ROMA, 17 aprile 2008 - ASSISTIAMO all’inabissarsi di esperienze, culture, persone che in questi ultimi anni hanno fatto politica e che lo spietato (per loro) risultato elettorale ha spazzato via — per ora, non abbiamo detto per sempre — dal panorama istituzionale nazionale. Sentiremo parlare molto meno (in alcuni casi per niente) di Boselli, Bertinotti, Storace, Diliberto, Caruso, Luxuria, Pecoraro Scanio, Volontè, Paolo Cento, Franco Giordano, Ciriaco De Mita e molti altri ancora, già prima meno noti dunque ora destinati all’oblio. In politica succede anche questo.
Certo, in Italia non si era mai visto sparire, in un colpo solo, un’intera «ala» delle aule parlamentari, quella della sinistra estrema. Con la Sinistra Arcobaleno, invece, se ne vanno, di fatto, tre partiti e una formazione politica (Sd). Il più clamoroso è il caso di Rifondazione Comunista. Per Bertinotti passaggio spietato: dalla terza carica dello Stato al nulla. «Vado in pensione», aveva detto ai suoi dopo la decisione di «lasciare spazio ai giovani» seguita alla disfatta elettorale. Probabilmente così farà, pur rimanendo un punto di riferimento «ineludibile» per la sinistra.
E comunque anche presidente della Fondazione Montecitorio. In fondo i partiti componenti la Sinistra Arcobaleno possono contare dei rimborsi elettorali fino al 2011. Che non è come prendere anche lo stipendio parlamentare, ma è pur sempre qualcosa.
E così molti trombati dell’aula (Giordano, Pecoraro Scanio, Cento, Diliberto, Rizzo e la Palermi) torneranno nell’alveo del partito come funzionari. Diliberto anche in cattedra, a fare il professore universitario. Anche Caruso resterà a «a far politica», ma dal basso «in mezzo alla gente», e così sarà anche per Vladimir Luxuria.
Solo che "tornerò a organizzare anche feste ed eventi gay — spiega l’ex onorevole — perché la politica si fa anche così». Più incerta la sorte di Boselli e degli ex socialisti. Che nonostante i tragici risultati si dicono pronti a «continuare a fare politica per ricostruire una forza socialista". Senza rimborsi, però, sarà un lavoro più in salita.
e. g. p.
Il Cavaliere nel 2006 ha dichiarato quasi cinque volte rispetto all'anno precedente: 139.245.570 euro. Seconda, a grande distanza, la Santanché, terzo Bertinotti