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INTERVISTA AGLI ARAM QUARTET

"Il successo non ci ha cambiati"

I vincitori della prima edizione di 'X-Factor' raccontano la loro avventura cominciata con una grande amicizia e una passione comune per la musica, ma confessano di essere rimasti i quattro ragazzi salentini di sempre

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Aram Quartet Bologna, 31 luglio 2008 - Sono stati i vincitori della prima edizione di 'X-Factor', ma nell'animo sono rimasti i quattro ragazzi del Salento legati alla loro terra e alle proprie famiglie. Parola di Antonio Maggio, il componente più giovane degli Aram Quartet, appena 21 anni. "Il successo non ci ha cambiati anche se la nostra vita è stata radicalmente stravolta. In realtà siamo quelli di sempre - spiega - ma ovviamente adesso siamo perennemente in giro, divisi tra la promozione dell'album e le date del tour".


Quando vi sieti presentati al provino pensavate di arrivare alla fine e... di trionfare?
"Ci speravamo, ovviamente. Ma non ce l'aspettavamo, anche perché musicalmente come gruppo siamo nati pochi mesi prima della trasmissione".


Un'operazione nata a tavolino?
"No, al contrario. Prima che un gruppo noi siamo quattro grandi amici: è questo che ci caratterizza rispetto ad altre formazioni, in cui prima è nato il legame professionale poi quello umano. Ognuno di noi aveva un trascorso artistico da solista alle spalle e ha portato questo suo background".


A proposito di background, avete età diverse e sicuramente la vostra formazione sarà stata differente.
(interviene Raffaele Simone) "Parlo io che sono il veterano del gruppo (34 anni, ndr) e ho attraversato più periodi musicali degli altri. L'età non è mai stata un limite: i due Antonio e Michele sono grandissimi, hanno un'ottima elasticità che permette loro di calarsi perfettamente nello stile del brano che stiamo affrontando. Penso che lo abbiamo dimostrato anche durante lo show in tv".


(parla Michele Cortese) "Comunque è vero, ognuno di noi ha un bagaglio musicale differente: per me è il rock, Antonio Maggio viene dal pop, Antonio Ancora dal funky jazz mentre Raffaele ha le sue radici nella musica leggera".


Come vi siete trovati con Morgan e a misurarvi con brani famosi, come il successo di Alice?
(Raffaele Simone) "Morgan è una specie di meteora che passa e scompiglia tutto. Con noi la scintilla è scattata nell'ultimo provino a Milano quando è venuto fuori con gli occhi lucidi e ci ha detto che ci avrebbe fatto cantare Bohemian Rapsody. A lui ci lega un rapporto di grande stima e affetto reciproco. Per quanto riguarda 'Per Elisa', invece, pensiamo di aver mantenuto intatto lo spirtio del testo: è un messaggio sociale che trascende il tempo, è una denuncia contro la droga e la dipendenza che crea".


A un ragazzo che vuole farsi strada nel mondo della musica che consigli dareste? Di presentarsi a un talent-show televisivo?
(Michele Cortese) "Prima di approdare in televisione noi abbiamo fatto tanta gavetta tradizionale: esibizioni in locali, feste, concerti dal vivo. E' chiaro che 'X-Factor' è stato un ottimo trampolino di lancio per noi, ma la gavetta serve sicuramente a formarti le ossa. D'altronde tutti i partecipanti alla trasmissione avevano trascorsi importanti, questo si è visto nell'attenzione che il format ha prestato alla qualità della musica".


Cosa ne pensate di internet? Molti nuovi volti vengono da lì...
(Antonio Ancora) "L'obiettivo oggi è comunicare e, da questo punto di vista, la rete rappresenta una vera conquista. E' un mezzo diretto e democratico perché non obbliga a mediazioni: è un canale valido per proporre la propria musica e la propria arte senza dover sottostare alle imposizioni di case discografiche o alle scelte di palinsesto di radio e televisioni".


E qual è il vostro rapporto con il web?
(Michele Cortese) "Abbiamo un profilo su myspace molto aggiornato (www.myspace.com/aramquartetofficial), mentre il sito è ancora in fase di allestimento".


(Antonio Ancora) "Abbiamo 5 o 6 forum di nostri fan con cui interagiamo quasi quotidianamente. Anzi internet ci consente proprio questo: di essere sempre in contatto con il pubblico, di coglierne gli umori e di confrontarci".

di Daniela Laganà










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