Milano, 30 ottobre 2007 - Il comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico riunito in Prefettura a Milano conferma la scorta come misura di protezione per il giudice Clementina Forleo che replica immediatamente: "Non possono obbligarmi a salire sull'auto della scorta, mi sono informata bene, anche se il provvedimento formale non l'ho ancora letto. Io attendo chiarimenti in merito ai comportamenti dei vertici dei carabinierri di cui ho parlato in questi giorni".
Insomma, non è cambiato nulla, continua il muro contro muro.
Forleo nel tardo pomeriggio parla ancora per spiegare che la decisione non le è stata notificata ma non perde l'occasione per ribadire: "Alla scorta si può rinunciare e io ho già rinunciato".
Intanto da Brescia il procuratore capo della Repubblica Giancarlo Tarquini dice che la competenza a indagare sulle minacce a Forleo è del suo ufficio.
LE ACCUSE DI FORLEO
Forleo ritiene che la denuncia presentata contro di lei al Csm da un ufficiale dell'Arma per le litigate verbali su presunte mancate indagini in merito alle minacce ricevute dai genitori prima che morissero in un incidente e da altri familiari non può non aver ricevuto il placet dai vertici. Per cui il giudice senza chiarimenti non si fida e non vuole la scorta.
LE SCALATE BANCARIE
In merito alle pressioni che avrebbe ricevuto rispetto all'inchiesta sulle scalate bancarie il giudice afferma di aver consegnato una lettera"a futura memoria" a un amico, l'ex magistrato Ferdinando Imposimato che la custodirà rendendola pubblica solo se alla stessa Forleo dovesse accadere qualcosa.
Ma dal palazzo di giustizia di Milano, a proposito di Clementina Forleo, emergono divergenze tra il giudice e la procura in merito agli sviluppi dell'inchiesta sulle scalate bancarie e in particolare sulla linea da tenere in relazione alla richiesta da inviare al Parlamento Europeo per sollecitare la decisione sulla possibilità di utilizzare le conversazioni intercettate tra Massimo D'Alema e l'ex numero uno di Unipol Gianni Consorte.
Dalla procura hanno "consigliato prudenza". Il giudice invece, stando a quanto si apprende, sarebbe intenzionato a rivolgersi a Strasburgo, oppure, alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale a restituire gli atti ai pm con l'invito a usare le intercettazioni a carico di chi parlamentare non è come Gianni Consorte e Ivano Sacchetti.
Da quando la Camera dei deputati si è dichiarata incompetente a decidere su D'Alema, all'epoca dei fatti nel 2005 parlamentare a Strasburgo è passato più di un mese, ma in Tribunale a Milano nessuna decisione è stata ancora presa.
In parole povere Clementina Forleo teme di essere rimasta sola, soprattutto da quando dai pm ha ricevuto l'invito ad aspettare la decisione del Senato sulle conversazioni di Nicola La Torre la cui posizione è correlata a quella di Massimo D'Alema. Una decisione che potrebbe tardare per mesi.
Intanto i pm hanno spiegato che in vista dell'udienza davanti al gup del 23 novembre non chiederanno alcun rinvio per aspettare le decisioni della politica.
IL CSM APRE UN FASCICOLO
In serata e' poi venuta la decisione della Prima commissione del Csm che, se accolta dal Comitato di presidenza, comportera' che Clementina Forleo sia sentita sui fatti che ha denunciato.
Una soluzione che il giudice accoglie prontamente: ''Sono pronta ad essere sentita'', spiega dopo una giornata trascorsa in udienza per una causa di colpa medica, mentre un milanese ha sostato per un po' davanti al suo ufficio per presentare una denuncia per una sua vicenda, prima che il cancelliere del giudice gli spiegasse che gli esposti vanno presentati altrove.
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