Il Senatur: "Anche l'inno dice l'Italia schiava di Roma. Toh, dico io" e accompagna le parole alzando il dito medio. Napolitano apprezza gli interventi di Fini e Schifani sull'unità del Paese
Roma, 21 luglio 2008 - Il 'gestaccio' di Umberto Bossi contro l'inno nazionale e il duro attacco agli insegnanti del sud mette in imbarazzo la maggioranza che però cerca di sminuire e scatena l'opposizione con l'Idv che pensa anche ad una mozione di sfiducia.
Il leader del Pd, Walter Veltroni, chiede a Silvio Berlusconi di prendere le distanze in modo chiaro: "Mi aspetto una chiarissima, netta e non scherzosa presa di distanze da parte del presidente del Consiglio". E poi si rivolge ai presidenti delle Camere: "Mi aspetto che i presidenti Fini e Schifani, oggi, aprano le sedute di Camera e Senato con parole di condanna netta sul fatto che un simbolo di unità nazionale sia stato fatto oggetto di un gesto simile".
E la presa di posizione di Fini arriva: "L'inno rappresenta, al pari della bandiera, l'elemento simbolico dell'Italia e come tale va rispettato". Ed ancora: "L'identico rispetto va tenuto nei confronti di tutti, quale sia il luogo dove si nasce. Non esistono gli italiani del nord, del centro o del sud, ma gli italiani".
Il presidente della Camera ha poi espresso un auspicio. "Mi auguro - spiega il presidente della Camera - che coglierà le prossime occasioni per precisare il suo pensiero".
Fini aggiunge: "Non c'è dubbio che il rispetto dell'unità nazionale è una condizione imprescindibile per qualsiasi riforma", anche quella del federalismo fiscale che dovrà essere "garanzia per tutta l'Italia", osserva Fini. E il nostro Paese - argomenta ancora la terza carica dello Stato - "piaccia o meno" si riconosce "nell'inno nazionale".
La replica di Bossi non si fa attendere: bolla come "strumentalizzazioni" le polemiche a seguito del suo gesto e delle sue parole contro l'inno d'Italia e critica duramente il presidente della Camera, Gianfranco Fini: "Poteva anche non intervenire che era meglio". Umberto Bossi, risponde così ai giornalisti in Transatlantico, per nulla intenzionato a fare marcia indietro rispetto a quanto detto e fatto ieri. Anzi, aggiunge: "Nell'inno di Mameli c'è anche scritto che i bambini italiani si chiamano 'balilla'".
PIOGGIA DI REAZIONI
L'Italia dei Valori sta valutando la possibilità di una mozione di sfiducia. Secondo il presidente dei senatori dell'Idv, Felice Belisario, "Bossi deve dimettersi, non può fare il ministro chi insulta prima la bandiera e poi l'inno".
Bossi, prosegue Belisario, è "inadeguato e deve andare a casa"; per questo "stiamo pensando a tutti gli strumenti parlamentari e valutiamo tutte le opportunità, anche la mozione di sfiducia". Secondo Antonio Di Pietro, in realtà l'obiettivo del Senatur è di "cancellare dall'informazione il suo appoggio alle leggi ad personam per Silvio Berlusconi". La Lega, prosegue Di Pietro, "deve alzare i toni per evitare che il suo elettorato capisca che il federalismo è una pistola scarica e che le promesse di una maggiore sicurezza sono state sacrificate alla sicurezza di non finire in carcere di Berlusconi".
Lorenzo Cesa (Udc) commenta: "Ora il dialogo è più difficile, Bossi dovrebbe scusarsi non solo con gli italiani ma anche con gli insegnanti perchè è una cosa inaccettabile quella che ha detto". Detto questo, però, secondo Cesa la mozione di sfiducia è «inutile perchè tanto in Parlamento non ci sono i numeri considerando la loro maggioranza parlamentare. E poi, non esasperiamo la situazione".
Per la maggioranza Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture, commenta: "Ci sono due Bossi: Bossi a Roma, all'interno del governo e collaborativo, e poi Bossi quando è in Padania. Per lui la campagna elettorale non finisce mai, questo è il problema" Ma il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, invita a non enfatizzare: "Se io riconosco in tante persone lo spirito democratico, lo riconosco sicuramente in Bossi. Credo che il linguaggio vada capito. Bossi ha un suo linguaggio particolare in occasione delle sue assemblee ma non ho mai visto in contrasto con le linee concordate programmatiche a livello governativo. Non enfatizzerei queste posizioni".
NAPOLITANO
Il presidente della Camera Gianfranco Fini è intervenuto in aula per censurare chi, soprattutto se ministro della Repubblica, pronuncia parole che offendono un sentimento anzionale che sta nell'Inno di Mameli. A palazzo Madama, poco dopo, il presidente del Senato Schifani ha sottolineato la sacralità dei simboli della patria e dell'unità dello stato invitando tutte le forze politiche ad abbassare i toni e a guardare, comunque, alla sostanza delle linee politiche al di là del linguaggio. Due interventi che, secondo quanto si è appreso in serata, hanno ottenuto l'apprezzamento del presidente della Repubblica: Napolitano ha apprezzato il "responsabile intervento del presidente della Camera" e il "fermo richiamo del presidente del Senato al rispetto dei simboli costitutivi dell'unità nazionale".
LA TELEFONATA CON BERLUSCONI
Nel Pdl lo derubricano a "temporale passeggero". Silvio Berlusconi, d'altra parte, è convinto che i rapporti con Umberto Bossi si siano addirittura rafforzati. Una telefonata serale tra i due, presenti il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il sottosegretario Paolo Bonaiuti, è servita a sugellare la "solidità" dell'alleanza con la Lega. E, secondo il premier, anche a far cadere l'opposizione nella trappola che essa stessa aveva cercato di costruire.
Secondo Berlusconi, infatti, il tentativo delle minoranze (Pd in testa) di fare leva sulle aperture del Carroccio in nome di riforme condivise per cercare di incrinare la maggioranza, dopo le polemiche delle ultime ore ha avuto semmai l'effetto di rinsaldare il governo: per il premier, infatti, Veltroni ha provato a mettere 'zizzania', ma si è soltanto illuso.
Anche per questo Berlusconi avrebbe scelto di rispondere con il silenzio alla chiamata in causa di Walter Veltroni. Mentre "doverosa" anche per ragioni di bon ton istituzionale, è stata considerata la presa di posizione dei presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, in difesa dell'unità nazionale e dei suoi simboli.
Il premier, d'altra parte, già in passato si era limitato a definire come "iperboli" e "metafore" troppo colorite che sarebbe meglio evitare le parole del Senatur: basta ricordare le "fucilate" bossiane pre elettorali. Anche quella volta il Pd con Veltroni chiese a Berlusconi una presa di posizione ufficiale e anche quella volta il presidente del Consiglio minimizzò: "Bossi si esprime per slogan, parla tante volte di fucili ma i fucili non ci sono". E anche quella volta definì i contrasti con la Lega "invenzioni dei giornali di sinistra".
Nella telefonata serale, inoltre, il presidente del Consiglio e Berlusconi avrebbero ribadito la necessità di portare avanti in autunno le riforme che stanno a cuore all'uno e all'altro: giustizia e federalismo. E deciso di creare una specie di coordinamento tra Pdl e Lega.
Il consiglio dei ministri ha dato l'ok al nuovo ddl. Le intercettazioni saranno possibili per reati con pena dai 10 anni, ma anche quelli contro la pubblica amministrazione