale, che è altissima. Abbiamo fatto una lettura nuova di Ferré a casa sua riuscendo a dimostrare che dal punto di vista della poesia e del suono quando troviamo la giusta ricetta siamo a livelli molto alti".

- Quindi la tradizione italiana risalta...
"Certo. E infatti nel concerto proponiamo anche due brani di Tenco, 'Lontano lontano' e 'Mi sono innamorato di te', e leggiamo una lirica di Pavese. D’altronde Ferré era non solo un poeta lui, ma ha messo in musica anche i grandi poeti francesi, Baudelaire per esempio".

- Lei è un musicista poliedrico, impegnato a suonare con tanti personaggi di ogni genere: come sceglie le collaborazioni?
"Le regole cambiano a seconda dei progetti. Innanzitutto ci deve essere un giusto rapporto fra gli artisti, quindi bisogna capirsi attorno al suono, senza di quello non c’è musica, deve essere l’elemento condivisibile per sposare il jazz e gli altri mondi. Non mi pongo problemi di stile, ma come approcciarsi: ognuno deve respirare, non sentirsi soffocato, sennò è meglio desistere".

- Ha mai dovuto abbandonare un progetto?
"Sì, onestà intellettuale vorrebbe che quando la musica non è condivisa e qualcosa non funziona ci si metta da parte. Purtroppo non sempre accade, a volte il bisogno di lavorare è più forte, ma io preferisco eclissarmi".

- Parliamo dei vari progetti nei quali è impegnato...
"Sono continui e diversi, quasi da non raccapezzarsi... Appena finito il giro con il tributo a Ferré sarò impegnato di nuovo con la Kocani Orkestar e Antonello salis, tutta un’altra musica davvero, piena di suoni e di colori, un impatto che non si può dire intimista, ma molto divertente. Quindi il trio con Richard Galliano e Jan Lundgren, un progetto che si intitola Mare Nostrum e che potrei davvero definire ‘acquatico’: un italiano come me, un francese girovago, uno scandinavo e ognuno di noi porterà in questa esperienza la propria tradizione cercando di coagularla in un mare di emozioni. Jazz al passo coi tempi, dall'alto contenuto emozionale e in cui la componente melodica è fortemente valorizzata. Molto coinvolgenti saranno anche i concerti con Carla Bley e poi con Uri Caine, in cui esplorerò altri mondi ancora. Si tratta di musicisti eccezionali che giocano con i loro pianoforte attraversando la musica a 360 gradi. In tutte queste esperienze e in quelle che ho compiuto negli anni, ad esempio il tour con Ornella Vanoni e altre cose più pop, il suono va coltivato per quello che siamo e non bisogna teatralizzare troppo il nostro atteggiamento".

- Che cosa dà il segnale di un percorso seguito con successo?
"La felicità in palcoscenico, in ogni momento. Respirare il suono e la musica a oltranza, senza mai smettere. Se faccio una cosa che non mi piace mi ritrovo stanco morto in poco tempo e tutti i problemi mi cadono addosso, mi pesano e mi fanno male. Una stanchezza mentale che diventa anche fisica e non fa assaporare alcuna gioia. Bisogna che la sinergia fra i musicisti sia totale per non cadere in questo rischio. Quando mi è accaduto di correrlo, la giornata è perduta, i sacrifici che non portano a nulla sono pessimi da sopportare. Bisogna che gli artisti facciano quello che amano e riescano di conseguenza a ricavarne per sé un benessere personale che deve essere lo stesso del pubblico".

di Riccardo Jannello

 









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