Il Guardasigilli: "Eravamo due ministri, io e il vice premier Rutelli: se prendevamo il volo di linea con gli uomini delle nostre scorte la spesa sarebbe stata superiore". E poi: "I miei cari hanno pur diritto a stare ogni tanto con me, visto che non ci vediamo mai" Commenta
Roma, 14 settembre 2007 - «È un attacco politico». Il ministro della Giustizia Clemente Mastella contrattacca, in un'intervista al 'Corriere della Serà, sulla vicenda del volo di Stato che lo ha portato a Monza per il Gran Premio di Formula 1, e sostiene «se qualcuno nella sinistra populista-editoriale pensa di colpirmi negli stinchi e, attraverso me, di rpovocare la caduta del governo Prodi, ha sbagliato di grosso i suoi conti».
E spiega: «Eravamo due ministri, io e il vice premier Rutelli. Tutti e due invitati dall'organizzazione ufficiale per la premiazione. Non vedo lo scandalo, se non mi invitavano non ci andavo mica a Monza».
Dopo aver ricordato il livello di sicurezza imposto per i membri del governo, il Guardasigilli rileva che «se io e Rutelli prendevamo il volo di linea con gli uomini delle nostre scorte la spesa sarebbe stata superiore e avremmo creato problemi ad altri passeggeri».
Quanto alla presenza del figlio Elio, il ministro afferma: «Gli ho chiesto io di accompagnarmi... Non cambia nulla se ci sono 10 o 15 persone. E poi l'elicottero per il trasferimento da Linate a Monza era privato, dell'organizzazione dell'autodromo».
In un'intervista a 'Il Giornalè, inoltre, il Guardasigilli afferma che questo fatto «non ha mica creato problemi all'erario. E poi i miei cari hanno pur diritto a stare ogni tanto con me, visto che non ci vediamo mai». Alla domanda se l'inchiesta per lo spionaggio alla Ferrari non fosse un buon motivo per evitare la visita, Mastella risponde: «Chi lo dice è un farabutto. I magistrati sono autonomi secondo la Costituzione. Io non posso influenzare nè loro nè la gara. Infatti, ha vinto la McLaren».
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