L'ex dirigente del Sisde, condannato a 10 anni per concorso esterno in associazine mafiosa, ora pensa a un'istanza al tribunale di sorveglianza perchè modifichi l'ordinanza emanata ieri
Roma, 25 luglio 2008 - Bruno Contrada ha lasciato il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere e da ieri è agli arresti domiciliari a Napoli, a casa della sorella Anna, ma non è soddisfatto della decisione del tribunale di sorveglianza: "O vado a casa mia a Palermo, da mia moglie, o ritorno in carcere", ha detto al suo avvocato Giuseppe Lipera.
"Se non mi concedono i domiciliari a Palermo, allora preferisco tornare in carcere - dice furioso l'ex 007 - Chiamo un taxi e mi ripresento a Santa Maria Capua Vetere". E ancora: "Il confino a casa di Anna, trasformata in una sorta di ospedale chiuso a ogni contatto, mi rende impossibile vedere mia moglie Adriana e i miei figli. Mia moglie è malata e i miei medici stanno a Palermo. Così non posso continuare. Tanto vale tornare in carcere".
Dopo 20 richieste di scarcerazione, 16 anni di processi e una condanna a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazine mafiosa iniziata a scontare dall'11 maggio 2007, il 77enne Contrada ha ora ottenuto i domiciliari.
I giudici del tribunale di sorveglianza Angelica di Giovanni e Daniela della Pietra, accogliendo il parere favorevole del procuratore generale, hanno concesso 6 mesi di arresti domiciliari a Contrada presso la casa della sorella a Napoli, per motivi di salute, ma ritenendolo ancora 'socialmente pericoloso', non hanno sospeso la pena.
E per l'ex dirigente del Sisde gli arresti domiciliari a casa della sorella Anna "sono un provvedimento peggiorativo, e ora chiede o il differimento della pena o la concessione dei domiciliari nella sua casa a Palermo", ha riferito l'avvocato Lipera, spiegando: "Contrada a Napoli non può vedere la moglie Adriana, malata che non può raggiungerlo, e i suoi due figli, che sono a mille chilometri e hanno casa, famiglia e lavoro. Non solo "tutti i medici di Contrada sono a Palermo e non a Napoli".
Le prossime mosse dei legali? Eccole: una istanza al tribunale di sorveglianza perchè modifichi l'ordinanza emanata ieri e, in contemporanea, un ricorso in cassazione contro quella stessa ordinanza. L'avvocato Giuseppe Lipera contesta la decisione del tribunale di sorveglianza che ha concesso all'ex funzionario del Sisde sei mesi ai domiciliari dalla sorella Anna per gravi motivi di salute.
"Da subito proporremo un'istanza al tribunale perchè modifichi in autotutela lo stesso provvedimento - dice - e nel contempo faremo ricorso in cassazione avverso l'ordinanza, dove c'è anche quella sull'ultima ordinanza del 3 aprile che rigettava le nostre istanze. Il 5 agosto si discuterà nella sezione feriale della corte suprema proprio questa ordinanza del 3 aprile ingiusta e illegittima, come dimostra l'ordinanza di ieri".
Lipera aggiunge che l'istanza di modifica potrebbe «rendere poco accettabile» l'ordinanza emessa ieri, se fosse accordato un permesso permanente a Contrada per recarsi dai medici.
Il consiglio dei ministri ha dato l'ok al nuovo ddl. Le intercettazioni saranno possibili per reati con pena dai 10 anni, ma anche quelli contro la pubblica amministrazione