Le 'Tre sorelle di Detroit', sull'orlo del collasso, chiedono un intervento del governo. Marchionne: "Potrebbe cambiare l’equilibrio nel Vecchio Continente". Montezemolo: "L’Europa non può rimanere con le mani in mano" GRAFICO Le vendite dei big dell'automobile
Roma, 19 novembre 2008 - L'industria americana dell'auto è sull'orlo del collasso. La situazione è talmente complicata che ieri i vertici delle 'Tre sorelle di Detroit' - Gm, Chrysler e Ford - hanno deciso di salire a Capitol Hill per chiedere aiuti d'emergenza. "La crisi economica in atto sta minacciando la nostra sopravvivenza", mette in guardia l’amministratore delegato di General Motors, Richard Wagoner, sottolineando come l’economia americana rischia un "catastrofico collasso" in caso di fallimento di una delle case automobilistiche a stelle e strisce. I danni per l’economia -rileva Wagoner - sarebbero "decisamente peggiori dell’aiuto di cui abbiamo bisogno. Non si tratta solo di salvare Detroit: si tratta di salvare l’economia statunitense".
Sulla stessa linea anche l'ad di Ford, Alan Mullaly, secondo il quale, ’il crollo di uno dei nostri concorrenti avrebbe un effetto devastante sull’insieme dei costruttori americani, dei fornitori di componentistica e dei concessionari". Mullaly, sottolineando che l’industria automobilistica americana "e’ molto interdipendente, in particolare i nostri fornitori, di cui il 90% sono comuni. Vi esorto a considerare la nostra richiesta di aiuto non come proveniente da tre società separatamente, ma da un’industria e da un’economia nel suo intero’’.
Ancora più allarmente è l'appello lanciato dal numero uno di Chrysler Robert Nardelli: "Senza un prestito immediato, il nostro livello di liquidità non è sufficiente per continuare a operare normalmente’’. Parole chiare come la richiesta: "C’è bisogno immediato di un finanziamento ponte’’. Nardelli propsetta anche la possibilità che il Governo entri come azionista.
La crisi rischia dunque di diventare sempre più profonda, anche perché sul piatto ci sono tre milioni di posti di lavoro. I democratici, comunque sembrano rendersene conto, tanto da aver presentato in Senato un piano di salvataggio: il progetto prevede aiuti finanziari per il settore ma il suo destino appare incerto vista la forte opposizione repubblicana e della Casa Bianca.
Il piano prevede 25 miliardi di dollari in prestiti a basso costo a General Motors, Ford e Chrysler dal fondo 700 miliardi di dollari del piano salva-banche. L'ipotesi trova però fermamente contrario il segretario al Tesoro Henry Paulson che ha ribadito ancora una volta la propria contrarietà. La partità perciò sembra ancora lontana dall'essere chiusa.
In Italia però c'è già chi ha alazato le antenne. Gli aiuti al settore auto "devono essere per tutti o per nessuno" perché viceversa "si creerebbe una interferenza che andrebbe a cambiare l’equilibrio industriale dei mercati, una cosa che Fiat non può accettare". Lo ha ribadito l’ad del Lingotto, Sergio Marchionne, intervenendo a un incontro tra rappresentanti dell’economia piemontese e dello Stato brasiliano di Minas Gerais. Marchione sottolinea che se il piano di salvataggio dell'auto in Usa venisse approvato "si andrebbe a cambiare l’equilibrio in Europa e sarebbe una cosa da capire bene, per questo la stiamo seguendo".
Sottolineando poi che "al governo non ho chiesto assolutamente nulla", Marchionne ha aggiunto "la Fiat in questo momento non si trova nella situazione di aver bisogno dello stesso tipo di appoggio degli americani. Capisco il discorso di Foster all’Opel ma se dovesse intervenire qualcuno per dare sostegno all’Opel in Europa sarebbe completamente impossibile escludere gli altri produttori, poi se la Fiat ne ha bisogno o meno è un altro discorso, in ogni caso se questi sostegni dovessero venire sarebbero apprezzati".
Sulla stessa linea di Marchionne anche il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo. "Quel che accadrebbe se rimanessimo immobili è un’alterazione delle regole della concorrenza che penalizzerebbe pesantemente l’industria del Vecchio Continente - afferma Montezemolo in un'intervista a Repubblica -. È necessario che l’Europa trovi una ricetta comune che serva da stimolo all’industria dell’automobile". "L’auto rappresenta una quota significativa del pil continentale soprattutto dei paesi-guida come la Germania, la Francia e l’Italia - prosegue l’ex numero uno di Confindustria - È chiaro che gli Usa andranno in questa direzione". "Se il governo Usa diventa il maggiore azionista di Gm, l’Europa non può rimanere con le mani in mano", conclude Montezemolo, ma va evitato che i governi europei procedano in ordine sparso: "Nel mercato europeo, sempre più mercato domestico per tutti i costruttori del Vecchio Continente, l’aiuto deve essere uniforme. In caso contrario l’incentivo rischia di trasformarsi in privilegio".