Il presidente della Repubblica a Lione bacchetta i governi e dopo il fallimento del referendum irlandese caldeggia "un impegno più saldo e coerente"
Lione, 21 giugno 2008 - Per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, "troppi governi hanno dissimulato le posizioni da essi sostenute in sede europea, chiamando in causa l'Europa e in particolare la Commissione europea come capro espiatorio per coprire loro responsabilità e inefficienze".
Intervenendo agli Stati Generali d'Europa, oggi a Lione, Napolitano ha sottolineato che "troppi governi nazionali hanno negli anni scorsi ritenuto di poter gestire in solitudine gli affari europei, poco preoccupandosi di coinvolgere sistematicamente le rispettive opinioni pubbliche e perfino i rispettivi Parlamenti nelle discussioni e nelle scelte cui erano chiamate le istituzioni dell'Unione".
DOPO IRLANDA, PIU' IMPEGNO
Dopo il fallimento del referendum irlandese di ratifica della Convenzione europea "è giunto il momento della prova: se in questa dimensione e con queste regole l'Unione europea mostra di non poter funzionare e di non poter nemmeno cambiare le proprie regole, bisogna trovare le forme di un impegno più saldo e coerente tra quei Paesi che si sono riconosciuti nelle scelte più avanzate di integrazione e coesione, come quella della moneta unica, quella dell'euro e dell'Eurozona".
E' questo il passaggio-clou dell'intervento del presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, agli Stati Generali d'Europa, che si stanno svolgendo in questi giorni a Lione.
Napolitano, intervenuto di fronte a una numerosissima platea di personalità europee, fra cui l'ex presidente del Consiglio italiano e della Commissione europea, Romano Prodi, ha sostenuto con vigore che consentire il naufragio del Trattato di Lisbona, dopo quello della Convenzione europea "equivarrebbe a mettere a rischio le conquiste del passato e le prospettive del futuro".
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