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IL RAPPORTO

Fmi: "Terremoto da 1.400 miliardi di dollari"

La stima è significativamente più alta rispetto ai 945 miliardi attesi ad aprile e i 1.300 comunciati solo un paio di settimane fa

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New York Stock Exchange Roma, 7 ottobre 2008 - "Il terremoto senza precedenti" che ha investito i mercati di tutto il mondo costerà almeno 1.400 miliardi di dollari. La stima, "significativamente più alta" rispetto ai 945 miliardi attesi ad aprile e i 1.300 comunciati solo un paio di settimane fa, è del Fondo monetario internazionale che invita autorità e governi a studiare una risposta "coordinata" per riportare "ordine" e "fiducia" tra gli investitori. Senza un intervento "ampio, tempestivo e trasparente", avverte il 'Rapporto sulla stabilità finanziaria globalè (Gsfr), la turbolenza risulterà "costosa" per l'economia reale, per la quale è già ora previsto "un ulteriore rallentamento".

 

Lo studio dell'istituto di Washington sottolinea che alla fine del mese scorso le svalutazioni hanno toccato quota 760 miliardi di dollari, di cui 580 miliardi a carico di banche. Gli intermediari finanziari non bancari hanno accumulato perdite pari ad almeno 180 miliardi, mentre le assicurazioni hanno visto bruciare circa 100 miliardi. Altri 60 miliardi sono stati persi da hedge funds e 'altri operatori di mercato'. Le società pubbliche hanno proceduto a svalutazioni per 15 miliardi ma, secondo l'Fmi, alla fine della tempesta il loro 'rosso' non sarà inferiore a 115 miliardi.

 

Nel complesso, stima il Rapporto, è emerso finora soltanto il 55% delle perdite potenziali. E se la crisi dovesse peggiorare, il conto totale delle svalutazioni potrebbe aumentare di altri 80 miliardi. Con l'avvertenza che "il costo definitivo è altamente incerto in questo momento e molto dipenderà dalle politiche che saranno messe in atto".
Il Fondo calcola anche che per mantenere il settore privato del credito su un sentiero di crescita, "sebbene modesta", e rafforzare contemporaneamente i requisiti di capitale delle banche, gli istituti dovranno trovare sul mercato "circa 675 miliardi nei prossimi anni", cifra che si aggiunge ai 430 miliardi raccolti a partire dalla seconda metà del 2007. Si tratta, ammette il rapporto, di un'operazione "estremamente difficile" nelle attuali condizioni.

 

Di qui l'invito a considerare iniezioni di capitale pubblico negli istituti in maggiore difficoltà ma "in grado di sopravvivere" o meccanismi statali per rilevare le attività a rischio. E anche "le garanzie sui depositi", affermano gli esperti di Washington, "dovrebbero essere allargate oltre i normali limiti".

 

In generale, si legge ancora nel Rapporto, "soluzioni di mercato sono preferibili" e, proprio "se necessari, gli interventi di emergenza dei Governi dovrebbero essere temporanei e proteggere gli interessi dei contribuenti". Senza dimenticare il reale obiettivo di "medio termine", vale a dire "un sistema finanziario ristrutturato che sia solido, competitivo ed efficiente". La speranza è che "con l'economia globale attesa in iniziale recupero a partire dal 2009 e i prezzi delle case che cominciano a mostrare i primi segni di stabilizzazione", anche "gli utili delle banche e le prospettive per la raccolta di capitale possano migliorare".

 

Per ora, tuttavia, "lo scenario mostra che la crescita degli impieghi rallenterà bruscamente nel prossimo futuro", in linea con un quadro di vero e proprio "credit crunch". E "queste condizioni persisteranno probabilmente almeno per tutto l'anno prossimo se non più a lungo" Se i fantasmi più neri dovessero davvero materializzarsi gli Stati Uniti potrebbero registrare un crollo dei prestiti pari al 7,3% su base trimestrale annualizzata. Poco meglio andrebbe all'Europa, dove la frenata degli impieghi potrebbe toccare il 4,5%.

 

I rischi per l'economia reale sono enormi. E per questo, insiste il Fondo, bisogna agire subito. L'esperienza del passato dimostra che "n'azione immediata immediata e decisiva è necessaria per normalizzare i mercati e impedire la diffusione degli stress economici e finanziari". Per "fermare - e cominciare a invertire - la spirale negativa innescata tra mercati ed economia", rileva il 'Gsfr', "la strategia politica deve far fronte a tre questioni chiave, correlate tra loro: far ripartire il mercato dei capitali, ridurre l'incertezza sulle attività a rischio, migliorare la capitalizzazione delle aziende". Soltanto così, conclude il rapporto, "dal processo di ristrutturazione e 'deleveraging' potrà alla fine emergere un sistema finanziario più resistente".
 










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